[caption id="attachment_85249" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2009/10/234001_web.jpeg[/caption]

Dai produttori italiani un messaggio d’amore (e di speranza) in bottiglia per aiutare a ripartire chi, con coraggio, riaprirà il proprio locale entro un anno nella città abruzzese ferita al cuore dal sisma.

 Si aderisce al progetto inviando un messaggio con il proprio impegno all’indirizzo e-mail de

Pubblicità

l Banco: [email protected]
   

Dal terremoto del 6 aprile, a L’Aquila, oltre 300 locali connessi con il mondo del cibo, del vino, e in generale del gusto, hanno chiuso traumaticamente battenti.

 

Pubblicità

Nel centro storico, ormai tristemente designato come “zona rossa”, riaprire non sarà possibile per lungo tempo, se non per rade, puntiformi eccezioni. Molti esercenti, anche di locali importanti, segnalati e/o premiati dalla Guide nazionali, non hanno neppure ancora potuto recuperare attrezzature e stigliature superstiti. E per molti di loro il terremoto ha significato la perdita defintiva di uno dei fulcri più preziosi della loro attività: la cantina, la dotazione di bottiglie conservate nel locale. In alcuni casi, anche svariate migliaia.

 

Ciò nonostante, coraggiosi esercenti stanno ora, a sei mesi dal disastro, provando a ripartire. Qualcuno (Antica Posta, Elodia, Gran Caffè del Corso) lo ha già, in qualche modo, fatto. Altri (Vinalia, Evoè e vari altri) si apprestano a farlo. C’è chi ha scelto sedi alternative, ma non lontane dal cuore della città, o comunque da quella originaria. Altri stanno “migrando” di alcuni chilometri, verso le aree di nuovo insediamento dove stanno via via sorgendo i nuclei abitativi previsti dal piano della Protezione Civile, o lungo le vie di comunicazione.

 

Pubblicità

L’idea del Piccolo Banco Solidale del Vino nasce per aiutare questi coraggiosi gestori aquilani a ripartire. Chiede, per poter esistere e svolgere la sua “missione”, 12 bottglie di contributo (6 + 6 di due tipologie a scelta dell’azienda) da ciascun produttore di buona volontà che vorrà aderire all’iniziativa.

 

E chiede altresì che la provvigione (pochi euro, al massimo poche decine) relativa ad esse venga pagate al distributore-agente-rappresentante di zona come se fossero state vendute.

 

Questa ulteriore prova di solidarietà consentirà al tessuto intero che vive e ruota attorno al vino e al cibo di nutrire una speranza concreta e armoniosa di sopravvivenza.

 

Secondo il progetto ideato da Antonio Paolini, giornalista economico ed enogastronomico aquilano, pur se da tempo domiciliato per motivi di lavoro a Roma, i vini donati, stoccati in un magazzino individuato di conserva con le autorità cittadine (Comune e Provincia), saranno assegnati in lotti proporzionali alle perdite subite causa sisma ai gestori che si apprestano a riaprire battenti o lo faranno entro il 2010.

 

A quantificare le assegnazioni in base alla disponibilità materiale e al criterio di equità su indicato sarà un Comitato di Saggi formato dai corrispondenti e/o ispettori in zona delle principali Guide nazionali, insieme a esponenti delle categorie professionali coinvolte (ristoratori, horeca in genere) e uno delle istituzioni garanti.

 

Da lì, una volta raccolto un congruo numero di adesioni, saranno diramate le istruzioni pratiche  per la spedizione.

 

Al progetto hanno già aderito, oltre a varie decine di produttori a titolo personale, i Consorzi del Sagrantino di Montefalco e di Soave.            
Attendiamo ora molti altri sì… 

 

19/10/2009