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Resta al centro della futura politica di qualita' europea il principio della difesa dei prodotti alimentari ad alto valore: quelli che sono riusciti a conquistare nell'Ue il riconoscimento di Denominazione e Indicazioni geografica protetta (Dop e Igp).

Primi tra tutti i prodotti italiani che, nonostante l'elevata qualita', in un periodo d

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i crisi economica devono confrontarsi con l’aumento della richiesta di alimenti a basso costo.

E’ quanto emerge dal documento sui nuovi orientamenti per portare ossigeno ai prodotti alimentari europei grazie ad un rafforzamento della politica di qualita’, che la commissaria Ue all’agricoltura Mariann Fischer Boel, presentera’ il 28 maggio. 

Il documento solleva interrogativi e riserve, pur confermando aperture soprattutto in materia di etichettatura.

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Al riguardo Bruxelles suggerisce che dovrebbe diventare obbligatoria l’indicazione in etichetta del luogo di coltivazione dei prodotti agricoli Ue.
Riserve invece, emergono sul modo in cui il documento suggerisce di semplificare la normativa sulle Dop e Igp, in quanto c’e’ chi teme un stravolgimento del sistema invece di uno snellimento delle procedure.

Un solo esempio: il suggerimento di sopprimere la categoria delle Specialita’ tradizionali alimentari garantite nell’Ue – come la mozzarella – sembra non piacere ad un numero consistente di Stati membri.

L’idea di Bruxelles e’ anche di consolidare in un unico sistema le Dop e Igp per vino, prodotti agricoli e generi alimentari, oltre a lasciare liberi i paesi di far ricorso a termini come ”prodotto di montagna” o ”a bassa emissione di carbonio”.

La loro gestione verrebbe assicurata dal Comitato di normalizzazione europeo gia’ competente per le norme industriali.

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Sul fronte internazionale poi, il testo ribadisce con forza la volonta’ di accrescere la protezione dei prodotti Ue nei paesi terzi via la Wto ma anche tramite accordi bilaterali.

Ancora oggi la commissaria Fischer Boel, in missione a Pechino, ha sollevato questo tema con i colleghi cinesi.

Il confronto ministeriale sul documento di orientamenti avverra’ pero’ in un clima di incertezza. In primo luogo i tempi rischiano di essere lunghi in quanto, dopo gli orientamenti, la proposta ufficiale dell’Esecutivo Ue e’ attesa solo il prossimo anno, elaborata dalla futura Commissione europea di cui Fischer Boel potrebbe non far piu’ parte. Nel contempo pero’ la Repubblica Ceca, attuale presidente dell’Ue, chiede al Consiglio Ue di mettere a punto entro giugno, fine del loro mandato, delle conclusioni politiche su un documento che i singoli paesi avranno poco tempo per valutare, con il rischio di ingessare gia’ da ora il futuro negoziato ministeriale.