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Un unico luogo di origine, il Monte Tre Croci, appena 22 produttori, per una produzione totale di 60.000 bottiglie. Da mezzo litro per giunta. Numeri da fiaba che ben raccontano questa realtà poco conosciuta in provincia di Bergamo. Stiamo parlando del Moscato di Scanzo, un vino di origine antichissima, ad oggi la Docg pi

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ù piccola d’Italia.

Un vino che ha un’anima e una storia tutta da raccontare. E’ quanto emerso dal primo convegno organizzato dal Consorzio del Moscato di Scanzo; un’occasione per approfondire tutto ciò che ruota attorno a questo vino di nicchia, ottenuto grazie a rese bassissime e un lavoro prettamente manuale.

“Le prime fonti storiche attestano una produzione locale di moscatello a Scanzorosciate già dal I secolo a.c.“, spiega Walter Polese, consigliere nazionale Onav. Nel Medioevo il moscato era già considerato un bene di valore, oggetto di contesa tra Guelfi e Ghibellini e ricercata preda di ladri e barbari. Una ghiera a bottiglia: era invece questo il prezzo che il moscato spuntava sul mercato londinese ai primi dell’Ottocento.

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Tutto nasce da vigne terrazzate sul monte Tre Croci e attorno alle sue pendici; si tratta di una formazione calcareo marnosa i cui affioramenti assumono un colore grigio plumbeo molto simile a quello lunare. E’ il mito del “sas de lüna“, con cui i cavatori bergamaschi erano soliti chiamare questo tipo di roccia. Questa particolarità del terreno si traduce in un vino ricchissimo in minerali e in un’alta acidità totale che rinfresca una beva molto piacevole. Il vino è un moscato rosso passito che sa unire spiccate note di frutti neri e spezie, un’elevata gradazione alcolica, senza mai essere stucchevolmente dolce. Unico nel suo genere.

“Il valore commerciale medio di una bottiglia di Scanzo – ci spiega Giacomo De Toma, presidente del Consorzio – si aggira intorno ai 28 euro franco-cantina. E’ il prezzo minimo, considerate le spese che i viticoltori sono costretti ad affrontare“. “Il turismo enogastronomico, e quindi la valorizzazione delle proprie eccellenze, sono sempre più il volano per lo sviluppo del territorio”, sottolinea l’assessore al turismo della Provincia di Bergamo Giorgio Bonazzoli, che ha ricordato come il vicinissimo Aeroporto di Orio al Serio, il terzo per traffico nazionale, rappresenti una grandissima opportunità.

Il progetto per riportare in auge il Moscato di Scanzo prevede anche un percorso di mappatura genetica, che porterà a breve all’identificazione del Dna di questo prezioso vitigno a bacca rossa. Amministrazione comunale, Provincia e Regione sosterranno il Consorzio nella sua opera di promozione che sarà rivolta anche ai mercati esteri, con un occhio di riguardo per i consumatori statunitensi.

L’unità d’intenti è ben chiara, così come l’orgoglio e la passione contagiosa di molti viticoltori per cui la produzione di Moscato, pur non rappresentando l’unica forma di guadagno, è un simbolo identitario incredibilmente radicato. Alcuni produttori di giorno sono industriali, avvocati; per loro la vigna è un luogo dove si può ancora sognare. Non a caso si sono affidati al nuovo presidente del Consorzio Giacomo De Toma. Di professione pilota.

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di Lorenzo Ruggeri
15/11/10