Viva la campagna


Felicità, non sei in città, viva la campagna…” cantava tanti anni fa Nino Ferrer. E sembra proprio che a distanza di diversi decenni gli italiani stiano iniziando a dargli ragione. La notizia arriva dall’ufficio stampa della Coldiretti e ci inform

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a che la vendita diretta dei generi alimentari è aumentata in un anno del 55%. Non solo, ma che ormai il 17% dei nostri connazionali compra ormai normalmente con il sistema della cosiddetta filiera corta.

Sono dati impressionanti, coinvolgono circa 10 milioni di consumatori, e la tendenza è in netta crescita. Questo significa che schiere di persone vanno a fare la spesa in campagna, direttamente dai coltivatori, oppure nei tanti “farmer’s market” che ormai pullulano nel nostro paese, anche nelle grandi città.

Lo fanno perché ritengono, quasi sempre a ragione, che andare a visitare i produttori possa essere una garanzia in più, oltre che un divertimento. Si determinano rapporti umani diretti, si fanno imparare molte cose ai propri figli piccoli, che in città non sanno neanche com’è fatta una gallina e forse pensano che le api parlino e portino mutande a strisce come l’Ape Maja.

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Si fa una gita in campagna, a respirare un’aria che dovrebbe essere migliore di quella condizionata dei grandi centri commerciali. Ma dietro tutto questo c’è anche un’esigenza di autenticità, delle “buone cose di una volta”, e soprattutto di valori veri. Un segno dei tempi, evidentemente, dietro il quale però potrebbero anche nascondersi furbacchioni e millantatori.

Sarebbe bene, quindi, che le grandi associazioni dell’agroalimentare italiano, Coldiretti e Confagricoltura in primis, controllino loro, innanzi tutto, la qualità dell’offerta dei loro soci per la vendita diretta, rilasciando degli attestati e pubblicando gli elenchi.

Sarebbe un servizio per il pubblico, un’ottima pubblicità per le sigle e un esempio di autocertificazione efficace, una volta tanto. In parte già avviene, nei mercatini ad esempio, o per l’olio extravergine d’oliva. Ma estendere la cosa a tutti i livelli potrebbe essere positivo.

In fin dei conti la migliore grande distribuzione ha sistemi di controllo molto efficace e spesso un livello di qualità del tutto corretto. Passione e umanità vanno benissimo, sia chiaro, ma un po’ più di garanzie, soprattutto davanti a un fenomeno così massiccio, non sarebbe affatto male.

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di Daniele Cernilli
dicembre 2010