Controversie

In Italia l'acqua del rubinetto al ristorante non è un diritto. Lo dice la Cassazione

La sentenza chiude una controversia durata anni e fissa un principio chiaro: il gestore decide liberamente cosa servire a tavola. Eppure, in mezza Europa la legge prevede il contrario

  • 28 Maggio, 2026
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In Italia non esiste alcun obbligo per ristoratori e albergatori di servire acqua del rubinetto ai clienti che ne fanno richiesta. Lo ha scritto nero su bianco la Corte di Cassazione il 29 aprile scorso, chiudendo definitivamente una controversia durata anni che ha visto contrapposti una turista e un hotel cinque stelle di Corvara in Badia, in Alto Adige. La donna aveva chiesto di bere acqua non in bottiglia durante i pasti, offrendosi anche di pagarla, ma l’albergo aveva detto no. Tre gradi di giudizio dopo, i giudici le hanno dato torto. Una storia che parte da una bottiglia d’acqua da sette euro, ma che finisce per ridisegnare il confine tra diritti del consumatore e libertà del gestore.

Una vicenda lunga sei anni

Tutto comincia sei anni fa, durante le feste di Natale. Una turista arriva al Sassongher – cinque stelle nelle Dolomiti, dove una settimana in mezza pensione costa oltre 5.700 euro – e scopre che a tavola l’acqua del rubinetto non esiste. Solo minerale in bottiglia da 750 ml a 7 euro l’una, praticamente 10 euro al litro. Chiede lo stesso l’acqua “del sindaco”, si offre persino di pagarla. Ma niente, il personale dice no. Ogni sera, lo stesso rifiuto, finché alla fine della vacanza la cliente decide che la cosa non può finire lì. Porta l’hotel in giudizio, intentadogli causa e chiedendo 2.700 euro di risarcimento tra «danno economico e stress emotivo».

La sua tesi? L’accesso all’acqua rappresenta un «diritto fondamentale» e in un hotel a cinque stelle va considerata una prestazione implicita del servizio, come il letto rifatto o il sapone in bagno. Eppure né il giudice di pace, né il tribunale in appello, né la Suprema Corte le hanno dato ragione.

Che cosa dice la sentenza

Il ragionamento della Cassazione è semplice. Nell’ordinamento italiano non esiste alcuna norma che imponga a ristoratori o albergatori di servire acqua del rubinetto. «In assenza di accordi preventivi, la scelta resta affidata – parole della Corte – alla libera politica commerciale della singola struttura». I giudici hanno inoltre chiarito che il diritto umano universale all’acqua obbliga lo Stato a garantire l’accesso alla rete idrica pubblica, non i privati commerciali a portarla a tavola. Sull’altro fronte, la presunta violazione contrattuale e il risarcimento, la sentenza è altrettanto netta: il pacchetto per il soggiorno era stato rispettato nella sua «finalità turistica», anche senza acqua di rubinetto.

L’Europa dall’altra parte

La decisione vale soprattutto come precedente. In Italia, oltre a mancare una norma esplicita, non esisteva nemmeno una pronuncia chiara della Corte Suprema sul punto, che ora c’è. Nel resto d’Europa, nel frattempo, la stessa questione è già stata chiusa in senso opposto, e non dai tribunali bensì dai parlamenti. Non ovunque, va detto. Germania, Belgio e Lussemburgo non hanno alcun obbligo di legge, così come i Paesi Bassi e il Portogallo. Ma Francia, Spagna e Regno Unito, mercati turistici che pesano e direttamente concorrenti con quello italiano, sì. Oltralpe, dal 2022, tutti i ristoranti e i bar sono obbligati per legge a offrire gratuitamente una caraffa d’acqua potabile a chi effettua un’ordinazione. Nella penisola iberica, dal 2023, la legge sull’economia circolare è andata più lontano stabilendo che l’b, senza condizioni. In Uk ogni locale autorizzato alla vendita di alcolici deve fornire acqua di rete gratuitamente su richiesta, pena sanzioni. 

L’ultima speranza per i consumatori italiani

Non va però dimenticato che se sul piano giurisprudenziale la partita è chiusa, su quello politico potrebbe riaprirsi. Da anni, infatti, circolano petizioni che chiedono di introdurre anche in Italia l’obbligo di servire acqua di rete nei locali pubblici, sul modello francese o spagnolo. Del resto anche una direttiva europea, recepita nel 2023, va in quella direzione, incoraggiando ristoranti e strutture ricettive a mettere a disposizione acqua potabile gratuitamente o a basso costo. Una differenza non da poco, confermata dai numeri: gli italiani consumano oltre 250 litri di acqua minerale in bottiglia a persona ogni anno, tra i valori più alti al mondo, nonostante l‘acqua di rete sia potabile e controllata su tutto il territorio nazionale. Una contraddizione destinata a restare, almeno fino a quando il legislatore non deciderà di intervenire.

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