Che meravigliosa invenzione, il frigorifero. Abituati alla sua presenza, è diventato invisibile e banale ai nostri occhi: eppure quante cose non sarebbero le stesse senza! Questo elettrodomestico ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, trasformando la società, l’economia, l’alimentazione.
Nessuna esagerazione: prima del suo avvento (il primo frigorifero domestico moderno fu brevettato nel 1915) conservare gli alimenti era difficilissimo. Le alternative erano la salagione, l’affumicatura, l’essiccazione, la fermentazione o le ghiacciaie. Tolto ciò, gli alimenti freschi andavano comprati di frequente e consumati più in fretta possibile. Pena? Un’intossicazione alimentare. Rischiare la vita a causa di un alimento infetto o andato a male era molto più comune rispetto ad ora.
Poi è arrivato lui. E con lui la catena del freddo (alla base delle filiere alimentari), una maggiore sicurezza alimentare, la possibilità di fare scorte e di consumare alimenti non locali e fuori stagione. Note negative (ma gliele perdoniamo!): la spinta all’ascesa del consumismo, all’eccesso alimentare e agli sprechi.
Per quanto lo diamo per scontato, inconsciamente è una presenza rassicurante per tutti noi. Una sorta di luogo sicuro dove, per un lasso di tempo più o meno lungo, il cibo può stazionare senza farci correre rischi. Ma, così facendo, compiamo alcuni errori. Non tutti i cibi stanno meglio in frigorifero, e su alcuni in particolare va fatta un po’ di chiarezza.

Partiamo da loro. Vederle al supermercato riposte su dei normali scaffali non refrigerati potrebbe creare un po’ di confusione. Viene automatico pensare che, se loro le conservano così, allora sarà il modo giusto anche una volta a casa. Invece, la situazione è più complessa.
I gusci delle uova possiedono una barriera naturale contro i batteri, primo fra tutti la salmonella, che gli permette di conservarsi a temperatura ambiente. Riporle in frigorifero una volta a casa permette di rallentare la crescita batterica e conservarle più a lungo. Ma il vero nemico delle uova è lo sbalzo termico: interrompere la catena del freddo nel trasporto dal supermercato a casa causerebbe un passaggio di batteri attraverso i pori del guscio, alzando il rischio di contaminazione. Per questo, almeno in Europa, le uova in commercio sono poste a temperatura ambiente.
Stessa ragione per cui l’uso del classico portauova sullo sportello del frigorifero, l’area più esposta agli sbalzi termici, è sconsigliato. Meglio, piuttosto, lasciarle nel loro cartoncino assorbente e riporle sui ripiani centrali o alti.

Re dell’estate e “ortaggio” preferito dagli italiani, sarebbe un peccato conservare male i pomodori. Soprattutto perché, a rimetterci, è il sapore. «Non ci sono più i pomodori di una volta, questi non sanno di niente!» almeno una volta lo abbiamo sentito (o detto) tutti, riguardo pomodori o qualsiasi altro ortaggio. Senza nulla togliere alla veridicità della questione, c’è un piccolo rimedio per evitare che i nostri pomodori siano insapori: conservarli fuori dal frigorifero. Il freddo, infatti, ostacola l’attività degli enzimi responsabili dei composti aromatici che noi ricerchiamo, rallenta la maturazione e con essa lo sviluppo dei sapori.
A risentirne è anche la consistenza: il freddo infatti, rompendo le membrane del frutto, potrebbe renderli particolarmente farinosi.
La regola non vale sempre: se comprate dei pomodori già molto maturi e non avete intenzione di consumarli subito, il frigorifero è consentito. Basterà tirarli fuori un’ora prima di consumarli.

La banana, come tutti i frutti tropicali, non ama il freddo. Conservarla in frigorifero può causare l’ossidazione, quindi l’annerimento, della buccia esterna, oltre che un blocco nella maturazione della polpa. Possiamo farlo solo a condizione che sia già abbastanza matura. Se è acerba, ci ritroveremo presto con una banana marcescente all’esterno e senza sapore all’interno.

Cipolla e aglio sono quelle cose che non mancano mai in dispensa. Puntualmente, però, ecco che li troviamo germogliati o marci. Per evitare il marciume basta una semplice accortezza: evitare di refrigerarli. L’umidità del frigorifero favorisce infatti lo sviluppo di muffe e rammollimenti, soprattutto nella cipolla. Una volta aperti, il frigorifero va bene, a patto che si consumino entro pochi giorni.
Per impedire, o meglio ritardare, la germogliazione, questi bulbi vanno conservati in luoghi bui, freschi e asciutti. L’ideale sono sacchetti di carta o ceste traspiranti, riposte in cantina o in dispensa.
Fondamentale, poi, non separare gli spicchi dell’aglio, ma lasciare il bulbo intatto.

Se volete ottenere delle patate raggrinzite in pochi giorni, il frigorifero è il luogo perfetto. Le sue temperature trasformano gli amidi in zuccheri, rovinandone consistenza e sapore.
A chi non è mai capitato di ritrovare quel sacchetto di patate comprato un mese fa, pieno di simpatici germogli che si fanno strada tra i buchi della rete. È inevitabile: le patate prima o dopo germogliano, sviluppando sostanze nocive (la solanina) che renderanno il tubero tossico. Per posticipare la germogliazione, e in generale il deperimento della patata, basterà riporle in un luogo fresco, asciutto e buio, all’interno di un sacchetto a rete o di carta (o in una cassetta aperta). Insomma, proprio come le cipolle. Ma attenzione a non metterle vicine, si rovineranno a vicenda!

Mettere il caffè macinato nel frigorifero è un errore comune. Quando si tratta di caffè, lo scopo di tutti è conservarne gli aromi. E l’umidità del frigo va nella direzione opposta: perdiamo gli aromi e rischiamo di fargli assorbire odori di altri cibi.
Anche in questo caso, l’ideale è tenerlo in un contenitore chiuso, oscurato e riposto in un luogo fresco e asciutto.
Piuttosto del frigorifero, il freezer: se ben sigillato e magari già porzionato (così da evitare continui sbalzi di temperatura), il congelamento può essere una soluzione per farlo durare più a lungo rallentando ossidazione e perdita aromatica.

Il cioccolato è molto più delicato di quanto pensiamo. Troppo caldo? Si scioglierà. Troppo freddo? Si rovinerà.
La cioccolata che compriamo è stata sottoposta ad un’operazione che le dona consistenza e sapore ideali: il temperaggio. È tutto un gioco di temperature e di chimica, in cui il burro di cacao ha un ruolo protagonista. Quando ci capita di trovare una patina biancastra sulla nostra tavoletta, spesso si tratta proprio di burro di cacao (non di muffa!), che si è fuso, è affiorato e poi ricristallizzato. La causa di questo fenomeno, chiamato fioritura, è il caldo. Poi lo mettiamo in frigorifero, e ci ritroviamo con lo stesso problema. Già, anche in questo caso il frigorifero non è il luogo ideale. Sempre la stessa solfa: un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce.
Ma quando in casa fa davvero caldo, con alcune accortezze possiamo riporlo il frigorifero: basterà avvolgerlo nella stagnola, chiuderlo in un contenitore ermetico ed evitare continui sbalzi termici.
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