«Mi accendo un sigaro e te ne parlo volentieri». Risponde così Saro Grasso quando gli chiediamo delle belle mangiate che Franco Battiato ha fatto nel suo ristorante di Milo in Sicilia, il 4 Archi premiato con i Tre Gamberi nella guida Ristoranti d’Italia, il paese in cui il cantautore catanese ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. «Devo dire la verità, lui veniva da me non perché gli piacesse mangiare qui, ma frequentava il locale per necessità», spiega Grasso, «spesso veniva quando aveva ospiti, grandi artisti e cantanti e non aveva nulla da cucinare a casa».
È noto a tutti lo stile alimentare seguito dal maestro Battiato: era vegano e «non mangiando né carne né pesce, in trattoria avevo un po’ di problemi a servirgli dei piatti», spiega Saro. Ai 4 Archi Franco Battiato ordinava il macco, piatto tipico siciliano fatto con fave secche e finocchietto. «Il piatto è un must del ristorante, e siccome lo prendeva sempre Battiato l’ho inserito in menu con il nome di “Maccu di Franco”, quando poi è morto ho aggiunto anche il cognome, per renderlo più riconoscibile».

Il maestro era così stimato fra i musicisti e gli artisti, che la sua grandezza era riconosciuta dagli stessi anche a tavola. Saro Grasso ricorda l’episodio del macco degli artisti: «Una delle ultime volte che Battiato è stato da me, erano tutti intimiditi e nessuno riusciva a ordinare, attendevano che lo facesse per prima lui. A quel punto, ha ordinato il solito macco e tutti hanno preso lo stesso piatto». Ma c’è stato un piccolo misunderstanding fra Saro e Battiato che il ristoratore ricorda ancora oggi: «Il macco si può fare senza pasta o con la pasta, quel giorno la cucina lo proponeva con la pasta, quando è arrivato a tavola a Battiato, lui mi ha rimproverato e mi ha richiesto quello senza pasta». La cucina ha subito rimediato.
Oltre a un regime alimentare vegano, Franco Battiato aveva escluso dalla sua dieta anche gli alcolici nei suoi ultimi anni di vita e la difficoltà dei 4 Archi di Milo, oltre alle pietanze da proporgli, era il beverage: un’osteria di quel calibro proponeva solo vino e birra: «Quando mi ha detto che non beveva ma che pasteggiava con il tè, ho detto che non ci sarebbero stati problemi. Mi sono procurato del tè e ogni volta che veniva qui, glielo offrivo. Non sarà stato uno dei migliori, come quello che aveva in casa, ma almeno avevo soddisfatto la sua esigenza», ricorda Saro Grasso.
L’ingresso alla trattoria di Saro Grasso a Milo è scenografico, non solo per le piante rampicanti che ornano le pareti, ma anche per quella targa che indica il nome della strada: “Via Franco Battiato”. «A una settimana dalla morte, ho pensato di fare di testa mia e intitolare la strada a Battiato per anticipare tutti. C’erano slarghi, piazze dedicate, ma nessuna via portava il suo nome», spiega Grasso, «A quel punto ci ho messo una targa con scritto “Via Franco Battiato”».

La questione non è passata inosservata, ha attirato l’attenzione del vigile urbano di Milo che ha chiesto di togliere la targa, ma quando il ristoratore non ne ha voluto sapere è intervenuto anche il sindaco: «Sostenevano che non si potesse fare anche perché andava a creare confusione su Google Maps. Poi, mi sono informato per evitare che nessuno mi denunciasse e l’avvocato mi ha consigliato di togliere la “V” e a “I” e lasciare la dicitura “A Franco Battiato”». Di buona lena, Saro Grasso ha seguito il consiglio, ma da buon testardo che è, un anno dopo ha deciso di rifare di testa sua: «Sono salito su una scala, ho preso il pennarello e ci ho rimesso la “V” e la “I”». E vogliamo sperare che Battiato abbia gradito questo gesto di onore nei suoi confronti da parte di Saro, tanto quanto gradiva il suo macco di fave.
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