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Il metodo classico è l'arte della cuvée, un fatto abbastanza consueto per lo Chardonnay, base di infiniti Blanc de Blancs, in Champagne e nel mondo. Ma quando si tratta di Pinot Nero la scelta si restringe parecchio. Esistono però due zone spumantistiche nel mondo dove il pinot nero è davver

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o di casa ed è addirittura la varietà più importante. Una è nella Champagne: la Montagna di Reims. L’altra, sorprendentemente, è in Italia. È l’Oltrepò Pavese.

La Champagne è, senza dubbio, l’esempio più importante, se consideriamo che il suo territorio vitato, poco più di 33mila ettari, è dedicato per il 39% al pinot nero e per il 32% al pinot meunier, sempre nero. Pur restando lo chardonnay, con il 29%, l’uva di riferimento, secondo l’idea francese il pinot nero costituisce la colonna portante di un grande metodo classico destinato a durare e ad evolvere positivamente con gli anni.

Altra storia in Oltrepò Pavese dove, con circa 3.000 ettari vitati, che la collocano immediatamente a ridosso di Borgogna e Champagne, il pinot nero è la base di uno spumante metodo classico da uve pinot nero che ha ottenuto nel 2007 la Docg: il Cruasé.

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Nel Gambero Rosso di dicembre Marco Sabellico ci guiderà alla scoperta del più difficile ed aristocratico dei vitigni, il Pinot Nero, capace di regalare grandissimi rossi e da sempre un ingrediente fondamentale nel mondo delle bollicine metodo classico. Un viaggio alla scoperta di terroir, produttori e grandi vini.

26/11/10