Itinerari

Nel cuore della Val d’Orcia c'è una fattoria che unisce vino, birra e miele

A Pienza, tra Montalcino e Montepulciano, CasaGori è un progetto agricolo libero e circolare: vino, grano, birra e accoglienza nati dal rispetto dei ritmi naturali e da una scelta di vita radicale.

  • 19 Gennaio, 2026
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Tra Montalcino e Montepulciano, dove la Toscana del vino è più celebrata e codificata, c’è un pezzo di terra che ha scelto di restare libero. È qui, a Pienza, a Podere Fraternita, che si trova CasaGori: un’azienda agricola giovane ma già matura, nata dal sogno di Matteo Gori, oggi trentiquattrenne, che dieci anni fa — appena ventiquattrenne e con un diploma da geometra in tasca — ha deciso di cambiare vita e costruire da zero la sua idea di agricoltura.
«Per quattro anni non sono mai uscito», racconta. «Lavoravo e basta, per costruire quello che oggi si inizia a intravedere». Quello che si intravede oggi è un organismo agricolo vivo e coerente, dove ogni elemento si integra nel ciclo naturale: la vigna, il grano, l’orzo, gli ulivi, il bosco, gli animali, le api. Tutto concorre a un equilibrio che segue i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, senza forzature e senza scorciatoie.

Una fattoria nel cuore della Val d’Orcia

CasaGori si estende su circa trenta ettari, un mosaico di campi, pascoli e boschi che restituiscono l’immagine di un’agricoltura completa. Dai terreni arrivano vino, olio, birra, farine e pasta (di grano e d’orzo), frutta e verdura, uova, miele, succhi, marmellate e conserve, prodotti che raccontano un’idea precisa di autosufficienza e qualità. «La mia ambizione si limita davvero a qualche zolla di terra, al grano che germoglia, a un uliveto. A CasaGori ci prendiamo cura di tutto, ma non facciamo niente. Lasciamo che siano la terra, l’acqua e il sole a compiere tutto il lavoro», dice Matteo.

Con lui c’è Benedetta Bianchini, pientina, compagna di vita e di impresa, che firma l’immagine e la comunicazione del progetto, dalle etichette colorate alle grafiche essenziali, fino all’impostazione visiva che lega i prodotti alla loro origine. «Io mi occupo della terra, lei delle idee», sorride Matteo.
I vigneti, quattro ettari e mezzo di suolo argilloso e calcareo, rappresentano il cuore del progetto enologico: sangiovese, ma anche trebbiano, malvasia, canaiolo, colorino, ciliegiolo, cabernet franc e cabernet sauvignon. Le pratiche sono biodinamiche, i vini non filtrati e le fermentazioni spontanee, seguite nella cantina ipogea scavata nel terreno davanti al casale.

Le prime vinificazioni risalgono al 2018, e oggi le etichette raccontano sfumature diverse di territorio e ispirazione:
Suisogni, sangiovese puro e contemporaneo; Libero, blend toscano di beva schietta; O’Voi, cabernet franc elegante e graffiante; Tre, bianco macerato da trebbiano e malvasia; Marla, bianco da malvasia in purezza; Marino, ciliegiolo succoso e diretto; e Occhi a Mandorla, un cabernet sauvignon dal carattere maturo e balsamico.
Accanto al vino, c’è la birra agricola, nata ancor prima delle prime vendemmie. Matteo la produce nel birrificio interno con orzo e luppolo coltivati in azienda, acqua delle sorgenti del Monte Amiata e ingredienti stagionali che cambiano nel corso dell’anno. Tra le più rappresentative, la Table Beer, leggera e dissetante, pensata come una bevuta contadina, quotidiana e pulita.

L’intera tenuta vive di un’agricoltura circolare: le pecore Suffolk e le mucche fertilizzano il terreno, api, galline e oche garantiscono biodiversità, e tutto il compost necessario alla rigenerazione del suolo viene prodotto internamente. Non si butta nulla, e tutto ritorna alla terra.

CasaGori è anche accoglienza. «Da poco abbiamo realizzato un piccolo ristorante nel casale: non è un agriturismo tradizionale, ma una terrazza dove fermarsi a degustare tapas e i piatti realizzati con i prodotti dell’azienda e a breve metteremo a disposizione qualche camera per chi dopo la cena vorrà fermarsi qui», ci spiega Benedetta allargando le braccia a indicare un panorama che spazia dalla Val d’Orcia fino al profilo del Monte Amiata.
Quello di CasaGori non è un ritorno alla terra, ma un modo diverso di viverla. Una storia di scelte radicali e di coerenza, di sogni diventati gesti quotidiani. «Non produciamo uva o luppolo o olive: li raccogliamo, quando arriva il momento. Il nostro compito è rispettare i ritmi della natura».
E forse è proprio questo il senso più profondo di CasaGori: un’idea di vita che cresce lenta, ma salda, radicata nel cuore della Toscana più vera.

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