Ofena, l’Abruzzo e tutta l’Italia del vino oggi perdono uno dei suoi interpreti di riferimento. Si è spento in mattinata Luigi Cataldi Madonna, spina dorsale dell’omonima azienda vinicola abruzzese. L’ultima volta che lo abbiamo incontrato risale appena a un paio di mesi fa, a Roma, quando alla premiazione dei Tre Bicchieri, raggiunti ancora una volta con un Pecorino, il Giulia ’24, avevamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere sulla sua azienda e su come la figlia Giulia ne avesse preso saldamente in mano le redini, guidandola con la sua personalità, ma senza tradire lo spirito del passato.
Classe ’56, Luigi aveva a sua volta ereditato il timone dal padre Antonio intorno agli anni ’90, rilanciando il marchio creato dal nonno, il Barone Luigi, intorno agli anni ’20. Il palcoscenico su cui andava, e va tutt’ora, in scena l’attività vitivinicola, è Ofena, proprio sotto al Gran Sasso, un posto che Luigi amava definire «un forno sotto un frigorifero», metafora utilizzata per descrivere un territorio estremo nel clima, caldo di giorno e rinfrescato dal ghiacciaio del Calderone di notte.
“Il Professore”, come tutti lo chiamavano visto il suo passato accademico di insegnante di Storia della Filosofia all’Università dell’Aquila, amava ripetere che «per fare un vino bisogna prima pensare, e senza un pensiero non si può fare un vino. Il pensiero, come l’arte, moltiplica la natura». Ed effettivamente il pensiero si scorgeva dietro i suoi vini, soprattutto dietro il Piè delle Vigne – cui abbiamo assegnato il Premio Speciale di Rosato dell’Anno alla versione 2018 in Vini d’Italia 2021 -, un Cerasuolo estremo, quasi un rosso scarico, che Luigi produceva attualizzando un’antica tecnica utilizzata dai contadini abruzzesi la “svacata”. Una sorta di anello di congiunzione tra rosso e rosato, anzi, tra rosso e vino “rosa”, come amava definire la tipologia, affermando, con una delle sue famose provocazioni, che «rosato è il participio passato di un verbo, “rosare”, che non esiste».
Questa capacità di unire passato a futuro ha portato Il Professore anche alla riscoperta del pecorino, vitigno centro-italico conteso tra Marche e Abruzzo. Se sulla zona di provenienza si può discutere, non c’è discussione invece su chi abbia citato per primo il vitigno in etichetta. Luigi ha sempre creduto nelle potenzialità di questo vitigno tanto da studiarlo praticamente per tutta la sua carriera di viticoltore. Raccolte tardive, raccolte precoci, macerazioni, legno: ogni strada è stata percorsa fino ad arrivare a darne una lettura autentica, a tratti algida, tesa e verticalissima, che abbiamo spesso riscontrato nei suoi vecchi Frontone e nei più recenti Giulia e Supergiulia.
Se ne va una delle personalità più argute del vino italiano, un viticoltore-filosofo dotato di spessore, cultura, intelligenza, spirito critico. Mancherà tanto alla figlia Giulia, che abbracciamo con affetto, ma mancherà tanto anche a tutti noi. I funerali si terranno domani 9 Dicembre alle ore 15.30 nella Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore (San Franco) a Francavilla al Mare (Ch). Dopo la funzione la salma sarà accompagnata nella cappella di famiglia nel cimitero di Ofena (Aq).
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