Marche

Moncaro, la più grande cooperativa vitivinicola marchigiana, va all'asta. Il valore è di 13 milioni di euro

Dopo le controverse vicende che hanno portato al fallimento e alla messa in liquidazione della cantina, ora il gruppo guarda ai nuovi acquirenti. Si attendono novità entro i primi di marzo

  • 10 Febbraio, 2026
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Nuovo capitolo della vicenda Terre Cortesi Moncaro, la grande cooperativa marchigiana da 30 milioni di euro dichiarata fallita e messa in liquidazione dal Tribunale di Ancona a fine 2024. L’intero corpo delle sedi, dei vigneti, dei terreni e delle strutture di produzione compresi tra i comuni di Montecarotto, Acquaviva Picena e Camerano si avvia a essere messo all’asta, probabilmente entro la prima decade di marzo 2026, per un valore base di 13 milioni di euro, cifra su cui si dovranno confrontare i potenziali acquirenti e le eventuali manifestazioni di interesse. La notizia è stata diffusa dalla stampa locale, sulla base delle perizie giudiziarie consegnate dai tecnici agronomi e dai commercialisti incaricati al commissario del Ministero delle imprese e del Made in Italy (Mimit), Giampaolo Cocconi.

Le prospettive di rilancio

In particolare, il ramo d’azienda di Montecarotto è stato valutato in 6,58 milioni di euro, di cui 2,37 milioni per la sola cantina; il ramo di Camerano 1,2 mln di euro e quello di Acquaviva Picena 2,38 milioni di euro, secondo quanto riferito dal quotidiano Corriere Adriatico. Nella fase del commissariamento, è stata perfezionata l’intesa con Uve Unite, cooperativa locale da 300 ettari vitati presieduta da Giovanni Piersanti, che si è impegnata per un periodo di sei anni a conferire le uve a Moncaro (quasi 30mila quintali nel 2025), consentendole di mantenere la continuità operativa come auspicato dallo stesso Mimit. Ministero che ha più volte ribadito, anche con lo stesso ministro Adolfo Urso, la volontà di sostenere l’attività del gruppo, considerata fondamentale per tutto il territorio marchigiano.

Accordi commerciali

Il commissario Cocconi, dopo le controverse vicende che avevano visto susseguirsi ai vertici del gruppo (che secondo i giudici del Tribunale di Ancona aveva accumulato debiti per 38 milioni di euro) prima il presidente Doriano Marchetti e poi Donatella Manetti, aveva il compito di gestire la transizione, riducendo l’esposizione debitoria (in primis nei confronti delle banche). Bisognava garantire non solo la continuità operativa (i debiti sono di circa nove milioni di euro) ma anche dare un segnale al mercato. Ad esempio, la Moncaro, in vista della messa all’asta, porta in dote degli accordi commerciali – siglati recentemente – con catene della grande distribuzione organizzata in importanti mercati strategici, a partire dalla Svezia, dove i vini biologici (storicamente presenti nel portafoglio della cooperativa vitivinicola marchigiana, a partire dal Rosso Piceno) sono particolarmente apprezzati.

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