Agricoltura

Dopo anni di scarsità ora l’Europa non sa più cosa fare con tutte queste patate

Dopo quasi vent’anni di produzione in calo e prezzi record, l’espansione delle coltivazioni ha generato un raccolto senza precedenti in Europa: oltre 27 milioni di tonnellate di patate e un mercato improvvisamente in crisi per l’eccesso di offerta

  • 11 Marzo, 2026
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Dopo quasi vent’anni di scarsità e prezzi alle stelle che hanno portato la politica e i produttori a cercare soluzioni per affrontare una crisi che rischiava di diventare sistemica, il mercato europeo delle patate si è ribaltato nel giro di pochi mesi arrivando a provocare un surplus di prodotto. Per anni i coltivatori europei di patate hanno vissuto una stagione d’oro. Tra il 2000 e il 2023 problematiche come siccità, cambiamenti climatici e normative sempre più stringenti sull’uso dei pesticidi, hanno ridotto la produzione continentale di quasi il 40% spingendo i prezzi verso l’alto e facendo della patata uno dei prodotti agricoli più redditizi d’Europa. Ma è bastata una sola stagione a cambiare le carte in tavola.

In Europa ci sono troppe patate

Lo scorso anno i prezzi delle patate sono crollati del 22% rispetto al 2024, che già aveva registrato un calo rispetto all’anno precedente. Un tonfo brutale figlio di un paradosso tutto europeo dato che la scarsità degli anni precedenti aveva incoraggiato una corsa all’espansione dei terreni coltivati che ha prodotto un surplus difficilmente gestibile. «La Francia aveva bisogno di circa 40.000 ettari aggiuntivi di patate entro il 2030. Quella carenza è stata colmata in un solo anno», ha dichiarato Geoffroy d’Evry, presidente dell’Unpt, l’organizzazione nazionale dei produttori di patate.

Una produzione senza precedenti

La corsa alla “pomme de terre” ha portato Belgio, Germania, Francia e Paesi Bassi a raggiungere la superficie di terreni coltivati di ben 608.000 ettari, il 7% in più rispetto al 2024, con un raccolto record stimato in 27,3 milioni di tonnellate ovvero l’11% in più rispetto all’anno precedente. La scarsità, infatti, ha generato un effetto collaterale in quanto ha portato a prezzi più alti e margini migliori per gli agricoltori.

Proprio questi segnali di redditività hanno spinto molti produttori ad ampliare rapidamente le superfici coltivate. In alcuni casi l’espansione è stata più veloce del previsto, come in Francia dove l’aumento delle coltivazioni programmato per il 2030 è stato raggiunto in appena un anno. Numeri che hanno fatto crollare il mercato insieme a fattori come il calo della domanda di patatine fritte e all’intensificazione della concorrenza internazionale. Oggi a farne le spese più di tutti sono i produttori non coperti da contratti. I coltivatori e i trader che detengono volumi non contrattualizzati affrontano la dura realtà di avere troppo prodotto disponibile alla ricerca di troppo poche opportunità di acquisto sul mercato aperto, soprattutto nel cuore della filiera di trasformazione del Nord-Ovest Europa.

Prezzi folli e soluzioni alternative

C’è stato un periodo, lo scorso anno, in cui in Polonia 100 chili di patate venivano scambiati a soli 3 euro, una cifra insufficiente a coprire i costi di produzione di base. In Vietnam l’eccedenza di patate è stata utilizzata come mangime per animali o per la produzione di biogas, ma non è non risultato economicamente conveniente in quanto le distillerie preferiscono il mais. In tutto ciò il mercato globale non sembra aiutare in questo senso dato che gli Stati Uniti hanno recentemente aumentato i dazi sulle patatine fritte surgelate europee al 15%, costringendo gli esportatori del continente a dirottare i prodotti verso Asia, Africa e America Latina, ovvero mercati che si trovano già sotto pressione per i volumi in eccesso provenienti dall’Europa.

Affrontare il problema

Di fronte al rischio di una crisi prolungata le organizzazioni agricole hanno chiesto una riduzione coordinata delle superfici coltivate proponendo un taglio del 10% già dalla prossima stagione . L’obiettivo è ristabilire un equilibrio tra domanda e offerta ed evitare che l’attuale crisi dei prezzi si trasformi in un problema strutturale per l’intera filiera europea.

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