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Il 10 dicembre a Hong Kong grande degustazione dei vini Tre bicchieri. Accompagnati da Gambero Rosso, un centinaio di etichette potranno essere gustate dai soci del più prestigioso club della città e dagli operatori di settore. L'appuntamento è per le 3.pm al The Dynasty

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Club (South West Tower | Convention Plaza, 1 Harbour Road, Wanchai). Intanto il presidente di Gambero Rosso Paolo Cuccia ha incontrato nei giorni scorsi a New Delhi e Bombay in India le rappresentanze diplomatiche italiane e alcuni operatori del settore del food&beverage.

India splendente per la sua crescita e per le sue millenarie tradizioni. Ma splendente anche per l’inossidabile ottimismo della sua ampia e giovane popolazione, come tende a sottolineare il nuovo ambasciatore italiano a Delhi Giacomo San Felice di Monforte. Ma il futuro potrebbe riservare positive evoluzioni anche per i vini italiani se nel corso del 2011 l’India sottoscriverà con l’Europa un nuovo accordo di free trade.

Nelle attese del nostro ambasciatore dovrebbe, tra l’altro, vedere una forte diminuzione delle accise statali specie per i vini di più alta qualità’ e prezzo. In sostanza il Paese indiano accetterebbe di aprire il mercato a quei prodotti che non disturbano la giovane produzione vinicola locale.

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I consumi di vino sono agli albori. L’addetto commerciale Gianluca Brusco precisa che “il consumo totale raggiunge a mala pena 1,5 milioni di casse contro gli oltre 150 milioni sia di birra che di whisky”.

Sono forse proprio le potenti lobby di questi settori a rallentare lo sviluppo del vino che comunque di anno
in anno cresce.

 


Subash Arora
(qui sopra), un noto industriale che ha da tempo avviato, per passione, la Indian Wine Academy e che parla perfettamente la nostra lingua, prevede “grande fortuna per molti dei nostri 3 bicchieri alla luce delle evoluzioni normative e della potente simpatia degli indiani verso la cucina italiana e l’Italia”.

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Dinamiche positive confermate dai dati dell’ambasciata che pongono l’Italia al secondo posto in europa dopo la Gran Bretagna in termini di visti sia in ingresso che in uscita.

Ed in effetti l’India assomiglia molto al nostro paese qualche anno fa anche se il divario tende a scomparire , anzi ad invertirsi, riscontrando l’evoluzione delle loro infrastrutture (avevamo il ricordo degli aeroporti di Delhi e Mumbay tre anni fa in uno stato di grande confusione e povertà’ e li abbiamo ritrovati in condizioni nettamente migliori dei nostri e di molti altri scali europei). Oltre il vino gli indiani cominciano ad apprezzare la qualità del nostro olio.

Il marchio Leonardo è oggi il preferito dal mercato. E’ prodotto e imbottigliato in Puglia dalla famiglia Dania, a capo di una conglomerata che va dal cemento alla finanza. E’ tale la confidenza di questi imprenditori che hanno voluto che la figlia prediletta – Himani –  studiasse la nostra lingua.

I consumi sono bassi (4000 tonnellate ) ma crescono a doppia cifra percentuale con picchi dell’80%  se si tratta di oli leggeri che non coprono i sapori della cucina locale a cui gli indiani continuano ad essere affezionati.

La cucina italiana è, per molte ragioni, oggi la più ambita dalle classi elevate. Non è solo una moda: i contenuti di carboidrati e la base di vegetali fanno dei nostri piatti un sistema dietetico non del tutto dissimile dalle loro abitudini. “E’ per questo che gli chef italiani hanno in molti casi preso il posto dei francesi”, spiega Devenda Bambra, Executive vice president della prestigiosa catena indiana Oberoi che ha arruolato due esperti del nostro paese “prestati” da Robert Wirth dell’Hotel Hassler di Roma.

Da parte sua la Camera di Commercio italo-indiana, guidata dal segretario generale Sergio Sgambato coglie con entusiasmo il progetto di viaggi nell’enogastronomia italiana sviluppato recentemente da Gambero Rosso con i Viaggi dell’Elefante, il tour operator italiano più noto e rispettato in India in quanto da decenni educa i turisti del nostro paese ai percorsi ed alla cultura indiana.

Sgambato conferma “il crescente interesse dei turisti indiani, con elevata cultura e capacita’ di spesa, di ricercare esperienze più’ ampie e profonde nel nostro paese”.

Numerose fiere e mercati del food internazionale si susseguono nelle principali città’ a conferma del desiderio delle classi emergenti locali di confrontarsi con nuove espressioni culinarie.

A Mumbai Farzana Berham ha in corso la ottava edizione del suo Uppercrust Food Show e rileva che a fronte delle positive aspettative degli indiani e la continua crescita di chef locali formatisi in Italia l’offerta di nostri prodotti e’ ancora decisamente inferiore a quella di altri paesi europei – Spagna in primis !- e USA.

Molte luci quindi all’orizzonte per i nostri produttori di qualità se sapranno organizzarsi e puntare con prodotti eccellenti ai consumatori più’ preparati e consapevoli.

C.P.
6/12/2010