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Abu Dhabi non vuole essere solo petrolio ma anche arte e cultura gastronomia. Architetti e designers stanno costruendo lì una sede del Guggenheim e del Louvre. Presto aprirà anche la New York University. Il piccolo Emirato punta alla leadership tra i 7 Emirati (tra questi vi &egrav

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e; anche Dubai invischiato però in una grave crisi finanziaria) lavorando sull’immagine di nuova elegante destinazione turistica. Sta infatti giocando la carta del lusso ma in chiave diversa dalla vicina Dubai: non sfarzo bensì eleganza, raffinatezza, elitismo culturale.

 

In questo quadro viene calata la carta dell’alta cucina. Per il secondo anno consecutivo, dal 5 al 19 febbraio, Abu Dhabi ospiterà un evento gastronomico di grande caratura, il Gourmet Abu Dhabi 2010. L’evento porterà nel piccolo Emirato chef stellati e celebrità del pianeta cibo, dagli italiani Loretta Fanella, Andrea Berton (nella foto) e Alfonso Iaccarino ai francesi Alain Passard e Regis Marcon, ai giapponesi Masayasu Yonemura e Roy Yamaguchi, all’americano Charlie Trotter’s al londinese Claude Bosi. Una chance dunque di affermarsi anche come destinazione gastronomica. Ne abbiamo parlato con Ahmed Hussein, Deputy Director General, dell’Authority del Turismo di Abu Dhabi (ADTA)

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D. I congressi gastronomici si svolgono ormai in ogni continente. Perché portare ad Abu Dhabi un evento gastronomico così importante?

R. Il nostro obiettivo è trasformare Abu Dhabi nella destinazione gastronomica preferita in Medio Oriente.

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D. L’alta cucina è un elemento essenziale della vacanza di lusso. Chiamando a raccolta alcuni dei migliori chef del mondo pensate di poter attirare una fascia di turismo up-market?

R. Questa è sempre stata la nostra vocazione ma esiste un motivo ulteriore: portando qui l’eccellenza della gastronomia mondiale pensiamo anche di far crescere il livello della nostra offerta. Gli chef che fanno parte di questo evento possono insegnarci moltissimo. Speriamo anche che l’interesse degli chef verso le suggestioni che possono venire dalla nostra cucina siano poi integrabili nel loro modo di cucinare. Insomma, vorremmo seminare non solo dalla nostra parte ma anche nel resto del mondo.

D. Che tipo di pubblico vi aspettate: locale o internazionale?

R. Per noi locale significa l’intera area del Golfo e degli Emirati. Non è poco. Però, senz’altro può essere un elemento di forte attrattiva per un pubblico internazionale particolarmente motivato a seguire performances culinarie al top.

D. Gli Emirati possono contare su una loro cucina tradizionale? Ma soprattutto ci sono tentativi, come si sta notando per esempio nei Paesi Scandinavi, di valorizzare, grazie a tecniche moderne, anche cucine non particolarmente ricche di ingredienti autoctoni?

R. No, direi che ancora non è il nostro caso. Esiste sì una cucina di tradizione ma questa deve ancora evolvere verso forme moderne di consapevolezza. Questo potrebbe però succedere man mano che gli Emirati saranno coinvolti sulla scena culinaria internazionale.

D. C’è una generazione di giovani chef locali che sta crescendo? O a lavorare nei vostri grandi alberghi sono soprattutto chef stranieri?

R. Speriamo che eventi come questi stimolino anche i nostri giovani a intraprendere queste professioni facendo intravvedere loro le possibilità che offrono in termini di status.

D. Nel vostro paese quali sono le cucine internazionali preferite?

R. Gli arabi in generale amano la cucina levantina ma anche la francese e l’italiana hanno una forte popolarità. Gli Emirati e e gli arabi del Golfo preferiscono però la loro propria cucina e apprezzano anche l’indiana. La cucina continentale francesizzante sta crescendo in popolarità. Gli stranieri che abitano negli Emirati sono i più avventurosi e per questo in Abu Dhabi ci sono un gran numero di ristoranti e di cucine.

di Raffaella Prandi e Linda Davidson

 

11/01/2010