Dal primo gennaio la pasta made in Italy potrebbe affrontare una tariffa del 91,7% che si aggiunge al 15% giร applicato su prodotti come olio, vino e formaggi, raggiungendo cosรฌ l’aliquota del 107%. Un vero e proprio film horror per uno dei simboli piรน forti del marchio Italia nel mondo che, su oltre 4 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, conta il 60% destinato allโexport con gli Stati Uniti secondo sbocco dopo la Germania. Un rincaro che potrebbe riflettersi direttamente sui consumatori americani con il prezzo medio di un pacco di pasta nei supermercati che raddoppierebbe da 3 dollari a circa 6.

La misura รจ frutto di unโinchiesta antidumping del Dipartimento del Commercio che prende di mira in particolare due marchi di rilievo, Garofalo e La Molisana, accusati di vendere a prezzi troppo bassi tra il luglio 2023 e il giugno 2024. Le indagini americane, durate due anni e sollecitate dai produttori locali, hanno portato a risultati che hanno evidenziato margini di dumping calcolati oltre il 90%. Oltre a Garofalo e La Molisana, sono finiti sotto osservazione numerosi altri pastifici, da Barilla a Rummo, fino a realtร artigiane come Cocco e Liguori. Per chi giร produce sul territorio statunitense, come Barilla, lโimpatto potrebbe essere limitato, ma per tutti gli altri il rischio sarebbe quello di un drastico ridimensionamento delle esportazioni.
Le ore successive all’annuncio della Casa Bianca sono state di panico per tutti i produttori. E c’รจ giร chi pensa ad aprire uno stabilimento negli Stati Uniti.ย Nello specifico รจ stato l’ad della Molisana, Giuseppe Ferro, a dichiararlo al Sole 24 Ore:ย ยซCercheremo di discutere con lโamministrazione americana perchรฉ con dazi al 107% per noi non รจ possibile lavorareยป.
Nel frattempo la questione dei super dazi al 107% sulla pasta sta smuovendo tutto il comparto produttivo che sta cercando una via diplomatica per la risoluzione del problema. ยซLa decisione dei dazi sulla pasta ci penalizza, insieme a tutto il comparto. Per questo stiamo valutando quali iniziative intraprendere, incluso il deposito di una memoria difensivaยป. Il virgolettato preoccupato – riportato dall’agenzia Agricolae – riguarda il Gruppo Barilla che, avendo anche stabilimenti di produzione negli Usa, รจ una delle poche realtร che non dovrebbe essere toccata da quella che potrebbe essere una vera e propria ritorsione americana verso la pasta italiana e il made in Italy. Una presa di posizione ostile che rischia di compromettere un mercato da circa 800 milioni di euro all’anno.
Il governo italiano, in coordinamento con la Commissione europea, ha lanciato un appello agli Stati Uniti affinchรฉ ritirino un dazio supplementare del 91,74% sulle importazioni di pasta che, sommato al giร vigente 15%, aumenterebbe drasticamente i costi per lโexport italiano verso quel mercato. Roma sta contestando con decisione le conclusioni dellโinchiesta fornendo assistenza alle aziende attraverso lโambasciata a Washington. Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori sbocchi per la pasta italiana, con circa 800 milioni di dollari di esportazioni. Il comparto pesa nel bilancio commerciale dellโItalia, che nel 2024 ha esportato oltre 2,5 milioni di tonnellate di pasta per piรน di 4 miliardi di euro. In questo contesto Confindustria ha abbassato le sue stime di crescita per il 2025, segnalando che i nuovi dazi e la congiuntura internazionale potrebbero pesare significativamente sulle esportazioni.
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