Non succede quasi nulla, eppure non riesci a smettere di guardarla. Makanai, la serie giapponese disponibile su Netflix, è l’opposto di tutto ciò a cui siamo abituati: niente ritmo frenetico, niente colpi di scena. Solo cucina, silenzi e piccoli gesti quotidiani. Basta poco, però, per ritrovarsi completamente immersi in questo mondo fatto di piatti semplici, cura e bellezza.
Dire che il cibo sia uno dei protagonisti del mondo della televisione è ormai una banalità. Film, competizioni, reality show, documentari, fiction: la scelta non manca. Nel panorama occidentale delle serie televisive il tema della cucina è sbarcato da poco. Un ruolo di svolta l’ha avuto The bear, che, riscuotendo enorme successo, ha reso il genere culinario più legittimo e commerciale.
Ma spostandoci in Oriente, soprattutto in Giappone e Corea, lo scenario cambia: qui le serie culinarie sono un vero e proprio filone, e una tradizione narrativa legata al cibo era già consolidata da tempo. Anche lo stile che lo caratterizza è molto distante da noi, e riflette ciò che il cibo e il pasto rappresentano per queste culture: un momento intimo, lento, rispettato.

Makanai è la trasposizione di un manga realizzata dall’acclamato regista giapponese Hirokazu Kore-eda. La storia è quella delle sedicenni Sumire e Kiyo, che si trasferiscono a Kyoto per apprendere l’arte delle geiko (geisha nel dialetto di Kyoto). Mentre Sumire dimostra subito una naturale predisposizione, Kiyo fa più fatica, e la separazione tra le due migliori amiche sembra inevitabile. È qui che il cibo entra in gioco: Kiyo manifesta sorprendente talento e passione per la cucina. La giovane viene così assunta come makanai, termine che nella serie assume il significato di “colei che cucina i pasti dello yakata”, la casa delle maiko (apprendiste geiko).
Nei nove episodi della serie, l’arte maiko e l’arte culinaria si intrecciano magistralmente. Assistere alla dedizione e alla cura con cui Kiyo reperisce gli ingredienti tra i mercati cittadini e li cucina è quasi ipnotico. Dotata di una straordinaria sensibilità, la giovane riesce sempre a trovare la pietanza perfetta per ogni pasto e a soddisfare il palato di ciascuna delle ragazze, nonostante provengano da culture gastronomiche diverse. Il suo ruolo all’interno dello yakata è fondamentale, poiché il cibo lo è: come si dice nella serie, ciò che si mangia deve essere «buono, rassicurante». Il cibo è nutrimento sia per il corpo che per lo spirito, ed è in grado di evocare emozioni: se è buono le ragazze staranno volentieri nella casa. Nello yakata i momenti dei pasti sono centrali: qui si stemperano tensioni e si recupera il piacere di stare insieme.

La serie ci offre una finestra sulla cucina giapponese tradizionale. Ingredienti e tecniche a noi sconosciuti ci fanno riflettere su quanto poco conosciamo questo mondo. Dunque, solo un’avvertenza prima di guardarla: potrebbe insinuarsi dentro di voi, oltre che tanta acquolina, un’irrefrenabile voglia di partire per un viaggio gastronomico in Giappone. Ecco alcuni dei deliziosi piatti che Kiyo prepara per le maiko.
La prima scena rivela da dove nasce l’amore di Kiyo per la cucina: la nonna. La vediamo preparare per le ragazze, come pasto portafortuna prima della nuova avventura, una zuppa di nabekko dango: grossi gnocchi di riso, la cui forma ricorda una pentola (da qui nabe, cioè pentola), immersi in una saporita zuppa di fagioli rossi azuki.

È il primo piatto che Kiyo prepara per le maiko in assenza della cuoca ufficiale. L’oyakodon è un piatto base delle famiglie giapponesi: ciotola di riso con pollo e uova. Il suo nome è un particolare gioco di parole: oyako in giapponese significa “padre e figlio”, che nel caso del piatto si riferisce al pollo (padre) e all’uovo (figlio).

Nel terzo episodio vediamo Kiyo sul balcone intenta a prendersi cura, quasi come fossero figlie, di un vassoio di curiose “palline gialle”, a cui sussurra: «a partire da oggi, vi proteggerò tutti per tre giorni». Si tratta di prugne giapponesi, che la giovane sta essiccando per fare l’umeboshi, un sottaceto molto popolare dal sapore marcatamente aspro e salato, noto per i suoi numerosi benefici per la salute.

Forse l’unico piatto facilmente riproducibile a casa: sandwich di morbido shokupan (pane al latte) con un cremoso ripieno di uova e maionese.

Kiyo li prepara per Sumire, che glieli ha chiesti espressamente per quando sarebbe ufficialmente diventata una maiko. Con le croste di pane avanzato Kiyo prepara uno snack tanto semplice quanto buono, friggendole.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd