L'allarme

"Una bottiglia di vino su cinque oggi viene declassata: così crolla il valore". L'allarme di Unione italiana vini

Dalla sua assemblea nazionale, l'associazione vitivinicola torna a chiedere di fare scelte coraggiose per tagliare la produzione: "L'immobilismo sta impattando sul valore come dimostrano i prezzi dello sfuso"

  • 08 Luglio, 2026
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«Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione». Dall’Assemblea nazionale di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi torna a chiedere scelte coraggiose per tagliare la produzione vitivinicola, a partire dalla riduzione delle rese fino ad arrivare allo stop ai nuovi impianti tramite autorizzazioni, come già ribadito nei mesi scorsi con l’adozione di un pacchetto di proposte da portare al Tavolo vino.

«Nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia da 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile – ha proseguito – È il momento di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose, anche se impopolari, perché l’immobilismo sta già costando al settore molto più di qualsiasi intervento di riequilibrio: l’iperproduzione sta impattando su valore e redditività lungo tutta la filiera».

Il fenomeno del declassamento vini

In particolare, c’è una parola che turba l’assetto vitivinicolo nazionale: riclassificazione. Che tradotto significa, declassare il vino ad una categoria inferiore: da Docg a Doc, da Doc a Igt o a vino comune. Il meccanismo è semplice e ha lo scopo di movimentare le giacenze verso la categoria più facilmente collocabile sul mercato, quella del vino comune, con una strategia di contenimento danni che, come rovescio della medaglia, continua ad abbassare l’asticella del valore.


Ne sono un termometro i prezzi dello sfuso che, come rileva l’Osservatorio Uiv, nei primi cinque mesi dell’anno sono scesi del 6% per i Dop, del 7% per gli Igp e del 14,4% per i vini comuni, destinatari del 75% dei declassamenti e maglia nera con una media di 54 centesimi al litro.

Troppo vino invenduto nelle cantine italiane

La strada delle cause di questo fenomeno riporta alle giacenze in cantina. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv nonostante le tre vendemmie light tra il 2023 e il 2025, a maggio gli stock in cantina – tra vino e mosti – hanno superato i 53 milioni di ettolitri (a +7,3% sul dato di maggio 2025), l’equivalente di un’intera vendemmia ferma in cantina che marca il livello di giacenze più alto dal 2022 (eredità però di un raccolto extra-large da quasi 50 milioni di ettolitri).
Il tutto in un contesto che vede i consumi appiattirsi sia a livello nazionale (-2% il dato Gdo gennaio-maggio 2026 rispetto al corrispondente periodo del 2025) sia internazionale (il consuntivo dell’export nel primo trimestre segna -4% a volume e -8,3% a valore).

L’impatto dei declassamenti sul valore del vino

Da qui l’allarme lanciato da Unione italiana vini, attraverso il suo segretario generale Paolo Castelletti: «La produzione va programmata in funzione del mercato. Abbiamo riscontrato che oggi una bottiglia su cinque viene declassata, ed è una pratica che rischia di innescare un effetto a valanga: il vino scende di categoria, i volumi si accumulano alla base della piramide qualitativa e ad essere travolti sono i prezzi. Sotto il peso di un’offerta eccessiva si è già eroso più di mezzo miliardo di euro di valore potenziale annuo».

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv, ogni atto di cambio di registro porta infatti con sé una decurtazione sul valore iniziale, che per i vini Dop è equivalente a 364 milioni di euro (il 10%) e per gli Igp a 152 milioni (il 14%), per un totale generale di 516 milioni di euro in meno, pari all’11%.

 

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