Nel nome del turismo sostenibile, la Regione promuove iniziative che puntano a diversificare l'uso del territorio. Tra le vigne del Prosecco e le prima cime delle Dolomiti Bellunesi, trekking a piedi o a cavallo, escursioni alla scoperta dei sapori del territorio e dei prodotti di eccellenza 


A cavallo tra vigne e dolci

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colline

Da Conegliano a Valdobbiadene, un itinerario lungo la strada del vino Prosecco realizzata nel 1966 sulle dolci colline ai piedi delle prealpi trevigiane coperte da 4.350 ettari di vigneti Doc. E poi oltre, risalendo il corso del Piave fino a Feltre, Mel e Trichiana nella val Belluna, una zona meno conosciuta eppure ricca di spunti storici, naturalistici e gastronomici. Un tuffo nel profondo Veneto nel segno dello slow travel: lunghe escursioni a piedi, in bicicletta oppure – e forse è la dimensione più suggestiva – a cavallo, fermandosi nelle cantine per le degustazioni e nelle trattorie per scoprire le tante chicche gastronomiche del territorio.

Punto di partenza è la Rocca di Castelvecchio a Conegliano, che si raggiunge lungo la stradina acciottolata Madonna della Neve dopo aver ammirato i portici di Contrada Granda, oggi via XX settembre, con i bei palazzi nobiliari affrescati. Dalla spianata della Rocca si ammira il paesaggio collinare del Prosecco, il vino che nei ristoranti accompagna i piatti della tradizione trevigiana come le pappardelle al radicchio, magari con la soppressa. A San Pietro di Feletto si visita la pieve romanica del dodicesimo secolo, con i pregevoli affreschi romanico-bizantini. La vicina Vittorio Veneto pur non facendo parte della strada del vino merita una sosta, oltre che per visitare i due centri storicamente autonomi di Ceneda e Serravalle, anche per ritrovare sulla tavola i sapori della montagna, dal capriolo ai frutti del vicino bosco del Cansiglio al formaggio Montasio Dop.
Rientrati sulla strada del Prosecco si raggiunge Refrontolo, piccolo comune che dà il nome a un nobile vino passito a base di uve Marzemino. Da qui si parte per un’escursione a piedi fino al molinetto della Croda, ancora azionato dal torrente Lierza. Nella vicina Solighetto si visita la settecentesca villa Brandolini d’Adda, sede del consorzio del Prosecco, mentre a Pieve di Soligo si può gustare il mitico spiedo di carni miste, specialità celebrata anche in una festa autunnale. Nei piatti dei ristoranti si trovano ottimi funghi e marroni.

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Si prosegue senza fretta fra le colline vitate che formano la cosiddetta Conca d’oro, fra suggestioni storiche e gastronomiche, accompagnati da qualche buon immancabile bicchiere di Prosecco. A Soligo c’è la chiesa trecentesca di Santa Maria Nova, a Follina l’abbazia cistercense di Santa Maria dal pregevole chiostro del dodicesimo e tredicesimo secolo, a Farra di Soligo si gusta un ottimo formaggio caprino. Proprio nei pressi di Follina, che oltre all’abbazia ha diverse dimore cinquecentesche e il castello dei conti Brandolini, c’è l’agriturismo La Dolza, che organizza trekking a cavallo di uno o più giorni per esplorare la zona, per esempio verso i laghi di Revine: è questa una delle prime proposte Coldiretti di “turismo a chilometri zero”.

Superata Col San Martino con la chiesetta di San Vigilio, a Colbertaldo si risale verso nord, si supera Follo e si raggiunge Santo Stefano, terrazza panoramica sulle colline coperte di vigneti, e poi San Pietro di Barbozza, dove il Prosecco prende il nome di Cartizze. Si arriva così a Valdobbiadene, ai piedi del monte Cesen, dove nella bella Villa dei Cedri, punto d’arrivo della strada del Prosecco, ogni anno si tiene la mostra nazionale dello spumante.

Risalendo per una decina di chilometri il corso del Piave, e poi per un breve tratto la sua affluente Sonna, si raggiunge Feltre, all’estremità occidentale della Val Belluna, con i bei palazzi affrescati lungo via Mezzaterra come il Salce-Aldo-vini-Mezzanotte.

A Feltre si concentrano i sapori del territorio, dal formaggio Piave base di ricette tradizionali come il “formai frit” che si accompagna con polenta e crauti al pregiato fagiolo di Lamon Igp dalla buccia sottilissima, senza dimenticare la noce del feltrino che si riesce a schiacciare con le dita, i funghi, la birra che si degusta alla storica fabbrica di Pedavena.
Per procedere verso est alla scoperta della val Belluna si può scegliere di andare a piedi o in mountain bike, percorrendo a ritroso l’ultima tappa del Cammino delle Dolomiti, un itinerario-pellegrinaggio ideato dalla Diocesi di Belluno-Feltre (www.camminodelledolomiti.it).

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Dal santuario dei Santi Vittore e Corona nei pressi di Feltre, di impianto romanico-bizantino con affreschi che datano dall’undicesimo al quattordicesimo secolo, in meno di un’ora di cammino si raggiunge Cellarda, sul Piave, con la riserva naturale del Vincheto che ha recinti con daini, caprioli e cervi. Un paio d’ore di cammino portano a Lentiai, dove si visita la quattrocentesca chiesa di Santa Maria Assunta con il polittico dell’Assunta di Tiziano Vecellio e bottega.

Nelle trattorie che si incontrano sulla strada, accanto a piatti di pianura come il minestrone d’orzo si gustano piatti di montagna, come il capriolo o il camoscio cotti in salmì o allo spiedo con la polenta; e si sente l’avvicinarsi delle Dolomiti. Con un’altra ora di passeggiata si raggiunge Campo San Pietro, da cui vale la pena fare una deviazione di circa quattro chilometri fino al Castello di Zumelle, l’unico castello medievale della val Belluna risparmiato dalla Serenissima, su un colle panoramico.

Rientrati a Campo San Pietro, in un’ora di cammino si arriva a Mel, con il fitto centro storico ricco di spunti architettonici che gli sono valsi il riconoscimento della bandiera arancione del Touring club. Piazza Luciani, in pendio, sfoggia il cinquecentesco palazzo Cinotti, un tempo palazzo della Magnifica Comunità Zumellese e oggi municipio, e il seicentesco palazzo delle Contesse. Nella stessa piazza, l’Antica locanda al Cappello, attualmente in fase di restauro, è una sintesi perfetta di storia e gastronomia: in un palazzo di fine Seicento da sempre vengono proposti piatti della tradizione che si ritrovano anche in altri ristoranti, quali gli gnocchi di pane alle ortiche o i tortelloni con il radicchio.

Tre ore di cammino conducono a Trichiana, punto di partenza di numerose escursioni a piedi o in mountain bike. Come quella che parte in località Melere e sale sulla cresta del monte Frontal, a 1247 metri di quota. Da qui si ammirano non solo la val Belluna e le prealpi, ma anche le Dolomiti del parco nazionale bellunese. Al rientro dall’impegnativa gita niente di meglio che rifocillarsi con un altro semplice piatto della tradizione, come i deliziosi gnocchi di zucca santa della val Belluna.

 

Il vino.

Prosecco & co. un successo tutto da scoprire

Un’uva, quella che dà il nome al vino, delicatamente aromatica, oltre 4.300 ettari di vigneto divisi fra 2.800 viticoltori che curano con dedizione costoni e terrazzamenti a bassa resa quantitativa e altissima resa qualitativa, un 10-15% di uve di tradizione trevigiana come il verdiso, la bianchetta e la perera. Sono alcuni dei segreti che rendono inimitabile il Prosecco doc di Conegliano-Valdobbiadene. Il crescente successo ne è una diretta conseguenza: dalle 460 cantine di vinificazione di 153 case spumantistiche escono ogni anno quasi 50 milioni di bottiglie – erano la metà nel 1994. Questo vino vivacemente spumante dal profumo fruttato, appena amabile e di eccellente acidità, oggi si beve in tutto il mondo: nel giro di 10 anni, dal 1994 al 2004, la quantità di Prosecco Doc esportato è passato da 24mila a 60mila ettolitri, cioè da meno del 10% a oltre il 35%. Un mondo in continua evoluzione, dove è possibile trovare piccoli produttori e grandi etichette ancora quasi sconosciute.

Il progetto. Due ippovie per un turismo più sostenibile

Gli italiani fanno sempre più “microvacanze”, di breve durata e con obiettivi precisi: enogastronomia e amore per l’ambiente sono tra i principali. Coniugando questi due valori, la Regione Veneto ha dato il via al ripristino di due antiche ippovie per un totale di oltre 300 chilometri: una lungo il Piave, da Cortellazzo a Trichiana; l’altra lungo il Brenta, da Chioggia ad Asiago. Due progetti già in stato avanzato di realizzazione cui lavorano sia i cavalieri della Fise che i tecnici di Veneto Agricoltura. Lo scopo del progetto, infatti – in un’ottica di diversificazione dei flussi turistici – sono sia la promozione del turismo equestre, sia il sostegno allo sviluppo economico delle zone rurali.
Nello specifico, l’Ippovia del Piave ha origine a Cortellazzo e, dopo circa 205 chilometri di percorso prevalentemente lungo l’argine del fiume Piave, giunge a Trichiana in provincia di Belluno, con un itinerario che presenta basse difficoltà per il turista-cavaliere e che ha le necessarie strutture turistiche d’appoggio. L’Ippovia del Brenta segue un percorso che va da Chioggia ad Asiago per 149 chilometri. Due scelte caratterizzate da una forte attrazione turistica poiché coniugano la fattibilità dei percorsi con punti di interesse turistico di particolare pregio che sono rinvenibili lungo i tragitti delineati.

 

L’iniziativa. “Chilometri zero”
tra le Dolomiti e le rapide del Brenta

È sempre con la filosofia della sostenibilità che l’associazione di categoria Coldiretti ha lanciato la campagna “turismo a chilometri zero”. E non a caso lo ha fatto partendo proprio dal Veneto, regione che si è posta con forza il tema della salvaguardia ambientale e di nuove prospettive per il turismo. Oltre al fatto che il Veneto è la regione d’Italia ad avere il maggior numero di strade del vino, ben 19, organizzate in un reticolo di cantine e di strutture recettive che attraversa quasi tutta la regione. Al momento, due sono le iniziative in piedi: una microvacanza a cavallo sulla strada del Prosecco proposta in collaborazione con l’agriturismo La Dolza di Follina (tel. 043 885 940, www.agriturismoladolza.it); trekking attrezzati in collaborazione con il tour operator Un’altracosa travel (www.unaltracosatravel.it) e che propone escursioni di anche diversi giorni nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, o – per gli appassionati di emozioni forti – rafting e raid anche di più giorni sulle rapide del fiume Brenta.