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LA STORICA RICHIESTA LANCIATA DA COLLE DON BOSCO DURANTE LA RASSEGNA GOLOSARIA

Don Bosco patrono dei vignaioli italiani: questa è la richiesta che i sindaci del Monferrato e i vignaioli piemontesi hanno lanciato domenica 15 marzo da Colle Don Bosco nell'ambito di Golosaria, la rassegna di cultura e gusto del Club Papillon.

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n centinaio di produttori e amministratori del territorio astigiano e piemontese si sono riuniti per richiedere con forte convinzione questo riconoscimento.

“Sono rimasto colpito – dichiara il giornalista Paolo Massobrio che ha organizzato il convegno – dalla massiccia presenza che testimonia la sentita esigenza di come in Don Bosco si riconosca un simbolo dell’operosità del vignaiolo. La sua biografia è costellata dall’attenzione alle problematiche del lavoro nella campagna come è emerso dalle testimonianze documentarie illustrate durante il convegno”.

Nella biografia del Santo si parla infatti di un libro intitolato “L’enologo italiano”: un piccolo volume, pare scritto verso la fine del 1844, in cui si spiegavano in modo semplice e divulgativo la coltura della vite, le condizioni di una buona cantina, la preparazione di botti e tini e come produrre vino.

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Ma la passione di Don Bosco per questo argomento trapela anche dalle testimonianze di vecchi vitivinicoltori della zona di Chieri, oltre che dai suoi scritti pubblicati sul “Galantuomo”, editato nella collana mensile “Le letture cattoliche”. Proprio in uno dei suoi articoli del 1857 si evince: “Il vino fa bene, se buono e bevuto con discrezione; l’eccesso nel bere abbrevia la vita ed è causa infausta di guai e di miseria per tante famiglie”.

La passione di Don Bosco per i campi e le vigne proviene dalla sua vita trascorsa in campagna e dal lavoro che il papà Francesco faceva ai Becchi. La biografia del Santo segnala poi che a soli 12 anni custodiva mucche e faceva il vignaiolo a Moncucco e, a questo proposto, si narra ancora oggi di come la vigna che lavorò alla Cascina Moglia, abbia resistito più a lungo di altre alla mallattia della filossera e del fatto che il suo vino venne donato ancora a Giovanni Paolo II durante la visita del secolo scorso.

Fu invece la vigna del fratello Giuseppe la dote necessaria per essere ordinato sacerdote, come richiedeva la consuetudine ecclesiastica. Non a caso dunque, nelle vigne del Monferrato, Don Bosco portò spesso i suoi ragazzi a vendemmiare e a festeggiare la Madonna del Rosario; legato al vino è anche l’episodio della sua guarigione del 1840: dopo un anno di dolori e un mese di costrizione a letto guarì mangiando del pane al miglio e bevendo un bottiglione di vino che gli donò mamma Margherita.

Ora, durante l’incontro di domenica a Colle Don Bosco è stata rinnovata la richiesta di riconoscimento di San Giovanni Bosco patrono dei vignaioli italiani. Oltre ai sindaci hanno dato il loro sostegno le province di Asti e Alessandria, che annoverano il Monferrato, terra che diede i Natali al Santo.

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