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Giovedì bryndzové halušky. Stiamo parlando di un piatto simbolo della cucina slovacca: gli gnocchi. Più facili da preparare che da scrivere. Se la dovranno vedere in una sfida avvincente contro gli gnocchi alla romana apparsi, ad onor del vero, leggermente sottotono nelle ultime uscite. Vist

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a la situazione di classifica c’è poco da scherzare: dentro o fuori dal menu mondiale.

A Roma

Sono la specialità di tutte le nonne laziali. Una tradizione che sta andando perduta, un motivo in più per tifare Italia. Meritano un’altra chance gli gnocchi alla romana, ne siamo convinti. La ricetta non è particolarmente complessa. Il protagonista assoluto è il semolino; il sapore lo dà il burro. Come attori non protagonisti recitano il latte e il parmigiano. La preparazione è in apparenza semplice. Eppure è facilissimo commettere errori.
Un minuto in più di cottura, la dimensione dello gnocco, la qualità del latte: dettagli che solo l’esperienza sa tradurre con successo.
Gnocchi più pesanti di Blanco, il giocatore più grasso del mondiale? Facile trovarseli davanti.
Secchi come biscotti? Fantastici nel tè delle 6.
Ma quando la nonna è in giornata sono splendidi: semplici, saporiti, una bontà.
Un piccolo segreto consiste nel cospargere alcuni fiocchetti di burro tra gli strati di gnocchi prima d’infornare la teglia (N.B. devono essere serviti ancora fumanti). Appena dorati esternamente e soffici dentro; una spolverata di parmigiano a freddo ed il piatto è pronto.
La forma dello gnocco – attenti a sbagliare – deve essere quella del classico dischetto di rigore.
Perché la tradizione l’invoca proprio di giovedì? Fonti storiche sostengono cha la ricorrenza sarebbe spiegata dalla necessità nel calendario cristiano di avere un piatto elaborato e sostanzioso che anticipi quello di magro del venerdì.
Soddisfatta questa piccola curiosità passiamo agli accostamenti. Da bere abbiamo scelto un Frascati Superiore: un abbinamento a Km 0. Dopo gli gnocchi alla romana, un buon espresso è proprio quel che ci vuole.

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A Bratislava

Sono il piatto nazionale slovacco, la pietanza che Marek Hamsik e compagni sognano di servirci fredda a fine partita. Gli “halusky” equivalgono ai nostri gnocchi di patate figli di un incontro d’amore con la farina. Generalmente sono più piccoli rispetto alla versione nostrana. La “bryndza” è invece il tipico formaggio di pecora che accompagna la ricetta.
Il valore aggiunto, come il burro per la versione romana, è la croccante dadolata di pancetta fritta a coprire.
Per mantecare il piatto si fa ampio uso di latte che lega e stempera il sapore del formaggio. C’è un ingrediente opzionale: una manciata di delicati crauti.
Il piatto, come avrete notato, è ricco e molto saporito. Viene solitamente servito assieme alla Zincica, una bevanda “alla spina” ottenuta dal siero del latte di pecora.
Al posto del bicchiere, riceverete una crpák, caratteristica  tazza di legno sul cui manico sono solitamente ripresi temi pastorali. Se i bryndzové halušky dovessero essere finiti, un’ipotesi che scongiuriamo, optate per i “pirohy”, una sorta di ravioli con l’onnipresente formaggio di pecora (bryndza) o, nella versione dolce, ripieni con marmellata e conditi con semi di papavero e noci tritate.
Per coloro che sono a dieta sconsigliamo di ordinare la Kapustnica, una sobria minestra di crauti e salsicce.
Veniamo alla carta dei vini della Slovacchia. Di tutto rispetto.
Tra i bianchi spiccano il Rizling Vlassky, il Ranfol Bianco (Veltiner) e il Sylvaner Verde; tra i rossi il Portugalske Modrè e l’ottimo Frankovka. Migliorabile il caffè, sempre buono lo slivovitz: un’acquavite derivata dalla fermentazione di prugne. Tra le novità più interessanti segnaliamo la borovicka, una grappa di ginepro ideale come digestivo.

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Lorenzo Ruggeri
23/06/2010