«Cosa mi compro oggi?». Il primo pensiero della mattina di Aurora Quattrocchi non è un copione né un set, bensì il mercato. L’attrice palermitana – 83 anni, David di Donatello appena vinto come migliore attrice per la pellicola Gioia mia di Margherita Spampinato e Pardo d’oro a Locarno – lo ha confessato di recente a Elle Italia in una lunga intervista in cui ripercorre la sua vita con la stessa libertà con cui ha sempre scelto i suoi personaggi. «Adoro andare a fare la spesa», dice. E non è un vezzo. Dagli anni Settanta non tocca carne proveniente da allevamenti intensivi. Una scelta radicata e silenziosa, maturata quando di alimentazione etica si occupavano in pochi e nessuno la chiamava ancora così. «Mi fa orrore», spiega, precisando che il rifiuto non riguarda soltanto gli animali, ma anche se stessa e il proprio modo di stare al mondo. «Non è solo per loro, ma anche per me».
Il rapporto con il cibo è viscerale tanto quanto quello con il teatro, perché legato proprio come quest’ultimo alla memoria, al corpo e all’identità. Cresciuta in una famiglia «borghesissima» che le vietava persino di parlare in dialetto, i ricordi della sua infanzia sono precisi e emblematici, intrecciati al profumo di alloro e lavanda della cassapanca della nonna, dei gelsomini e delle zagare di Villa Trabia – la casa in cui è cresciuta – che arrivavano fino ai corridoi lunghi del palazzo.

Villa Trabia, via Slow Food Palermo
Profumi di una Sicilia che si respirava e si mangiava, e che nei mercati storici di Palermo trovavano la loro forma più vera. Di quei mercati, dice a Elle, «i pochi rimasti sono diventati attrazioni turistiche». Luoghi vivi trasformati in scenografia. Il tipo di compromesso che Quattrocchi non ha mai accettato. E lo si vede ogni mattina nella sua spesa quotidiana: autenticità, stagionalità e frutta scelta a mano. «Adoro scegliere la frutta. Ogni giorno è una festa», dice.

Dopo cinquant’anni di palcoscenico e ruoli rimasti impressi nell’immaginario, da Mery per sempre di Marco Risi a Nuovomondo di Emanuele Crialese fino a Nostalgia di Mario Martone – con quella scena della Pietà rovesciata insieme a Pierfrancesco Favino che commosse Cannes – Quattrocchi arriva finalmente a un primo vero ruolo da protagonista e lo attraversa con la stessa naturalezza con cui parla di sé. Viaggia da sola, fa la spesa da sola, e non sopporta essere chiamata anziana. «La vecchiaia è un tempo della vita», dice. Come il cibo, come il teatro. Niente da giustificare, niente da spiegare.
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