Negli ultimi anni il formaggio statunitense smette di essere percepito come prodotto scarso o mera imitazione europea, e conquista una propria voce culturale. Tra le figure che sostengono con maggiore continuità questo cambiamento c’è Tenaya Darlington, scrittrice, professoressa di scrittura creativa, e divulgatrice digitale con lo pseudonimo Madame Fromage. Attraverso articoli, blog, libri, viaggi e una presenza digitale molto seguita, Darlington promuove il lavoro delle produzioni casearie statunitensi e contribuisce a ridefinire la percezione internazionale di quel mondo. Il suo percorso intreccia scrittura creativa, educazione gastronomica e ricerca sul campo, trasformando il racconto del formaggio in uno strumento di riconoscimento culturale.
Cresce negli Stati Uniti in un ambiente familiare profondamente legato alla letteratura, entrambi i genitori sono nel mondo accademico. Dopo gli studi al Beloit College, consegue nel 1997 un Master of Fine Arts in scrittura creativa alla Indiana University Bloomington. Lavora in ambiti molto diversi tra loro, tra cui archivista in uno studio di radiologia, venditrice di coltelli, critica gastronomica e visiting writer. Esperienze eterogenee che precedono l’approdo stabile all’insegnamento e contribuiscono a formare uno sguardo narrativo attento al lavoro quotidiano e alle culture materiali. La svolta professionale però avviene quando arriva a Philadelphia (nomen omen), dove il formaggio la cattura.

Appena trasferitasi nella città dell’amore fraterno, Darlington decide di assaggiare tutti i 350 formaggi disponibili nello storico negozio Di Bruno Bros. e raccontarli online sotto lo pseudonimo Madame Fromage. La scintilla scatta per merito di un formaggio francese, «È bastato un assaggio di Roquefort prodotto da Delphine Carles», racconta a Gambero Rosso, «per scatenare la mia ossessione per i formaggi e ispirare il mio blog chiamato Madame Fromage nel 2009. Non avevo mai assaggiato un formaggio con così tanti sapori: salinità, dolcezza, note vegetali e persino un accenno di ostrica. Questo ha consolidato ciò che molti americani pensano: i formaggi migliori sono quelli prodotti in Europa». Ma poi succede qualcosa. Un qualcosa che sta cambiando le regole e ampliando lo sguardo. «Un venditore di formaggi in un piccolo mercato locale mi ha fatto conoscere il Birchrun Hills Blue, un formaggio a latte crudo prodotto nella mia Pennsylvania, che mi ha lasciato senza parole. Aveva note di funghi, pepe nero e persino cioccolato bianco. Mi sono chiesta se fosse davvero un erborinato statunitense. Col tempo ho scoperto che i formaggi eccellenti vengono prodotti in tutto il mondo. I migliori hanno solitamente una cosa in comune: sono prodotti in piccoli lotti da latte di animali allevati al pascolo su terreni coltivati bene. Quindi, se si stanno cercando ottimi formaggi, soprattutto negli Stati Uniti, è opportuno curiosare nei mercati contadini e chiedere formaggi farmstead, “di fattoria” ad un banco (e banconista) affidabile».

L’obiettivo iniziale era autoeducativo: capire tecniche, stili e abbinamenti attraverso la pratica quotidiana. Il blog cresce rapidamente e diventa una piattaforma riconosciuta, trasformando quello che nasce come esperimento personale in un percorso professionale stabile. Nel 2013 pubblica il suo primo libro, Di Bruno Bros. House of Cheese, che consolida il passaggio dalla scrittura digitale all’editoria gastronomica. Accanto alla scrittura, Darlington sviluppa una forte attività educativa. Tiene corsi e degustazioni in contesti molto diversi, dai negozi ai festival, dai ristoranti agli spazi aziendali, fino a eventi organizzati in luoghi non convenzionali. L’insegnamento resta una costante anche nella carriera accademica presso la Saint Joseph’s University di Philadelphia, dove insegna scrittura creativa per diversi anni mentre porta avanti l’attività divulgativa. Oggi la sua attività si sviluppa soprattutto online attraverso il profilo Instagram @mmefromage, dove condivide degustazioni, consigli e momenti di vita quotidiana, alternando contenuti editoriali e collaborazioni sponsorizzate. Nel 2023 pubblica Madame Fromage’s Adventures in Cheese, guida narrativa che unisce educazione al gusto.

Negli anni ha firmato articoli dedicati al formaggio per riviste e testate statunitensi come Culture, Fermentation, Edible Philly e The Philadelphia Inquirer, pubblica altri libri mentre sviluppa una posizione sempre più chiara a favore dei formaggi prodotti negli Stati Uniti. Nei suoi interventi recenti, anche su Food & Wine, insiste sulla maturità raggiunta dai produttori statunitensi e sulla necessità di raccontarne identità e valore senza confronti subordinati alla tradizione europea.
«Per essere un buon conoscitore di formaggi negli Stati Uniti, devi sapere cosa cercare. Esistono molti formaggi prodotti su larga scala a livello industriale sostenuti da un marketing efficace. Se si desidera trovare formaggi artigianali autentici, è necessario chiedere in giro. Potrebbe essere necessario un fuoristrada per attraversare le zone rurali del Vermont o del Wisconsin! Ma ne vale la pena. Ed è questo il bello di essere una “detective del formaggio”. Si iniziano a incontrare altri geek del latticino, che ti parleranno dei loro piccoli produttori preferiti. Boxcarr Cheese nel North Carolina. Crooked Face Creamery nel Maine. Parish Hill Creamery nel Vermont». Con la sua presenza online Darlington si fa portavoce della stagione di legittimazione culturale e critica che stanno vivendo i formaggi statunitensi. Racconta produttori, territori e pratiche artigianali, mette in evidenza i riconoscimenti, rende sexy formaggi di territori fino a quel momento mai considerati.

Al quesito se si potrà avere presto un assaggio dei formaggi del Nuovo Mondo al di qua dell’Atlantico, Darlington è cauta, ma ottimista, «In Europa, i formaggi di qualità hanno spesso il bollino rosso della appellation d’origine protégée (come la nostra DOP, ndr), marchio di qualità e origine, quindi non è così difficile trovare formaggi di qualità. Se c’è il marchio su un pezzo di Comté in Francia, si può essere certi che è stato prodotto con latte crudo nelle montagne del Giura, secondo un disciplinare rigidamente applicato.
Negli Stati Uniti non abbiamo marchi DOP per guidare i consumatori, quindi se si sceglie un formaggio a caso al supermercato, si potrebbe rimanere delusi. Succede agli europei che vengono negli Stati Uniti alla ricerca di un buon formaggio, a meno che non abbiano con loro una buona guida ai formaggi. Gli Stati Uniti sono un mondo lattiero-caseario difficile da navigare perché è molto vasto. Detto questo, i produttori di formaggio americani hanno uno spirito imprenditoriale che rende meraviglioso l’attuale panorama caseario. La produzione artigianale di formaggio è un settore giovane, quindi c’è molta creatività e sperimentazione. I produttori di formaggio tendono anche a creare un’ampia varietà di formaggi, piuttosto che concentrarsi su uno o due stili e tipologie, come spesso fanno i produttori in Europa. Invece di perfezionare le ricette, ne scoprono continuamente di nuove e provano nuovi affinamenti e lavaggi».

Sperando in un futuro dove la distribuzione di prodotti caseari del nordamerica, considerando anche la situazione mondiale, ci si domanda se sarà mai possibile mettere le mani su una forma di ottimo Rush Creek Reserve o il pluripremiato Rogue River Blue primo vincitore statunitense ai World Cheese Awards nel 2019-20. Ma Darlington ci da spunti di speranza, «Non vedo molti formaggi statunitensi in Europa, anche se ho notato una crescente curiosità. Se vedo un formaggio statunitense nella vetrina di un negozio di formaggi, di solito si tratta di un prodotto aromatizzato proveniente dalla grande distribuzione. Chi è curioso deve andare a Bra, alla biennale mostra mercato Cheese (la prossima edizione sarà a settembre 2027), dove spesso partecipano i produttori statunitensi più interessanti.
Oltre a Madame Fromage, iniziano a farsi largo altri intenti a promuovere il formaggio d’oltremare, «Quest’anno due banconiste statunitensi specializzate nella vendita di formaggi, Emilia D’Albero e Courtney Johnson», conferma Darlington, «hanno vinto i massimi riconoscimenti al Mondial du Fromage in Francia: una novità assoluta! Penso che sia un passo importante per il formaggio artigianale negli Stati Uniti, perché queste due cheesemonger conoscono molti ottimi formaggi negli Stati Uniti. Hanno attirato l’attenzione, cosa che a sua volta creerà un nuovo interesse per il panorama caseario americano».

Altro passo decisivo per Darlington è la collaborazione con Cheese Journeys, società specializzata in viaggi a tema formaggi che offre accesso diretto a produttori, affinatori e cultura casearia nelle regioni vocate d’Europa: Francia, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito. Accompagna gruppi internazionali tra caseifici e territori, insegna a scrivere e fotografare il formaggio, suggerisce i migliori abbinamenti, rafforzando la dimensione esperienziale del suo lavoro. Nel 2020 vende la casa a Philadelphia e si trasferisce a Lussemburgo, dove lavora al carrello dei formaggi nel ristorante del cugino. Episodio che rafforza ed espande la familiarità con il patrimonio caseario europeo e il continuo dialogo tra le due sponde dell’Atlantico presente nel suo lavoro. Nel 2024 assume anche il ruolo di Cheese Ambassador per l’Unione Europea, producendo video e podcast dedicati alla promozione di formaggi europei a denominazione protetta, ulteriore segno della sua posizione di ponte tra tradizioni casearie diverse.
Nel 2026 decide di trasferirsi in Francia scegliendo come base Sète, cittadina portuale a sud di Montpellier, scelta raccontata apertamente ai lettori come parte di un progetto di vita più leggero e mobile attraverso una newsletter Substack. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’esistenza a due valigie e lavorare in movimento, secondo un modello ormai vicino a quello del nomadismo digitale. La nuova residenza non segna un distacco dal mondo del formaggio americano, ma un ampliamento dello sguardo. Nei suoi scritti descrive Sète attraverso ciò che per lei resta essenziale: una buona fromagerie, una boulangerie a lievitazione naturale, e una cultura gastronomica quotidiana ancora profondamente locale. Il trasferimento diventa così un’estensione naturale del percorso iniziato anni prima, costruito sul dialogo continuo tra Stati Uniti ed Europa.
Alla domanda se la Francia rappresenti una destinazione definitiva, risponde con ironia, definendosi una personalità irrequieta, incapace di fissarsi a lungo in un solo luogo. Il prossimo obiettivo che si è fissata è imparare a parlare (e scrivere) in francese. «Sembra scontato», sorride, «ma se ti fai chiamare “Madame Fromage”, il minimo è conoscere la lingua».
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