Sospendere i nuovi impianti viticoli attraverso il nuovo Pacchetto vino, fare un’analisi approfondita delle giacenze, mettere in piedi una strategia di lungo periodo. Così il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare, che si è riunito nei giorni scorsi a Roma, col presidente Cristian Maretti, il responsabile politico del settore Claudio Biondi, la responsabile operativa della filiera vitivinicola, Valentina Sourin, la direttrice generale, Sara Guidelli, e i rappresentanti delle cantine cooperative sul territorio nazionale. Gli squilibri tra domanda e offerta e gli stock preoccupano anche alla luce dell’instabilità internazionale, sostiene il sindacato, che interviene nel dibattito di cui si è occupato il settimanale TreBicchieri del Gambero Rosso del 5 marzo scorso.
«Dalle cooperative vitivinicole – ha dichiarato Maretti – è emersa con forza la richiesta di sospendere le autorizzazioni per nuovi impianti vitati. Ogni anno, l’attuale sistema comporta la possibilità di impiantare quasi 7mila ettari di vigneto. Alla luce della possibilità introdotta dal Pacchetto vino di portare le concessioni anche allo 0%, il Coordinamento ritiene urgente valutare una sospensione temporanea per evitare di aumentare ulteriormente l’offerta in una fase di mercato già segnata da possibili squilibri tra domanda e produzione».

Il controllo del potenziale viticolo è tra gli argomenti centrali. Secondo Legacoop, non basta diminuire le rese dei vini da tavola: «Il tema sollevato in maniera ricorrente della riduzione indiscriminata delle rese dei vini generici – rileva polemicamente Maretti anche in riferimento alla discussione aperta sul caso dell’Abruzzo, che ha chiesto di riportare dagli attuali 300 a 400 quintali/ettaro la resa dei vini comuni – è inopportuno e soprattutto fuorviante rispetto all’individuazione di soluzione efficaci ai problemi attuali del settore».
Secondo il sindacato, il problema non sta nella produzione dei vini comuni. Il sindacato cooperativo chiede piuttosto di poter disporre di un quadro più dettagliato delle giacenze. La situazione, è emerso al tavolo del coordinamento, è molto diversificata per categorie di prodotto, tipologie e territori. «Il mercato non è unico ma composto da segmenti differenti, con dinamiche e destinazioni molto diverse tra loro. Tutte le soluzioni che non tengono conto di tale dettaglio appaiono a nostro avviso superficiali e inefficaci», ha sottolineato Maretti.

Oltre al ruolo di Regioni e Consorzi di tutela nella gestione del potenziale produttivo, occorre per Legacoop pensare a misure di crisi come la distillazione e l’estirpazione: «Il coordinamento non esclude il ricorso alle misure emergenziali previste dal Pacchetto vino per quegli areali o denominazioni in condizioni di difficoltà strutturale». Altra criticità delle cantine è una crescente mancanza di liquidità, capace di incidere sugli investimenti, sulla promozione e su numerosi aspetti operativi: «C’è necessità di un’erogazione in tempi certi e congruità di risorse pubbliche, collegate alle graduatorie di bandi di vario genere: un canale di potenziale liquidità importante per le imprese, costrette a subire troppo spesso ritardi e rallentamenti di tipo burocratico nella possibilità di percepire risorse legittime».
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