[caption id="attachment_84724" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2009/09/232871_web.jpeg[/caption]

Cabreo il Borgo è uno dei giganti rossi da uve e tecnologie che si sono imposti proprio per il legame profondo col terroir. A partire dal nome che identifica il vigneto da cui proviene l'uva.

 

Forse qualcuno li ha dati per morti troppo presto. Certo, le tendenze recenti sembravano lasciare poche chance

Pubblicità

s ai Supertuscan, figli del bel tempo andato, di tecniche messe in discussione, di uve dal suono straniero: cabernet sauvignon su tutte, anche se accompagnate dai tratti familiari e antichi del sangiovese.

 

Tutto troppo obsoleto e stantio per i tradizionalisti dell’ultim’ora, come se alcuni di quei rossi non siano già parte integrante della memoria enologica di questo paese.

Pubblicità

 

Come sempre succede alle innovazioni di successo, capaci di andare oltre la moda del momento. Sta di fatto che questi vini rivoluzionari, nati per superare dei disciplinari limitanti e rincorrere la miglior qualità possibile, sembrano in realtà tutt’altro che anacronistici specie quando vengono messi alla prova del tempo, mostrando spesso un’identità territoriale e un fascino che va oltre le tecniche, i vitigni e gli stessi preconcetti dei degustatori. 

Cabreo il Borgo è tra questi: un vino che prima di tutto racconta il territorio chiantigiano, esaltato dall’idea di una famiglia, quella dei Folonari, capace di leggere e prevedere gli eventi a dispetto della sua storia vinicola ultracentenaria.

 

Pubblicità

O forse proprio grazie a quella.

 

«Era la fine degli anni ’70 e la mia famiglia voleva lanciare la sfida ai grandi vini internazionali – racconta Giovanni FolonariUna sfida portata avanti uscendo dalle secche di un disciplinare inadeguato, come era quello del Chianti Classico, e auto imponendoci delle regole molto più rigide rispetto a quelle di qualunque legge esistente.

Riflettemmo molto anche sul nome del nuovo vino, sull’opportunità di legarlo alla grande azienda di famiglia, Ruffino. Cosa che facemmo e che servì a veicolare rapidamente la nuova etichetta, ma che forse l’ha anche un po’ penalizzata in termini di immagine specialmente sui mercati internazionali dove quel marchio era associato a numeri e grandi dimensioni». 

 

Il nome Cabreo, tratto dalle vecchie mappe catastali, seguito da Il Borgo, parla invece del legame col territorio. Niente divagazioni eccessivamente fantasiose o stravaganti, ma la voglia di mettere la zona d’origine in primo piano: quel Borgo di Montefioralle nei cui pressi si trova la vigna di sangiovese (in prevalenza) e cabernet, da sempre alchemica combinazione di questo rosso dal cuore chiantigiano. 

 

Da quassù, a circa 300 metri d’altezza, lo sguardo domina la cittadina di Greve e i terreni fanno registrare una scarsa presenza d’argilla e una certa ricchezza di sassi e calcare (galestro e alberese).

 

Terre piuttosto profonde, però, a garanzia di un certo equilibrio idrico e buone strutture. Tutto pronto, dunque, il nuovo vino viene alla luce nel 1985 quando sul mercato arriva il frutto della vendemmia ’82. È il primo capitolo di una favola con più di un lieto fine.

Del resto, quella che lega i Folonari al vino è storia antica, che muove i primi passi nel ’700: nel 1825 nasce il marchio Fratelli Folonari nel 1825, poi viene acquisita la Ruffino, cantina che si farà conoscere già nel 1912 per il Chianti venduto nei fiaschi impagliati.

 

«In famiglia occuparsi di vino era naturale – ricorda Ambrogio Folonarii discorsi di mio padre, di mio nonno, e dei mie zii finivano sempre su questo tema. Però nessuno mi ha mai obbligato».

 

Ecco allora il giovane Ambrogio trasferirsi da Brescia a Firenze, dove nel ’49 si iscrive alla facoltà di Agraria. Perché la famiglia aveva interessi in Toscana, ma anche perché in quell’ateneo c’era già una certa attenzione verso settore vitivinicolo. Laurea in tasca, comincia una lunga e graduale carriera nelle aziende di famiglia, a cominciare da Puglia e Toscana, fino alla separazione del gruppo, arrivata nel 2000.

 

Ambrogio, spinto dall’entusiasmo e dalla voglia di rinnovamento manifestata dal figlio Giovanni, decide che è il momento di lasciare la Ruffino per intraprendere un nuovo progetto. Scelta sofferta, che segna però la nascita di un nuovo marchio, le Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari, una costellazione di vigneti disseminati nei più vocati e rappresentativi territori della Toscana, e non solo: Cabreo, Nozzole e Conti Spalletti in Chianti Classico, Campo al Mare a Bolgheri, Vigne a Porrona in Maremma,  Torcalvano Gracciano a Montepulciano, La Fuga a Montalcino, fino alla depandace friulana Ronco dei Folo.

 

Tutte condotte con l’antico spirito di famiglia, che, come ama ripetere Ambrogio, rappresenta la continuità e la tradizione: due concetti che nel regno di Bacco vino fanno la differenza. 

Antonio Boco

N.B. Nel Gambero Rosso in edicola troverete tutte le schede della Verticale dal 1985 al 2006 con il punteggio in centesimi. Nello stesso articolo vi presentiamo anche l’altro storico Supertuscan dell’azienda…

 

 

30/09/2009