Le Città del vino
Il 14 maggio a Bomporto, nel cuore della zona a Doc del Lambrusco di Sorbara, si è svolto un convegno dal titolo non particolarmente esemplificativo di "Vino e paesaggio", organizzato dal Comune e dall’Associazione Città del Vino.

Se non ci fossi andato, avrei pensato

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, come tutti, che si sarebbe parlato di tematiche pesaggistiche, di architettura, di questioni, insomma, che non avevano un grande impatto sul comparto vitivinicolo.

Invece, con mia somma sorpresa, gli interventi che si sono succeduti hanno avuto come aspetto centrale quello della proposta che le Città del Vino hanno elaborato per i Piani di Sviluppo Comunali, i cosiddetti PSC.

In breve, circa 600 città, tante sono quelle cha fanno parte dell’Associazione, ed i loro rispettivi consigli comunali, tenteranno di elaborare i loro piani regolatori tenendo presente le linee guida suggerite dall’Associazione. Ponendo così in primo piano l’attività vitivinicola, ed agricola in genere, al fine di salvaguardare sicuramente le peculiarità paesaggistiche, ma soprattutto quelle legate agli aspetti produttivi.

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Tanto per chiarire ancora, le infrastrutture dovranno tenere conto di questo, le strade, gli edifici, dovranno essere costruiti nel rispetto della viticoltura, e persino le aree dedicate ai parchi fotovoltaici, ad esempio, dovranno essere ricavate nelle zone meno valide per la produzione, identificate sulla scorta di vere zonazione atte a determinarle con precisione.

Il Comune di Bomporto ha già realizzato il suo piano, e lo ha presentato nell’ambito del convegno. Ma se nei prossimi anni gran parte delle Città del Vino adottassero analoghi comportamenti noi assisteremmo ad una vera rivoluzione nel “modus operandi” di un significativo numero di comuni italiani, teso alla concreta salvaguardia delle migliori aree agricole nazionali.

Come non essere sinceramente dalla parte dei seicento sindaci che si stanno impegnando per raggiungere un risultato così ambizioso?

E come non notare che in un mondo di chiacchiere, almeno in questo caso, ed in modo assolutamente trasversale rispetto alla politica, le Città del Vino stiano dando un esempio concreto di come le amministrazioni possano lavorare in modo concreto e lungimirante? E non aggiungo altro.

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