[caption id="attachment_85298" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2009/10/234005_web.jpeg[/caption]

Roma caput mundi. Anche a tavola. Nei ristoranti e nelle trattorie (anzi, spesso Hostarie) della Capitale ci sono passati proprio tutti, dai Reali di mezza Europa ai campioni sportivi di tutto il mondo, dalle stelle del cinema ai più importanti artisti del nostro paese e non solo, spesso ancora illustri sconosciuti. 

E&nbs

Pubblicità

p;l’hanno fatto lasciando il segno, nel vero senso della parola: spesso con una dedica o un autografo nel “libro degli ospiti”, talvolta in maniera più originale, firmando le palette si cui gli era stata servita la pizza, componendo versi o disegnando schizzi improvvisati su tovagliette e tovaglioli, facendosi fotografare davanti a enormi piatti di pasta.

A volte, invece, le opere di pittori e poeti erano un segno di ringraziamento per delle serate particolari, o una vera e propria forma di pagamento in cambio di un pasto corroborante.

Ora questo insolito tipo di memorabilia è stato raccolto pazientemente – con la collaborazione dei ristoranti in questione, che in molti casi sono ancora oggi frequentatissimi dal jet set internazionale – nella mostra “Sapori Colti – Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma”,  curata dal giornalista Paolo di Giannantonio insieme ad Alessandro Nicosia, e ospitata al Complesso del Vittoriano a Roma.

Pubblicità

“L’idea – dice di Giannantonio – mi  è venuta un po’ per volta, a cominciare dalla sera di una decina di fa, quando in una nota pizzeria chiesero a me – giornalista televisivo – di scrivere un pensiero a ricordo del mio passaggio, su una paletta di legno di quelle utilizzate, appunto, per servire le pizze a tavola. Mi chiesi come si erano comportati coloro che mi avevano preceduto. E andai a vedere. Anzi ad osservare: c’erano anche pensieri e disegni gustosi, stimolanti, divertenti.”

Una raccolta godibilissima, che dagli anni ’30 fino ai giorni nostri – passando per i difficili anni della ricostruzione  e i fasti della Dolce Vita – racconta non solo di ospiti illustri e del loro rapporto con il cibo, ma anche dell’evoluzione stessa della ristorazione romana.

Negli anni ’30 Alfredo alla Scrofa era frequentato assiduamente da Trilussa, ma anche dal grande Igor Stravinskij. Bruno Limentani, appartentente alla famiglia romana di origini ebraiche da quasi duecento anni fornitrice di porcellane e cristalleria di ristoranti e privati, il 7 giugno 1944 festeggiava la fine di otto duri mesi di prigionia con le fettuccine di Alfredo.

In anni più prosperi, anche Lucia Bosè passò nel locale di via della Scrofa, mentre Marlon Brando ha lasciato un suo ricordo all’Harry’s Bar.

Pubblicità

Ai tavoli del Moro, negli anni ’50, si sono seduti invece Alida Valli, Renato Rascel e Sandro Penna. Nessuno di loro è sfuggito al rito della dedica sul libro degli ospiti.

Ma c’è anche chi ha scelto modi più originali per lasciare segno del proprio passaggio. Walter Chiari ha usato un tovagliolo per lasciare i suoi saluti al ristorante Dal Toscano. Gabriel Garcìa Marquez ha lasciato un intero libro con dedica al Ceppo, mentre Roberto Benigni – tra i miglori clienti della mitica trattoria testaccina Da Felice – ha composto un apposito poema per glorificare Felice (da poco scomparso) e il suo cacio e pepe.

Insolito l’“autografo” di Pierpaolo Pasolini da Pommidoro, re della pajata a San Lorenzo: l’assegno con cui pagò la sua ultima cena con Ninetto Davoli, prima di essere ucciso.

Jimi Hendirx, JF Kennedy, Alfred Hitchcock e Ringo Starr – insieme a molti altri – sono stata immortalati davanti all’enorme piatto di tagliatelle servito dal titolare del ristorante Il Vero Alfredo, con espressioni tra il divertito, lo sbigottito e l’incredulo.

Federico Fellini era un assiduo frequentatore dell’osteria del Fico Vecchio di Grottaferrata (in mostra i tovaglioli con i suoi schizzi, pare che il grande regista così abbia anche buttato giù la sceneggiatura del suo La Voce della Luna) ma anche dell’Osteria Beltramme, delle Colline Emiliane e di molti altri ristoranti della Capitale.

L’artista Keith Haring, nell’89, ha disgenato per l’Antica Pesa uno dei suoi inconfondibili omini, satollo e contento – immaginiamo – dopo aver mangiato.

I divi dei giorni nostri sono più “easy”, e spesso anche più golosi. Juliette Binoche ha disegnato una sagoma femminile con il cioccolato sul libro degli ospiti dei Due Ladroni, per dimostrare quanto le fosse piaciuto il dessert. Anche Gwineth Paltrow – ottima cuoca e attrice gourmet – promette di tornare presto. 

George Clooney si rivela un provetto disegnatore nel ringraziare (”grazzi”) i titolari del Bolognese, mentre il ribelle Mickey Rourke scrive sul libro degli ospiti dei Due Ladroni un ironico “thank you for the slop” (grazie per la sbobba).

Insomma, una mostra davvero originale che, come affermano i curatori, vuole “capovolgere il comune approccio cibo/cultura: non documentare ciò che rimane ed è trasferito del cibo e della convivialità nell’arte, nella letteratura  e nella cultura in genere, quanto piuttosto recuperare ciò che è rimasto di arte e cultura nelle sedi di tale convivialità”.

Anche ristoranti e trattorie possono conservare, insospettabilmente, “roba da museo”. Basta che non si tratti del cibo.


> IN MOSTRA

 

SAPORI COLTI
Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma
Roma – Complesso del Vittoriano
Salone Centrale, Via San Pietro in Carcere
fino al 15 novembre 2009
ingresso gratuito

 

 

di Luciana Squadrilli

22/10/2009