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Saranno autentici capolavori dell'arte del bere bene ed etichette pregiate i protagonisti della mostra “I vini dell’Imperatrice. La cantina di Joséphine alla Malmaison (1800-1814)” che si terrà fino al 27 febbraio presso il Museo Napoleonico. Ma non solo: sarà anche un viaggio di scope

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rta degli usi della nobiltà francese attraverso la vita privata di un personaggio di grande raffinatezza e cultura, Josephine de Beauharnais, prima moglie di Napoleone, ritiratasi dopo il divorzio dall’Imperatore nel castello di Malmaison fino alla propria morte nel 1814.

Amante del lusso e dell’ostentazione, l’ex imperatrice conosceva l’arte del buon bere e sapeva come trattare con ogni riguardo i suoi ospiti, avvolgendoli nel lusso e nella cura del dettaglio. Per questo aveva arredato il suo palazzo con ogni vezzo e comodità e, soprattutto, aveva progettato una cantina ed un servizio per il vino impeccabili.

Una Cave fuori dal comune – come afferma il Sovraintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, Umberto Broccoli –, che raccoglieva calici per champagne, bicchieri e flutes ornati d’oro, cristalleria di alta classe, liste di vini d’epoca, targhette di porcellana di Bordeaux, Porto, Vin de Luinel e, soprattutto, bottiglie pregiate, riemersi dalla lettura dell’inventario redatto nel 1814 dopo la morte dell’imperatrice Joséphine, che descrive minuziosamente il contenuto della cantina della Malmaison.

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Donna di grande fascino ed intelligenza, Joséphine sapeva che per far colpo su diplomatici e rappresentanti dell’alta società, c’era bisogno di una cantina ampia, curata ed eclettica e, a Parigi, non mancavano certo intendenti e coppieri che la potessero utilmente consigliare.

In soli quattordici anni, l’ex imperatrice riuscì quindi a costruire una delle migliori collezioni di bottiglie del suo tempo: oltre 13.000 bottiglie, che spaziavano di regione in regione, dal Bordeaux, alla Borgogna, alla Champagne e alla Languedoc-Roussillon, senza trascurare eccellenze iberiche e nostrane, come il Picolit, il vermouth e il rosolio. Nella lista, persino vini liquorosi provenienti dal Mediterraneo, dall’Atlantico, dal Reno e dall’Ungheria, senza trascurare Rum e liquori della Martinica (paese natale di Joséphine), che l’imperatrice faceva servire ai suoi ospiti in punch esotici molto apprezzati.

Una cantina che anticipava la moda, lanciando il consumo del Bordeaux, allora ancora molto raro nella capitale, a cui di norma veniva preferito il Borgogna, in particolare lo Chambertin. Sarà, infatti, necessario aspettare il Secondo Impero e soprattutto la Terza Repubblica perché questa tendenza si imponga definitivamente, per rimanere inalterata fino ai nostri giorni.

Il professore Jean-Robert Pitte analizza come Joséphine costituisse un’eccezione nel suo ambiente: a differenza delle altre donne della sua epoca, che erano solite bere ragionevoli quantità di vino, Joséphine non aveva bisogno di vino per essere elegante e frizzante né per cedere ai trasporti d’amore. Tuttavia, conosceva le buone maniere del suo ambiente e soprattutto sapeva come il vino di qualità potesse unirsi a cibi squisiti in un armonioso connubio.

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Dall’imperatrice si beveva molto e molto bene e si aveva cura di abbinare i vini alle pietanze servite. Era l’epoca in cui al servizio à la française a buffet iniziava a sostituirsi il pasto “alla russa”, costituito da una successione gerarchica di piatti. Una combinazione di elementi che concorreva a rendere una cena da Joséphine una festa dello spirito e dei sensi.

Un amore per il lusso e l’ostentazione che Joséphine si concesse ben oltre le possibilità di reddito di cui godette nei suoi anni da ex Imperatrice e che l’accompagnò sino alla tomba, con un monumento funebre in marmo di Carrara nell’Eglise Saint-Pierre et Saint-Paul di Rueil.

Vezzi ed eccessi raccontati in una splendida mostra che, dopo la tappa parigina e quella svizzera, sarà ospitata presso il Museo Napoleonico di Roma dal 25 novembre 2010 al 27 febbraio 2011. La mostra vuole anche analizzare l’evoluzione, in epoca imperiale, della produzione vinicola e della sua commercializzazione grazie ai progressi dell’industria vetraria che incidono soprattutto sul perfezionamento della forma delle bottiglie.

Oltre 148 oggetti legati alla cultura del bere e documenti provenienti da collezioni pubbliche e private, che evidenziano le trasformazioni cui andarono incontro le produzioni di cristalleria, le tecniche di imbottigliamento e di etichettatura durante la prima metà del XIX secolo e fino all’alba del Secondo Impero.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale – Museo Napoleonico ed è realizzata in collaborazione con la Réunion des musées nationaux, il Musée national des Châteaux de Malmaison et Bois – Préau e il Musée Napoléon Thurgovie, château et parc d’Arenenberg, è a cura di Maria Elisa Tittoni e Giulia Gorgone, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

di Flavia Rendina
25/11/10