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L'imboscata è pronta: achtung, Argentina! Si sfidano due culture geograficamente, calcisticamente e gastronomicamente parlando agli antipodi: Germania e Argentina. 

La cucina tedesca
, più multiculturale che mai, porta in tavoli sapori decisi e ben strutturati.
I sudamericani

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strong> rispondono con un tango di fantasia, creatività e tanta carne.
Chi vince arriva in semifinale: la porta d’accesso per sognare la finale.

Gli autori della cucina tedesca stanno cambiando. Non si chiamano più Lothar, Franz o Heinz. Sono stati rimpiazzati da Jerome, Sami, Miroslav, Jeronimo e Mesut, l’interprete più geniale.
Influenze e sapori polacchi, ghanesi, brasiliani e turchi s’integrano alla perfezione in una brigata che offre un bel calcio e mostra un grande spirito di squadra, il fondamento della nazionale tedesca. A beneficiarne è la qualità della cucina che attinge da più tradizioni e ricette.
Il minimo comune denominatore? Bier und Bratwust. Sfatiamo subito un falso mito. I tedeschi non sono i più grandi consumatori di birra del pianeta. Sono preceduti da belgi e cechi. In ogni caso, si difendono egregiamente: il consumo pro capite è di appena 115 litri l’anno.
In occasione dei mondiali i tifosi attentano le riserve nazionali della bevanda dorata, in casi estremi interviene anche la protezione civile. Una simpatica usanza ordina di buttare giù uno shot di schnaps, un’acquavite, ad ogni gol realizzato dalla Germania. Per il resto della partita, con un lungo prepartita e post, si beve rigorosamente birra. Una pilsner va benissimo.
Veniamo al wurstel: wurst in tedesco significa insaccato. Una precisazione: hanno completamente un altro sapore rispetto a ciò che si trova in Italia. Un po’ come mangiare la pizza in Germania: sconsigliato! Che siano Wiener (viennese, abbastanza corto) o Frankfurter (di Francoforte e di forma più lunga) sono terribilmente buoni, gustosi, unici nel loro genere. Il weisswurst, a base di vitello, maiale e prezzemolo, si mangia col Brezen, tipico pane a forma di abbraccio.
E poi il currywurst, deliziosi bocconcini di maiale  ricoperti da un blend di ketchup e curry. Innaffiate con abbondante birra. In alternativa un Blauburgunder, il Pinot nero teutonico.
Nessun dubbio sul vino finale: uno splendido Riesling Trockenberauslese. Dalla Mosella arriva uno dei migliori bianchi del mondo.

Prendete un italiano e togliete quel poco di rigore che tiene: siete di fronte a uno chef argentino.
A colazione mangia pane, passione e orgoglio. La sera, quando chiude i fornelli, si concede un tango. Gli stereotipi e le basi per il bel gioco sono gettate. Se poi l’executive chef si chiama Diego Armando Maradona, vestito ad ogni match come il giorno del suo matrimonio, non c’è il rischio di annoiarsi.
In patria, per la cronaca, El Pibe de Oro rappresenta la seconda religione ufficiale. Per addentrarci tra i sapori sudamericani, c’immergiamo nel rito dell’asado, l’arrosto più famoso del mondiale. Accendiamo la radio e ci sintonizziamo sulle onde della musica argentina. Prepariamo il fuoco, scambiamo un commento sulla finale della Copa Libertadores e stappiamo nell’attesa una Quilmes, la birra argentina più bevuta.
I tagli che abbiamo a disposizione sono a dir poco invitanti: il bife de chorizo (il controfiletto), l’ojo de bife (l’entrecote centrale) e il bife de lomo (il filetto). Una certezza: è la carne di manzo più buona che abbiamo mai gustato. Sarà l’effetto delle sterminate Pampas?
Dalla brace arrivano nel nostro piatto anche entrañas e achuras (le interiora) e profumate salsicce, chorrizos. Manca solo il Cordero patagonico, croccanti costolette d’agnello.
A fine cottura condiamo con il chimichurri: olio, aceto e limone. Il nostro salmoriglio.
I tempi dell’asado sono lunghi, familiarizziamo con i nostri commensali bevendo un buon Malbec, ottimo abbinamento. A chi preferisce il bianco, serviamo il Torrontes, un vitigno autoctono coltivato nelle due zone più vocate: Mendoza e San Juan.
Il pasto è terminato, sono le 16. Comincia la partita.

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Chi vincerà? L’oracolo, il polpo Paul, s’è già espresso
p.s. Se siete a Buones Aires, non potete mancare il ristorante Cabanas Las Lilas a Puerto Madero. L’ ojo de Bife, per restare in tema, è mondiale.

Lorenzo Ruggeri e Indra Galbo
02/07/2010