Il mese di ottobre coincide nel settore enogastronomico con l’uscita di molte fra le maggiori guide italiane.

 

Tutte quelle dedicate al vino, e, a parte la Michelin, anche tutte quelle dei ristoranti. Sarà interessante vedere quest’anno cosa proporranno, visto il momento generale e una crisi che, se mostra

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qualche segno di cedimento, ancora incide in modo profondo sull’economia reale.

 

Piero Antinori in un recente convegno ha sostenuto che i grandi brand del vino tengono, e che i numeri sono simili a quelli dello scorso anno. È sicuramente un sospiro di sollievo.

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Da un’altra parte Fausto Peratoner, direttore di La Vis, una delle maggiori cooperative vitivinicole trentine, afferma che il prezzo delle uve quest’anno è calato del 40% e che se continuerà così, fra un paio d’anni l’abbandono dei vigneti sarà ineluttabile. Intanto si vocifera di movimenti vari, di aziende anche importanti in vendita, e via così.

 

Nel mondo della ristorazione, che a volte si perde in discussioni un po’ elitarie, sembra aprirsi sempre di più una forbice fra i locali sperimentali, dove alcuni chef creativi inventano cucine futuribili, cone Alajmo, Scabin, Uliassi o giovani come Esposito, Pisciotta o Vinciguerra, esprimendosi con talento e grande sensibilità, e moltissimi altri dove la cucina regionale ben eseguita va a rappresentare e a sostenere dei tasselli d’identità locale che, evidentemente, passano anche attraverso la cucina tradizionale, e non solo con le richieste di insegnare i dialetti nelle scuole.

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Il tutto, però, con la sempre maggiore consapevolezza che le follie economiche di anni passati sono ormai un ricordo e neanche tanto bello, aggiungerei.

 

Credo proprio che le guide si dovranno confrontare con questi temi, dovranno interpretarli, analizzarli, dare le loro conclusioni. Attraverso un punteggio, ma non solo. Sarebbe meglio con una serie di ragionamenti, recuperando quel ruolo di critica e di capacità di distinguere che dovrebbe essere il senso autentico del loro ruolo.

 

Di certo una cosa va sottolineata. Il rapporto concreto e di servizio che dovrà essere rinforzato con i lettori.

 

Noi scriviamo per loro, e non possiamo pensare neanche per un attimo di poter sopravvivere semplicemente rapportandoci a chef o a produttori di vino ed entrando in tematiche troppo specifiche per poter uscire da un settore minuscolo qual è quello degli addetti ai lavori.