Dietro alcuni dei vini che hanno cambiato la storia dell’enologia italiana c’era lui. Franco Bernabei, tra i più grandi enologi del Paese e protagonista del Rinascimento del vino italiano, è morto prematuramente lasciando un’eredità immensa fatta di visione, rigore e bottiglie diventate iconiche.
Proveniente da una famiglia di importatori, commercianti di vino ed albergatori della zona dei Colli Euganei, si laurea in viticoltura ed enologia all’Università di Padova, e nel 1974 approda in Toscana, una terra che diventerà la sua seconda patria.
Se scorriamo la lista dei più famosi vini della regione nella maggior parte di questi troveremo la sua firma. Dopo aver lavorato per la Ruffino, infatti, abbraccia tra i primi la carriera di consulente, inanellando un successo dopo l’altro. Citiamo solo tre celebri etichette per darvi un’idea della sua straordinaria competenza e delle doti di visione ed immaginazione che hanno sempre contraddistinto – accanto al rigore scientifico – la sua carriera: Il Chianti Rufina Vigneto Bucerchiale Riserva della fattoria di Selvapiana, il Flaccianello della Pieve della Fontodi e il Fontalloro della fattoria di Felsina, che proprio pochi giorni fa ha festeggiato la sua quarantesima annata.
I grandi vini firmati da Franco Bernabei sono stati profondamente innovativi per la lettura attenta dei diversi terroir e dei suoi vitigni autoctoni, di cui è riuscito a dare un’interpretazione moderna ed intensa che ha appassionato il mondo degli appassionati. Definirlo uno specialista del sangiovese è sicuramente riduttivo, dato che ha operato in moltissime regioni con risultati sempre brillanti, che fosse Puglia o Lazio, Umbria o Friuli, Romagna, Veneto, Sicilia o Sardegna poco importa.
Un’opera di valorizzazione che ha fatto emergere aziende, denominazioni e vitigni autoctoni di pregio dovunque. Cuore della sua attività di consulenza il laboratorio di Enoproject a Greve in Chianti, creato con la moglie Daniela, dove collaborano i figli Marco e Matteo, anch’essi enologi. Non si contano i riconoscimenti che ha ottenuto – e non solo da noi – in carriera. Con Franco se ne va un pezzo della storia enologica italiana, un protagonista della stagione epica del Rinascimento e della creazione dei Supertuscan, ma la sua eredità è in mani salde. Ci mancheranno gli accesi dibattiti che hanno animato il nostro rapporto professionale, che si chiudevano immancabilmente con una risata ed un brindisi.
Ci stringiamo alla famiglia in questo difficile momento. Che la terra ti sia lieve, Franco.
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