L'armonia del disordine e della distruzione di Rachel Bee Porter

26 Set 2014, 14:30 | a cura di Valentina Guttuso
Ancora una riflessione sull'immagine del cibo e la sua rappresentazione, stavolta indagando nella bellezza celata nella frantumazione di una creazione. Così le tavole imbandite di Rachel Bee Porter sovvertono l'estetica impeccabile del cibo, per cercare nuove armonie.
Pubblicità

Quella di Rachel Bee Porter è una fotografia dei contrasti. Nata e cresciuta in Pensilvania, nei suoi scatti indaga da sempre il rapporto tra cibo e resa estetica. In questa serie, The Joy of Cooking,la fotografa si confronta con rappresentazioni di tavole imbandite disfatte, disordinate, ormai solo un ricordo di sontuosi banchetti elegantemente curati. Eppure risulta difficile non trovare un’armonia in queste composizioni che seppur distrutte risultano golose, forse aiutate anche dalle didascalie che di volta in volta elencano le pietanze presenti sulle tovaglie ricamate come fossero intonse portate di un menù di ristorante. In questo modo cibi sbriciolati, bevande versate sulla tovaglia, creme sgocciolanti assumono nuova vita, nuova dignità.
La sua è una ricerca continua di quei piccoli particolari che la fotografa ama scompigliare, mettere in disordine per raggiungere un risultato di nuovo ordine, nuovi equilibri.
Accadeva già in Fallen, serie che racconta la fine di torte curate e variopinte, forse torte di compleanno, cadute sul pavimento e ormai distrutte a terra. Qui l’eleganza della forma è ancora percepibile ma disfatta, esattamente come succede in Wall Flowersdove su eleganti pareti adornate da carta da parati ogni volta diversa, le protagoniste sono macchie sporche che solo grazie alle didascalie si scopre essere golosi resti di Pumpkin Pie, Cherry Pie o Coconut Cream Pie. E se la dedizione verso il particolare diviene quasi concettuale nei suoi grembiuli ghiacciati della serie Subzero, in Remnants dove le macchie di cioccolato sono ricamate su grembiulini delicati il confine tra concetto di rammendo e decorazione risulta labile.
Mi piace sovvertire quel delicato trompe l’oeil artigianale, retaggio della fotografia commerciale. Così corrompo le strategie domestiche, utilizzando gli insegnamenti che ho imparato per cucinare desserts elaborati per poi distruggerli e fotografare le conseguenze. Mischiando creazione e distruzione esploro la realtà nascosta al di sotto della vernice patinata”.

a cura di Valentina Guttuso

Per leggere il primo articolo della nostra indagine sulrapporto tra arte e cibo. Paddy Mergui: l'altra faccia del food design clicca qui
Per leggere il secondo articolo della nostra indagine sulrapporto tra arte e cibo. Recycled Beauty: lo still life di Laurie Frankel e Diane Gatterdam clicca qui
Per leggere il terzo articolo della nostra indagine sulrapporto tra arte e cibo. Beth Galtone e Charlotte Omnès: il cibo come strumento d'arte clicca qui
Per leggere il quarto articolo della nostra indagine sulrapporto tra arte e cibo. L’arte della carta (e dell'inganno) di Fideli Sundqvist clicca qui
Per leggere il quinto articolo della nostra indagine sul rapporto tra arte e cibo. Dan Bannino: l'insostenibile bellezza della dieta clicca qui
Per leggere il sesto articolo della nostra indagine sul rapporto tra arte e cibo. Marc Trujullo: l'estetica del fast food clicca qui
Per leggere il settimo articolo della nostra indagine sul rapporto tra arte e cibo. Accostamenti surreali firmati Rene Mesman clicca qui
Per leggere l'ottavo articolo della nostra indagine sul rapporto tra arte e cibo. Architetture golose firmate Matthias Borowski clicca qui
Per leggere il nono articolo della nostra indagine sul rapporto tra arte e cibo. I menu sartoriali di Anna Lomax e Victoria Ling clicca qui

cross linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram
X
X