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Dopo l'abolizione della tassa sul vino, decisa all'inizio del 2008, Hong Kong e' diventata per i trader del settore la porta preferenziale verso i mercati asiatici, in particolare la Cina. Per implementare il commercio del vino italiano in quell'area l'Italia ha negoziato con Hong Kong un accordo di cooperazione in materia vitivinicola siglato i

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eri mattina dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

L’accordo ha l’obiettivo di agevolare investimenti, facilitare il raccordo tra vino e comparti turistici, incentivare iniziative per stroncare attività di frodi e contraffazioni, migliorare il sistema di controllo all’origine del vino, favorire attività di formazione per far conoscere le qualità del vino italiano.

Nonostante la crisi globale Hong Kong, pur avendo scontato un sensibile rallentamento del Pil, nel primo trimestre del 2009 continua a mantenere il segno piu’ con una crescita del 2,5%.

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”Hong Kong – ha detto il segretario di Stato di Hong Kong Rita Lau – e’ un paese libero per i commerci. Non ci sono tariffe all’importazione e questo rende il nostro territorio un’eccellente piattaforma verso la Cina”. ”Hong Kong – ha aggiunto garantisce per i prodotti alimentari regole di trasparenza e gli standard Wto e Fao”.

A Hong Kong non esiste una produzione locale di vino; in compenso il consumo e’ in costante crescita dal 2003, con un +159% nel 2007 e un +90% nel 2008.

”Avvicinare il consumatore asiatico al vino italiano – ha aggiunto da parte sua il ministro italiano Luca Zaia – e’ il modo piu’ semplice per farlo avvicinare allo stile di vita italiano. Insomma e’ piu’ facile che chi beve Brunello poi compri un’Alfa Romeo”.

 

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