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La scomparsa del "menu pranzo": il popolo degli uffici si divide tra supermarket e power lunch

รˆ scomparso il โ€œclassicoโ€ modo di mangiare dei lavoratori: oggi ci si siede davanti al PC. E solo chi puรฒ si permette costosi power lunch

  • 28 Ottobre, 2025
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Avvertenza: se pensate che il pranzo sia il pasto piรน sacrificabile della giornata, lasciate questa lettura, o al contrario leggete bene le prossime righe, perchรฉ non รจ cosรฌ.
Questo articolo nasce dalla lettura di un articolo pubblicato lโ€™estate scorsa su Esquire in cui la rivista di moda maschile per eccellenza celebrava il ritorno del power lunch, lโ€™alternativa goduriosa e gourmet al pranzo dโ€™affari: non pesce bollito, insalatina e acqua, ma un vero pranzo, libagioni comprese, per festeggiare un business andato bene, iniziarne uno o rafforzare i legami.

Da quel power lunch โ€“ rito newyorkese celebrato in mille film โ€“ attraversiamo lโ€™Atlantico e mezzo Mediterraneo per capire come sta, da noi, il pranzo. Quello di lavoro, quello che si fa nel mezzo della settimana tra una call e una riunione e che รจ in grande trasformazione. E sancisce il ritorno della schiscetta… Usanza milanese (da cui prende vita il nome), ma ben presente anche in altre realtร  come quella indiana e celebrata anche nella serie coreana Squid Game.

L’articolo integrale e altri servizi sulla crisi della trattoria li trovate sul mensile Gambero Rosso in edicola

L’importanza del pranzo

Capire come sta il pranzo รจ importante per molte ragioni. La prima, lo vedremo, รจ che, nonostante quello che dicono i dietologi di Instagram, resta il pasto piรน importante della giornata per unโ€™alimentazione corretta. La seconda ragione sta nel fatto che storicamente il pasto che si consumava fuori casa era un formidabile impollinatore culturale: a pranzo โ€“ in trattoria e in mensa โ€“ si consumavano le cose che non si mangiavano a casa, si usciva dalla stretta cultura alimentare famigliare e si scoprivano cose nuove.

Terzo motivo di importanza: il pranzo รจ un indicatore di qualitร  della vita lavorativa, oltre che di attenzione ai dipendenti e al loro benessere. E questo รจ fondamentale in un contesto in cui il lavoro (anche quello โ€œpulitoโ€ in giacca e cravatta) รจ percepito come sempre piรน stressante e precario; tanto piรน che lโ€™Italia รจ in fondo alle classifiche di soddisfazione del proprio posto di lavoro con solo il 43% dei dipendenti soddisfatti secondo unโ€™indagine di Great Place to Work del 2025. Come per tanti rituali della nostra societร , la pandemia ha segnato anche per il pranzo uno spartiacque.

La pausa-pranzo ai tempi del Covid

Prima del Covid la pausa pranzo degli italiani era un rituale stabile e codificato. Secondo unโ€™indagine Nomisma del 2019, il 43% dei lavoratori consumava il pranzo in ufficio almeno 2-3 volte a settimana, spesso portando cibo da casa, mentre circa il 45% riusciva a rientrare tra le mura domestiche specialmente nei centri minori o quando la distanza casa-lavoro lo permetteva: dove si pranzava, e per quanto tempo, rappresentava il paradigma dello stile di vita rilassato della provincia italiana versus la fretta del lavoro in cittร . Le mense aziendali, le tavole calde e i ristoranti di prossimitร  erano ancora parte integrante del paesaggio urbano e della quotidianitร  lavorativa: si mangiava fuori meno che prima della crisi del 2008-2011, ma era ancora un rito diffuso.

Lโ€™arrivo del Covid-19 ha rivoluzionato questa routine: gli smart worker sono passati secondo il Ministero del Lavoro da 200mila a circa 1,6 milioni, svuotando uffici e mense, molte delle quali non hanno riaperto. La Fiepet-Confesercenti stima che durante i mesi di lockdown ci sia stata una perdita di circa 250 milioni di euro al mese nei consumi dei pubblici esercizi. Lo smart working non รจ stato solo una comoditร  per i lavoratori e un problema di uffici vuoti, ma ha ridisegnato il rapporto tra domanda e offerta di cibo. E ha colpito inevitabilmente lโ€™indotto del food cresciuto attorno alle zone con alta densitร  di uffici e capannoni. Noi milanesi non possiamo scordare le contorsioni del sindaco Sala, che prima aveva dichiarato uno smart working generalizzato per tutti i dipendenti comunali e poi era tornato rapidamente sui suoi passi, spinto dalla crisi dei locali del centro vuoti. Il pranzo, oltre che socialitร , salute ed estetica, รจ economia.

La rivincita della schiscetta in ufficio

Giร  nel 2021, secondo un rapporto Coldiretti-Censis, il 57% dei lavoratori italiani si portava il pranzo da casa, contro il 39% pre-pandemia: un cambiamento spinto da motivazioni sanitarie (evitare ambienti affollati), organizzative (molti locali e moltissime mense non avevano riaperto, e non lo avrebbero piรน fatto) e certamente economiche (riduzione del potere dโ€™acquisto).
La tempesta perfetta del post pandemia, con il ritorno dellโ€™inflazione che ha eroso il giร  traballante potere dโ€™acquisto degli italiani, ha contribuito a consolidare le abitudini acquisite in pandemia del pranzo portato da casa e consumato spesso davanti al computer, soprattutto tra i Millennials.

Foto di Selina Thomas su Unsplash

Crisi ed esigenze di risparmio sul pranzo

Certo, cโ€™entrano lโ€™attenzione alla salute e alle porzioni, ma si รจ trattato soprattutto del bisogno di contenere i costi: nel 2023, Federconsumatori stimava che un pranzo domestico costasse in media 3,90 euro, contro i circa 15 necessari per un pasto completo al bar o al ristorante (pasta, acqua, dolce, caffรจ), oltre il 74% in meno. Questo divario si รจ ampliato negli ultimi anni: tra il 2019 e il 2023, il costo medio del pranzo fuori casa รจ aumentato dell’8%, trascinato in particolare dai rincari su caffรจ, acqua e dessert. Parallelamente, il numero dei lavoratori che consuma abitualmente a pranzo cibo preparato a casa ha raggiunto la percentuale record del 78% secondo il Rapporto Censis-Camst 2025.

Sempre secondo questo rapporto, nel 62% dei casi il piatto รจ preparato appositamente per la pausa pranzo, non una rimanenza della cena o cose prese a caso in frigorifero. รˆ il ritorno prepotente della “schiscetta“, celebrato in un recente articolo sul sito di Gambero Rosso. Il nome in dialetto milanese, una delle poche parole milanesi assurte alla dimensione nazionale, รจ passato dallโ€™indicare una gavetta metallica con gli avanzi della cena a indicare invece un oggetto che puรฒ essere anche di design โ€“ magari passando per il Giappone, con i suoi bento box โ€“ e contenere pasti attenti e bilanciati, a volte anche troppo leggeri.

Il nutrizionista e la dieta bilanciata

Spiega il nutrizionista Luca Laudani che, in una dieta bilanciata, lโ€™apporto calorico del pranzo dovrebbe essere quello preponderante nella giornata: 30-35% delle calorie giornaliere, con il rimanente suddiviso tra colazione (15-20%), cena (25-30%) e due spuntini attorno al 5-10% di fabbisogno lโ€™uno. Il pranzo dovrebbe essere bilanciato e vario, tra carboidrati, proteine e grassi โ€œbuoniโ€, evitando tanto il โ€œproteinismoโ€ estremo tanto di moda sui social, quanto porzioni troppo abbondanti che inducono sonnolenza.

Ma si deve mangiare, spiega il dottore: per non arrivare a fine giornata con le pile scariche, rendendo meno e soprattutto facendo danni al momento dellโ€™aperitivo quando saremo portati inesorabilmente a sgarrare. Sarร  anche gourmet, ma lโ€™aperitivo difficilmente sarร  definibile come elemento di una sana alimentazione bilanciata.

Mangiare al computer: fa male anche al cervello

Inoltre โ€“ poichรฉ si mangia con la bocca, gli occhi, ma anche col cervello โ€“ Laudani sconsiglia anche di mangiare davanti al computer, e non solo perchรฉ โ€“ secondo chi scrive โ€“ รจ triste: senza un chiaro stacco, la mente non percepisce che ci stiamo nutrendo e tornerร  troppo presto ad avere fame. Bisognerebbe mangiare seduti, possibilmente in un posto diverso dalla propria scrivania. Ma qui e soprattutto in cittร  le cose lasciano a desiderare.

Quelle belle cucine aziendali che fanno la loro bella figura in molti film sono ancora e solo appannaggio delle start up piรน innovative, mentre i molti โ€œlavoratori della conoscenzaโ€ (i cosiddetti โ€œknowledge workersโ€ occupati nella finanza, nei media o nelle tecnologie dell’Informazione e della comunicazione) quando non si mangiano la schiscetta, optano per lโ€™immancabile delivery o per lโ€™offerta del supermercato piรน vicino.

I forzati del supermercato

Basta attraversare il centro di Milano allโ€™ora di pranzo per capire come vanno le cose: si incrociano numerosi sciami di lavoratori in giacca e cravatta e sacchettino del supermercato di ordinanza e si capisce cosa significhi il dato secondo cui il 90% dei lavoratori pranza con i colleghi. Basta poi addentrarsi in una Esselunga in zona centrale โ€“ sono tutte uguali โ€“ per capire come ormai entrare in un supermercato significhi sfilare davanti a frigoriferi pieni di insalate di pollo, insalata greca, salmone con verdure, vitello tonnato, fagiolini al vapore, riso Venere in tutte le fogge (incredibile pensare che abbiamo vissuto decenni senza riso Venere) da cui scegliere il proprio pranzo. E cโ€™รจ da dire che la corsa al supermercato รจ anche spesso lโ€™unica passeggiata che fa quel 97% dedica che meno di 30 minuti alla pausa pranzo che acquistano in negozio e tornano a mangiare alla scrivania: รจ la scelta preferita della Gen Z, insieme al delivery.

La โ€œmezzaโ€ โ€“ ovvero lโ€™ora di pranzo โ€“ sotto la Madonnina รจ anche segnata dal vorticoso muoversi dei rider, quasi sempre su biciclette elettriche illegali (trasformate in motorini senza targa) per soddisfare la pigrizia e la mancanza di tempo dei โ€œlavoratori della conoscenzaโ€: ovvero, nelle parole di Raffaele Alberto Ventura, la nuova classe disagiata che mangia male e vive male (peggio dei boomers, meno inclini a rinunciare a mangiare in un posto a questo adibito e da scegliere in base alla capienza del proprio portafogli).

Il nuovo “power lunch”: cโ€™รจ chi puรฒ e chi no

Insomma, il pranzo รจ diventata lโ€™ennesima asticella che divide chi ce lโ€™ha fatta da chi fatica. Lo riassume con grande efficacia uno startupper milanese: ยซChi ha fatto lโ€™exit buona (ovvero, chi ha venduto lโ€™azienda in cambio di un bel gruzzolo, ndr) va a pranzo alla Langosteria, gli altri mangiano il pranzo dellโ€™Esselunga o la schiscetta portata da casaยป.

Ecco: Langosteria รจ in effetti uno dei ristoranti che il Financial Times ha incluso nella sua guida โ€œPower dining: the restaurants where deals are made in Milanโ€ del 2023, che raccoglie sei ristoranti del centro dove pranzo e business vanno a braccetto: non ci potrebbe essere nulla di piรน lontano dal sacchetto in mater b bianco, che contiene una confezione in carta e plastica di mais compresa di forchettina in bambรน e consumata dagli assistenti delle โ€œgrisaglieโ€ che vi si siedono. E che, a Roma, contendono ai turisti la meravigliosa piazza de Ricci con gli ombrelloni bianchi di Pierluigi dove il power lunch sembra essere ben vivo: niente menu ridotto per il pranzo veloce qui, ma relax, servizio e buoni vini per la continuazione del business con altri mezzi.

Il “menu pranzo” fisso รจ in estinzione

Il โ€œmenu del pranzoโ€, che รจ stato il tentativo dei ristoranti di sopravvivere ai cambiamenti di abitudine dei clienti, sembra sparito โ€“ come, si parva licet, i panini dai bar, che avevano per primi messo in crisi il pasto con tovaglia โ€“ a favore di soluzioni ร  la carte. Niente menu fisso al Rigolo, storico luogo da power lunch in Brera, nรฉ nella gran parte dei ristoranti visitati. Ci crede invece ancora Barbara Agosti, chef dei due mondi (gastronomici) di Eggs (sedi in Brera e a Trastevere) che fa felici i suoi clienti con un business lunch a 20 euro proponendo una selezione di piatti presi dal menu (con porzioni ridotte) che farebbero felice anche il dottor Laudani, oltre che la concentrazione dopopranzo: con antipasto, main course, coperto pane e acqua siamo a 23 euro, a Milano ci fai poco.

A camminare e a guardare cibo ci รจ venuta fame, ma non siamo da power lunch, cosรฌ prendiamo la metropolitana per uno dei posti piรน geniali rimasti a Milano: la Trattoria San Filippo Neri in viale Monza. Un dehors spettacolare e un menu chilometrico, in prevalenza lombardo, da cui pescare il piatto del giorno. Mentre si fanno due chiacchiere con il vicino al tavolo sociale e si osserva la clientela di lavoratori (alla fine della giornata, la San Filippo Neri sfama 500 persone), si riesce a apire bene cosa voglia dire che non basta sfamarsi, ma รจ importante anche partecipare a un rito di civiltร . E allora: piรน pranzi โ€“ seduti, caldi, comodi, rilassati, significativi โ€“ per tutti!

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