Il casatiello dolce, l’altra faccia della Pasqua, quella che a Roma non si conosce ma che in Campania è immancabile. Ne sentivo la mancanza? Probabilmente no. Sembra un po’ un ciambellone, ma molto meno goloso. Ormai però per me è casa, grazie a Nonna Maria, la nonna cuoca che non avevo avuto e che mi ha adottata. E così Pasqua, che per me ha sempre avuto il sapore della colazione romana, della pizza al formaggio e la corallina, ora non è completa senza quel dolce asciutto che sa di famiglia.

Nonna Maria
La piccola e arrangiata cucina di Nonna Maria, la nonna materna di mio marito, in primavera profuma di acqua di fiori d’arancio e canditi. Quelli grandi, che taglia lei stessa a cubetti, guai a comprarli già a pezzi: nonna Maria ha gusti e rituali ben precisi, tempi e tradizioni da rispettare. Con la sua stazza imponente, tra i fornelli si muove con grazia e decisione: l’esercito di nipoti attende fiducioso le polpette fritte prima del pranzo della domenica, il suo iconico benvenuto, l’estate in giardino è sempre festa la sera, con i liquori fatti in casa e il pesce alla griglia. È a Pasqua, però, che dà il meglio di sé, con la preparazione dei lievitati da regalare a tutta la famiglia.

Pizza di scarola di Nonna Maria
Nata e cresciuta a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nella sua piccola e arrangiata cucina di Nettuno, sul litorale laziale, mantiene fede alle sue radici. Nessun sapore qui è dimenticato, la memoria non la inganna, con le mani ricrea il gusto dell’infanzia e delle serate in famiglia, quella che si è costruita e cha ha tenuto insieme con tenacia, badando lei stessa alle spese. Oggi i parenti li ha sparsi per l’Italia, però attorno alla grande tavola di Nettuno ritrovano la felicità con una pizza di scarola che fa commuovere, le sue incredibili polpette di melanzane, le melanzane a funghetto e quelle sottolio. E con un morso di casatiello dolce: non piace a tutti, mio marito non lo mangia mai, eppure per me quel profumo di scorza d’agrumi e canditi è il cuore di nonna Maria, la nonna cuoca che non avevo mai avuto, dalle mani generose ma decise.

Nonna Maria nel suo giardino
Non immaginate una vecchina indifesa che confeziona biscotti in silenzio: nonna Maria è una donna caparbia, attenta. Inamovibile sulle sue decisioni. Se il baccalà della Vigilia – evidentemente troppo salato – per lei «non è salato ma saporito», c’è poco da discutere. A questo io ero già abituata: mia nonna Adriana è così, testa dura e poco spazio al romanticismo. La chiamano la Generazione Silenziosa, quella dei nati tra la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, uomini e donne di poche parole ma tanti fatti, che l’affetto lo dimostrano mettendo su la moka appena ti vedono, ché «ti voglio bene» non hanno mai imparato a dirlo. Però riescono molto più di altri a captare emozioni e stati d’animo. E ti accolgono sempre con il profumo di un dolce appena sfornato.
Quello che non avevo avuto, invece, prima di conoscere Nonna Maria, era la classica «Nonna Papera», quella con le ricette di famiglia, il codice segreto per togliere il malocchio, le strategie casalinghe. Classe 1934, Maria Alba – così come si firma con precisione sui biglietti, augurando «felicità e quello che il cuore desidera» – non condivide con scioltezza le sue ricette, preferisce farle lei stessa. Non si lancia in dimostrazioni d’affetto premature, per molto tempo all’inizio ha continuato a darmi del «lei», muovendosi con circospezione e lo sguardo attento di è abituata a tenere tutto sotto controllo.

Nonna Maria, nonno Alessio e i tre figli: Rosa, Amelia, Pino
Poi, però, se le entri nel cuore, te le ripete a memoria con fierezza: «Un uovo, un cucchiaino di zucchero, un cucchiaino di sambuca, un limone grattato, mezzo cucchiaino di lievito, un cucchiaino di olio e farina “quanta se ne ritira”». La sua ricetta degli struffoli, come sempre seguita dai consigli, «le palline le devi fare piccoline, friggerne poche alle volta. E olio assaje».

Polpette di melanzane di Nonna Maria
Ha gusto, nonna Maria, e un palato molto severo. Il pesce al di fuori di casa non lo mangia perché non si fida, la pizza è buona solo alla napoletana, quella romana è «secca». Cucina senza tregua, lo fa per tutti, ma anche per se stessa: mangia con gioia, poco ma bene, adora la frutta fresca, le primizie, «sono viziosa» dice ridendo mentre addenta le prime albicocche dell’anno. Le piace coccolare e coccolarsi. Proprio come me. Potrebbe stare ore e ore in piedi con le mani in pasta, sapendo di far felici gli ospiti… come faccio io.
È in questo che mi rivedo in nonna Maria, nella gioia di preparare e mangiare cose buone, nella voglia di far sorridere chi si ama con i sapori di casa. Nei piccoli vizi che fanno bene all’animo: «La sera dopo cena vi sedete e vi fate un goccino, te e tuo marito» mi dice consegnandomi la bottiglia di mandarinetto, il mio preferito.

Casatiello dolce di Nonna Maria
Non basterebbero mille pagine per raccontare la dispensa sempre piena di Nonna Maria, i piattini piccoli, i peperoni con le olive e i capperi… le verdure sono il suo vero cavallo di battaglia. Lei si vanta della pasta fatta a mano, i figli celebrano i suoi cannelloni, ma la verità è che la maestria di questa donna dalle mani ferme e generose sta nelle preparazioni più semplici, nel modo in cui tratta la verdure, con rispetto ma senza farsi intimorire: nel suo giardino crescono le zucchine lunghe siciliane, che cucina con amore senza sprecarne neanche un po’. Le sue melanzane a barchetta sono il massimo, le crocchette di cavolfiore e pecorino le sogno ancora la notte.

Nonna Maria e io
I piatti del cuore di mio marito, uno dei tantissimi nipoti di cui va orgogliosa (adora raccontare aneddoti di famiglia, lo fa con la testa alta e il tono dolce), sono tutti a base di verdure: la pasta con il cavolfiore, ma soprattutto le fettuccine ai funghi porcini.
Il casatiello dolce no, quello proprio non gli va giù… per me, invece, è il cuore di nonna Maria, che ogni primavera, costi quel che costi, deve chiudersi in casa a preparare tutto per tutti. Nonna Maria, la nonna cuoca che non avevo mai avuto e che ha imparato a volermi bene a tavola. Per me, quel casatiello asciutto è un grande sì.
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