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Affascinanti siti archeologici, suggestivi luoghi biblici, bianche spiagge affacciate sul Mar Rosso. Un viaggio in Giordania è tutto questo ma anche di più. Seguendo il corso del Giordano e la sua fertile valle, si scoprono moderni locali e piccoli villaggi che nascondono insospettabili tesori, lussuosi resort e an

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tichi castelli crociati. Per poi ascoltare il silenzio nel deserto del Wadi Rum che il leggendario Lawrence d’Arabia definì “immenso, echeggiante, divino”.

 

Narra Sherazade ne Le Mille e Una Notte, di “miele di Siria, cotogne ottomane, pesche di Amman, gelsomino di Aleppo, nenufar di Damasco, cetrioli del Nilo”.

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Della florida terra un tempo nota come “Mezzaluna Fertile” la Giordania – la cui capitale è appunto Amman – è una delle più accoglienti per i turisti che non si fanno fermare dall’incerta situazione mediorientale.
Stretto tra Iraq, Siria, Arabia Saudita, Israele e Territori Palestinesi, il piccolo Regno Hashemita del Giordano – oggi guidato da Abdullah II, sposato all’affascinante regina Rania – è relativamente tranquillo dal punto di vista politico e della sicurezza, e fa di tutto per mantenere un equilibrio interno che giovi anche al turismo: il visto d’ingresso si ottiene facilmente all’arrivo, e la Giordania è uno dei pochi paesi del mondo arabo che non pone vincoli per il superamento dei confini con la vicina Israele (e viceversa).
L’attrattiva più nota è senz’altro Petra, l’affascinante città funeraria scavata nella roccia, votata una delle “Sette Meraviglie del mondo moderno”.

I Nabatei, tribù araba nomade che nel VI secolo a.C stabilì qui la base dei suoi floridi commerci, consideravano la vita ultraterrena assai più importante (e senz’altro più lunga) di quella terrena: pur abitando al di fuori del sito in alloggi spartani in quello che oggi è il villaggio di Wadi Musa, impiegarono tutte le loro energie per costruire magnifiche tombe e monumenti consacrati ai loro numerosi dei.

Chiamata anche “città perduta”, Petra giacque dimenticata tra la sabbia fino a quando, nel 1812, non fu riscoperta dall’avventuroso viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt.

Percorrendo il Siq – una stretta gola lunga oltre un chilometro scavata tra le ripide pareti di roccia rosa – si ammirano  tombe di nobili e gente comune, templi e raffigurazioni sacre. Dopo aver attraversato la parte più stretta e buia della gola, si resta senza fiato all’improvvisa apparizione del Khazneh (il Tesoro), la grandiosa facciata della tomba reale decorata come un tempio greco, civiltà profondamente ammirata dai Nabatei.

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Ma le sorprese non finiscono qui: inoltrandosi ancora, un’interminabile scalinata che si arrampica sulle rocce (ma potrete sempre scegliere di prendere un “taxi”, ossia un cammello o un asino) conduce all’altra, superba tomba chiamata Il Monastero (Ad-Deir) che ripaga, insieme allo spettacolare panorama, della scarpinata. 

 

Ci sono anche altre località meno conosciute che vale la pena visitare durante un soggiorno giordano.
È il caso di Jerash, uno dei maggiori e meglio conservati siti romani al di fuori dell’Italia. A nord di Amman, verso il confine con la Siria, l’antica Gerasa (una delle città che in epoca romana formava la Decapoli, associazione commerciale e politica tra importanti centri ben collegati fra loro) conserva bellissimi resti come l’imponente teatro, l’ampio foro dalla forma ovale circondato da un suggestivo colonnato e il tempio di di Artemide, che soprattutto al tramonto offrono uno spettacolo davvero emozionante.
Amman è una città dalla doppia faccia: caotica e trafficatissima come qualsiasi metropoli occidentale – anche i tassisti locali hanno difficoltà a orientarsi tra le strade che cambiano spesso nome, e i principali punti di riferimento sono le grandi rotonde numerate – si estende su sette colli e ha ancora una suggestiva zona antica chiamata La Cittadella, complesso fortificato circondato da mura che racchiudono il bel Palazzo degli Omayyadi.

Le strade circostanti rimandano l’immagine di una città araba tradizionale, con palazzi un po’ fatiscenti, semplici ristorantini di specialità locali – l’hoummus di ceci e sesamo, il maqlube (o “sottosopra”, una ciotola di riso pressato, poi sformato e ricoperto da carne o verdure), il mensaf (agnello marinato nello yogurt e servito con riso), la kunafa, dolce ripieno di formaggio e coperto di sciroppo – e caffè popolati esclusivamente da uomini intenti a fumare il narghilé.
Spostandosi verso i nuovi quartieri residenziali della West Amman, però, si trovano eleganti ristoranti di cucina internazionale o tradizionale e moderni locali come il supertrendy Blue Fig Cafè, meta preferita di giovani giordani (uomini e donne) per l’aperitivo o il dopocena. È questo il volto più moderno della capitale.
Allontanandosi dalla città, ci si reimmerge in un paesaggio rurale fatto di vigneti e distese di ulivi – che in Giordania, una delle patrie storiche di questa coltura, sono considerati alla stregua di alberi sacri – piccoli villaggi e antichi castelli crociati.

Diversi sono anche i siti biblici, come il Monte Nebo da cui Mosè contemplò la Terra Promessa che non riuscì mai a raggiungere: oltre ai bei mosaici, da qui si gode un fantastico panorama sulla valle del Giordano, in cui si scorge l’oasi di Gerico e, oltre le montagne, s’immagina la città di Gerusalemme.
Procedendo lungo la cosiddetta Strada dei Re percorsa in passato da esuli israeliti, cavalieri crociati e pellegrini cristiani e musulmani, merita una sosta Madaba, tranquilla cittadina che nasconde un piccolo tesoro: il mosaico conservato nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, che riproduce una cartina dell’intera area con i principali luoghi biblici.
Parallela alla Strada dei Re corre la Dead Sea Higway, che costeggia il Mar Morto.

Massima depressione terrestre – arriva a circa 400 metri sotto il livello del mare, ma il livello dell’acqua scende sempre di più a causa del progressivo esaurimento del Giordano – è un lago in cui l’altissima concentrazione di sali e minerali causa il singolare effetto di galleggiamento: le sue acque hanno notevoli proprietà, ma è difficile resisterci per più di pochi minuti.

Meglio concedersi qualche trattamento a base di fanghi nei lussuosi resort della zona, che ospitano anche alcuni dei più rinomati ristoranti della Giordania, ben quotati dalla Grumpy Gourmet, guida gastronomica legata alla rivista Living Well, che offre uno dei migliori punti di osservazione sulla società e la cultura giordana contemporanea.

Ogni anno i Grumpy Gourmet Awards premiano i migliori indirizzi di Giordania e Libano, altro paese dal vivace panorama gastronomico. Poco più a Sud, la Riserva Naturale di Dana è uno spettacolare sistema di canyon che vanno dalla Rift Valley (attraversata da Mosé lungo il tragitto verso il Monte Nebo) fino al Wadi Araba. Inabissandosi da oltre 1600 metri di altitudine fino a meno 228, la valle conserva un ricchissimo patrimonio biologico che va dalla tipica vegetazione mediterranea a quella desertica, oggi messo in pericolo dalla sempre più drammatica siccità.

Da qui, seguendo il Giordano, si arriva ad Aqaba, località affacciata sul Mar Rosso che aspira a fare concorrenza alle più note destinazioni egiziane per il turismo internazionale e le immersioni subacquee. Per ora molti complessi turistici sono ancora in costruzione, ma affacciati sulla bella spiaggia ci sono simpatici ristoranti e attrezzati centri per il diving. Ma all’interno vi aspettano ancora le due principali “meraviglie” giordane.

Nel deserto rosso del Wadi Rum, che fu lo scenario delle leggendarie imprese di Lawrence D’Arabia, le sinuose dune di sabbia si alternano agli imponenti jebel disegnati dal vento creando impressionanti archi naturali.

Rinunciando a qualche comodità, potrete vivere l’emozione di trascorrere una notte nel deserto nei ben attrezzati campi tendati, assaggiando specialità beduine come la carne cotta nello zerb, forno tradizionale interrato sotto la sabbia (niente paura, non troverete nemmeno un granello nella vostra cena!), bevendo il tè attorno al fuoco e, al risveglio, facendo colazione con il tipico khobz (pane non lievitato) con olio e zaatar, mix a base di timo e sesamo.

Infine, lasciate come ultima tappa Petra: un po’ perché così conserverete più a lungo l’emozione della visita, e un po’ perché dopo di lei ogni cosa sembrerà, inevitabilmente, minore.

 

di Luciana Squadrilli