Anna Maria Manucelli, per tutti Nonna VegAnna, cucina come ha sempre fatto: per la famiglia, la domenica, con la tavola piena e il tempo che scorre lento. Solo che oggi, al posto di ragù e besciamella, ci sono legumi, soia e latte vegetale. Ferrarese di origine e trapiantata in provincia di Varese, Anna, oggi ottantenne, ha abbracciato la cucina vegetale nel 2013, trasformando le ricette della tradizione senza rinunciare al gusto. Con la nipote Sara Manzo, che la affianca davanti e dietro la camera, quei piatti sono diventati video social seguitissimi in un profilo da oltre 100mila followers: un racconto domestico che parla di amore, scelte consapevoli e di generazioni che si incontrano oltre lo schermo.

Com’è iniziata la sua avventura con la cucina vegana?
Anna: Tutto è iniziato nel 2013 quando, con i miei figli, abbiamo cominciato a non mangiare più carne. Io già non mangiavo latticini per un’intolleranza e pian piano abbiamo eliminato anche il pesce, nel 2021 poi mia nipote è diventata vegana e mi ritrovavo a cucinare vegetariano per tutti e vegano per lei. Lì ho detto a tutta la famiglia “qui si cambia, se volete venire da me, da oggi è tutto vegano”. Nessuno è rimasto a casa propria, ogni domenica ci ritroviamo almeno in 10 a tavola. Così ho iniziato a scoprire la cucina vegana, il primo approccio è stato il tofu, mia figlia me ne ha parlato e l’ho provato ma lì per lì mi è sembrato una vera schifezza. Poi leggendo, informandomi e cercando online ho iniziato a sperimentare, e adesso non ci ferma più nessuno. Non tornerei mai indietro.
Che rapporto aveva con la cucina tradizionale prima di diventare vegana?
Anna: Mi è sempre piaciuto cucinare, mi chiamavano la regina della lasagna. Ora continuo a preparare i piatti della mia tradizione ma in versione vegana. Faccio il ragù con la soia o le lenticchie, la besciamella con il latte vegetale e ho creato un mio lievito alimentare, per sostituire il parmigiano, a cui aggiungo nocciole, mandorle, anacardi.

Quando c’è stato il passaggio ai social?
Sara: Tutto è iniziato con l’influencer Emanuele Ferrari, che durante il veganuary sui suoi social ha chiesto se qualcuno avesse una nonna vegana. Io mi sono timidamente fatta avanti e lui si è proposto di venire a casa nostra per registrare un video insieme. Al tempo nonna aveva una pagina Instagram in cui pubblicava le foto delle sue ricette con la lista degli ingredienti, quindi Emanuele ha taggato quel profilo, e da lì, in un giorno, siamo arrivate a 30mila follower.
Ha mai ricevuto critiche, odio o insulti online?
Anna: All’inizio sì e ci facevo più caso, adesso non li vedo o le lascio perdere. C’è chi mi critica perché non indosso i guanti, chi mi chiede se mi sono lavata le mani, ma io sono a casa mia, cosa gli interessa a loro? Credo che a volte non si esprimano solo perché vedono una nonna, altrimenti mi offenderebbero di più. Poi c’è chi mi vuole un gran bene, tanti ragazzi mi scrivono: “voglio essere tuo nipote, adottami”.
Sara: Se i video vanno fuori dalla nostra bolla social, diventano virali e raggiungono chi non mangia la carne, le offese si sprecano. C’è chi critica la nostra scelta vegana, chi scherza sul fatto che le nonne dovrebbero cucinare il cinghiale, non il tofu. Anche per questo abbiamo scelto di non aprire un profilo TikTok, quando Emanuele ha pubblicato lì il vostro video, le critiche sono triplicate.

I suoi coetanei come vedono la cucina vegana?
Anna: Alcuni mi chiedono cosa mangio perché pensano che mangi solamente insalata, non si documentano. Io non sarei mai riuscita a mangiare la carne se avessi saputo prima come funzionano gli allevamenti intensivi, ma 50 anni fa certo non si sapeva niente. Ora vai al supermercato e trovi già tutto pronto, avessi dovuto uccidere un animale, avrei già rinunciato alla carne da tempo. Sono sempre stata un po’ sensibile, ma non avrei pensato di smettere di mangiare carne. Prima guardavo il prosciutto e non lo riconducevo al maiale. È anche vero che alla nostra età è difficile cambiare alimentazione, ma dovrebbero rendersi conto che ci sono già tante ricette vegane che mangiamo normalmente – una pasta e fagioli, ad esempio. Si dice sempre che c’è da imparare dagli anziani perché hanno più esperienza, ma io penso il contrario: dobbiamo imparare dai giovani perché loro studiano e sanno più di noi. Rido quando mi dicono che si stava meglio una volta, ai miei tempi non c’era niente, oggi abbiamo di tutto.
Qual è il piatto che meglio rappresenta la sua idea di cucina oggi?
Anna: Veganizzo le nostre tradizioni, ma anche la cucina straniera, mi piace cambiare. Tra i miei piatti forti, oltre alla lasagna, ci sono il rotolo di gnocchi con il ragù vegetale, i cappelletti farciti con muscolo di grano e lenticchie cotti in un brodo vegetale a cui aggiungo dei funghi secchi e una punta di soia.
Sara: In questi mesi abbiamo anche lavorato a un libro che raccoglierà tutte le ricette di nonna, non mi sembra ancora vero, è una cosa molto più grande di noi. Ci saranno 70 ricette della nonna e di tutta la nostra famiglia vegana, e tanti aneddoti che ci legano.
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