Bucci. Un artigiano del futuro

Quella di Ampelio Bucci non è una grande azienda, ma i suoi bianchi da oltre vent'anni veleggiano ai vertici dell'enologia italiana. Trovatosi giovanissimo a gestire l'azienda agricola di famiglia, pur essendo impegnato in altri settori imprenditoriali, Ampelio all'inizio degli an

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ni Ottanta intuisce che il modo del vino aveva bisogno di prodotti elaborati con cura artigianale. Così, dopo aver incontrato l’enologo Giorgio Grai, uno dei grandi tecnici degli ultimi trent’anni, in perfetta controtendenza con un mercato che stava scoprendo allora le barrique e lo chardonnay, decise di dedicarsi al rilancio del grande autoctono delle Marche, il Verdicchio. E di maturarlo non in acciaio, ma nelle vecchie grandi botti ereditate con l’azienda. L’età delle vecchie vigne, la cura in vigneto e il minimalismo in cantina, uniti alle splendide esposizioni delle vigne, hanno fatto il resto. A ogni uscita il suo Villa Bucci Riserva si conferma un vino entusiasmate, pronto a sfidare il tempo. Intorno al 2000 ha deciso di fare un altro passo avanti, e ha convertito l’azienda alla coltura biologica. Il modo migliore, secondo lui, di preservare il patrimonio delle vecchie vigne. Così vivono meglio e più a lungo. Un altro punto fermo per Bucci è selezionare il materiale viticolo dalle vecchie piante dell’azienda. Per avere complessità non si può piantare un solo clone. Ampelio è quasi un estremista in questo senso, e pota diversamente ogni pianta di vite adulta per assecondarne l’espressione, e potrebbe intrattenervi per ore sui microelementi che compongono ognuno dei suoi vigneti, che vinifica separatamente e assembla alla fine. Un grande artigiano del terzo millennio.

 

Fazi Battaglia. Verdicchio per antonomasia

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Fondata nei primi anni Quaranta da Fernando Fazi e Vittorio Battaglia, l’azienda fu rilevata nel 1949 da un industriale farmaceutico di successo, Francesco Angelini. A lui si deve nel 1953 l’idea di indire un concorso per una nuova bottiglia, che porterà alla creazione della storica “anfora”. Acquisizioni di vigneti, che oggi ammontano a 300 ettari, ammodernamento delle strutture e ricerca tecnica hanno proiettato l’azienda, guidata in seguito dalla figlia Fernanda e dal marito Spartaco Sparaco, tra le più importanti d’Italia.  Tocca poi a Maria Luisa Sparaco proseguire il cammino di successo dell’azienda. Al timone dal 1990, oggi è affiancata dai figli Chiara Barbara e Luca. Ecco allora una gamma di livello, frutto della passione per la ricerca e la sperimentazione, dove accanto al classico Titulus, fresco e scorrevole, troviamo una delle prime selezioni di Verdicchio, il Le Moie, da una vigna di Maiolati Spontini. A questi si aggiunge il San Sisto, dal vigneto omonimo in Castelplanio, una Riserva di grande carattere e longevità, poi il passito Arkezia, da uve colpite da muffa nobile, da una particolare parcella del San Sisto, per continuare con il Massaccio, da uve vendemmiate tardivamente, opulento e sapido. Infine, l’Ekeos, che rifermenta in botte, e offre brio e piacevolezza con il suo delicato tocco pétillant. Fazi Battaglia oggi produce tre milioni di bottiglie l’anno. Nel 1969 ha acquisito anche la toscana Fassati, specialista del Vino Nobile e, più recentemente, la Greto delle Fate a Scansano.

 

Garofoli. Eleganza, carattere, longevità

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Gioacchino Garofoli la fonda ufficialmente nel 1901, ma già da trent’anni il padre Antonio era un apprezzato produttore. Oggi questa bella realtà di Castelfidardo è guidata con passione da Carlo, che rappresenta la quarta generazione, e a lui si affianca la figlia Beatrice. Si tratta di un’azienda di dimensioni importanti, che annualmente commercializza oltre due milioni di bottiglie, che sono ottenute in parte dalle uve dei suoi 50 ettari, divisi in quattro appezzamenti, e in parte derivano da contratti di lungo termine con viticoltori di fiducia. Carlo Garofoli nel corso degli anni ha accompagnato la crescita del Verdicchio interpretandone l’eleganza e la solidità in ogni tipologia. Il risultato del suo impegno è nello stile dei suoi vini, inconfondibili per finezza, carattere e longevità. L’etichetta più rappresentativa, in questo senso, è il Podium, un Classico Superiore da uve vendemmiate in leggero ritardo. È un bianco che offre profondità ed eleganza, profumi complessi, che al palato si dimostra profondo e di straordinario equilibrio, capace di evolvere con grazia ben oltre i quattro/cinque anni. Tra i più rappresentativi un eccellente Brut Classico millesimato (Garofoli è stata una pioniera della spumantizzazione del Verdicchio), il Macrina, un Classico Superiore di notevole ricchezza, e la Riserva Serra Fiorese, dal profondo carattere minerale. Garofoli esporta con successo gran parte della produzione.


Moncaro. Numeri&qualità

La Terre Cortesi Moncaro è una delle più importanti strutture cooperative dell’Italia Centrale, che conta su oltre 1.600 ettari di vigne per una produzione che supera i sette milioni e mezzo di bottiglie l’anno. Se la sua sede storica è nelle terre del Verdicchio, a Montecarotto, la Moncaro negli anni ha costruito altri due centri aziendali, la Cantina del Conero, a Camerano alle pendici del Monte Conero e l’ultima in ordine di acquisizione, la Cantina di Acquaviva nel sud delle Marche nell’area del Rosso Piceno, per poter offrire una gamma completa dei più importanti vini bianchi e rossi della regione. Al timone dell’azienda che esporta con successo in tutto il mondo, c’è il presidente Doriano Marchetti, mentre la guida tecnica è dell’enologo Giuliano d’Ignazi che si avvale della preziosa consulenza di Riccardo Cotarella. Moncaro è una delle realtà tecnologicamente più avanzate della regione e nelle sue modernissime cantine nasce una gamma completa di Verdicchio, da uve coltivate nel rispetto dell’ambiente, con protocolli di lotta guidata o addirittura in regime biologico. Nella gamma dei suoi Verdicchio spicca il vigna il Vigna Novali Riserva, dal vigneto omonimo in Castelplanio, vinificato parte in acciaio e parte in legno nuovo, che matura dieci mesi in botte e quattordici in bottiglia prima della commercializzazione. È tipico, complesso, di grande sapidità e dinamicità al palato. Le Vele è una selezione di Classico delle migliori vigne ottenuta con una doppia vendemmia, che matura lungamente sulle fecce fini, mentre il Verde di Ca’ Ruptae si distingue per la freschezza degli aromi e la ricca mineralità. Da non dimenticare l’elegante passito Tordiruta e il Verdicchio dei Castelli di Jesi certificato Biologico.

 

Monte Schiavo. Vigna per passione

Monte Schiavo è di proprietà della famiglia Pieralisi, uno dei grandi nomi dell’imprenditoria marchigiana, ed è condotta con passione e competenza da Gianluigi Calzetta, che si avvale della consulenza enologica di Pierluigi Lorenzetti. La Monte Schiavo, nata alla fine degli anni Settanta, fino a qualche anno fa era una cooperativa che aveva i Pieralisi tra i soci, che a metà del decennio scorso hanno rilevato la totalità della proprietà. Monte Schiavo conta oggi su 115 ettari di vigneti, e produce un milione e 800mila bottiglie, il 60% delle quali di Verdicchio. Come le altre cantine della zona, al celebre bianco affianca anche la produzione di rossi, tra cui il Lacrima di Morro d’Alba e il Rosso Conero. L’azienda vanta numerose etichette di Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il Pallio di San Floriano è un classico Superiore da uve vendemmiate tardivamente, ed è il fiore all’occhiello della cantina, e tra i migliori esempi della tipologia. La Riserva le Giuncare ha una struttura solida, eleganza e profondità e nasce da una macerazione a freddo delle uve ed è sottoposto ad una maturazione in fusti di legno di oltre un anno, seguita da un affinamento in bottiglia di oltre sei mesi. Il Nativo è un Verdicchio che nasce nel vigneto Tassanare di Arcevia, ed è ottenuto senza refrigerazione del mosto, chiarifiche e filtrazioni, per preservare tutti gli aromi dell’uva di base. Lungamente maturato sulle fecce fini ha carattere, opulenza e complessità. Tra le numerose altre etichette di verdicchio vi segnaliamo il passito Arkè e il Bando di San Settimio, maturato in piccoli fusti di rovere in parte nuovi.

 

Umani Ronchi. L’autorevolezza di un modello

La Umani Ronchi nasce nel 1957, fondata da Gino Umani Ronchi, e qualche anno più tardi vede l’ingresso della famiglia Bianchi-Bernetti che ne rileva di lì a poco la proprietà e ne affida la direzione a Massimo Bernetti. In quarant’anni di lavoro Massimo Bernetti, che oggi ha passato il testimone al figlio Michele, ha raggiunto traguardi di grande prestigio, e propone una gamma di vini bianchi e rossi di grande successo sul mercato internazionale. Oggi l’azienda conta su 230 ettari di vigne, divisi in dodici appezzamenti, nelle Marche ma anche nel vicino Abruzzo, nel comprensorio delle Colline Teramane. Accanto a rossi di straordinario successo, come il Pelago (montepulciano e cabernet sauvignon), al Conero Cumaro, al Rosso Conero San Lorenzo, un ruolo importantissimo è sempre quello del Verdicchio, proposto in numerose varianti. Sono etichette che nascono nella rinnovata e modernissima cantina di Osimo, e che hanno il punto di forza nella Riserva Plenio, vero fuoriclasse, uno dei migliori esempi della denominazione. È un vino armonico e potente, pieno e cremoso, maturato magistralmente nel legno nuovo. Il Casal di Serra è un Classico Superiore di grande stoffa, ed è uno dei primi esempi di selezione di prestigio nella storia del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il Casal di Serra Vecchie Vigne è ottenuto da vigneti di quarant’anni, da uve in gran parte surmature. Fermenta parzialmente sulle bucce, matura un anno in vasche di cemento che preservano l’integrità del suo carattere e si esprime con autorevolezza e profondità.

 

Vallerosa Bonci. Il valore della tradizione

Giuseppe Bonci è uno dei personaggi più rappresentativi del panorama enologico Jesino. Lavora in vigna ed in cantina da trent’anni. È soprattutto un viticoltore appassionato, attento ai valori della tradizione ma non chiuso al nuovo, da sempre impegnato nel lavoro di ricerca delle migliori selezioni clonali del vitigno, che porta avanti insieme alla facoltà di Agraria dell’Università di Milano. È, insomma, uno dei più profondi conoscitori del territorio e dell’uva Verdicchio, che declina con straordinario successo in tutte le possibili tipologie. L’azienda che conta ormai 35 ettari, quasi tutti vitati, è in una bella posizione collinare nella zona classica, quella della valle dell’Esino, a Cupramontana. Le vigne, divise in varie contrade, sono ad un’altitudine di circa 450 metri, e forniscono eccellente materia prima per la ricca gamma di etichette dei Bonci. Accanto agli spumanti metodo classico ed italiano, ed ai Verdicchio dal taglio più semplice come l’Anfora ed il Via Torre, ecco l’elegante passito Rojano, i Riserva Pietrone (da uve surmature) e Barrè (da uve surmature, maturato in legno nuovo), e i due Classico Superiore, il Le Case, parzialmente maturato in barrique francesi, e l’eccellente San Michele, dal vigneto omonimo, di notevolissima eleganza e personalità, vino tra i più rappresentativi della denominazione.