Lo sapevate che

Che cos'è l'Omurice, l'amatissima omelette giapponese diventata un fenomeno globale

Da comfort food casalingo a fenomeno da milioni di visualizzazioni. Viaggio nel piatto che racconta cent'anni di contaminazioni tra Giappone e Occidente

  • 10 Febbraio, 2026
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Un taglio netto sulla superficie e l’uovo cremoso che si apre come un fiore, colando sul riso fumante. È l’omurice, o omuraisu, il piatto che da cent’anni racconta l’incontro tra Giappone e Occidente. Apparentemente semplice, questa omelette che avvolge riso saltato al ketchup nasconde una storia di contaminazioni culturali, innovazioni tecniche e, oggi, milioni di visualizzazioni sui social. Una ricetta base che si è moltiplicata in infinite declinazioni, dalle interpretazioni gourmet con wagyu fino alle opzioni vegetariane, mantenendo intatta la sfida tecnica della consistenza semiliquida senza doratura per un’esecuzione perfetta.

Le radici contese dell’omuraisu

Osaka e Tokyo se ne contendono tuttora la paternità, ma la pista più solida porta nella prima città. Si racconta che nel 1925 Shigeo Kitahashi, chef dell’Hokkyokusei, avesse un cliente fisso che faceva sempre la stessa ordinazione: omelette e riso bianco rigorosamente separati. Un giorno Kitahashi decise di semplificargli la vita, saltando il riso con cipolle, funghi e ketchup – prodotto americano appena sbarcato in Giappone – e avvolgendolo in una frittata morbida. L’uomo apprezzò così tanto da ribattezzare il piatto fondendo “omelette” e “rice“. Il piatto entrò nel menu e non ne uscì più.

Preparazione omurice, jukananan727 via Instagram

L’Hokkyokusei serve ancora quella ricetta nel suo locale con giardino zen. Ma a Tokyo il Rengatei di Ginza, tempio della cucina francese dal 1895, rivendica un primato più antico. Un proto-omurice solo con uova e riso saltato creato per i dipendenti e citato anche in un romanzo del 1903. Quel che è certo è che questo piatto non sarebbe potuto nascere in nessun’altra epoca. Venuto alla luce nell’era Taisho, è figlio dell’influenza occidentale post-apertura Meiji e soprattutto della yoshoku, la cucina fusion giapponese che reinterpreta piatti europei e americani adattandoli al palato nipponico. Nel giro di pochi decenni, l’omurice divenne un classico casalingo. La ricetta semplice e gli ingredienti economici lo resero ideale per la cucina di casa, trasformandolo in comfort food.

Dalla cultura pop ai social media

È questo radicamento nella quotidianità giapponese a spiegare la sua onnipresenza nella cultura pop. L’omurice permea anime, manga e film da decenni. In “Spy x Family”, Loid Forger lo prepara per fare pace con Anya, mentre nel capolavoro Ai Yazawa il piatto si trasforma in un vero strumento di comunicazione tra Nana e Takumi. Persino la serie tv “Midnight Diner: Tokyo Stories” gli dedica un’intera puntata. Ma è con TikTok e Instagram che queste soffici uova strapazzate con riso sono diventate fenomeno globale. Un passaggio, quello dal piccolo schermo ai social, in cui un uomo ha fatto la differenza.

Kichi Kichi Omurice via Instagram

Se oggi l’omurice è virale il merito va, infatti, in larga parte a Motokichi Yukimura. Settant’anni, capelli rosa shocking, 325.000 follower su Instagram. Il suo ristorante Kichi Kichi Omurice, aperto nel 1978 a Kyoto, è meta di pellegrinaggio per food influencer di tutto il mondo. Ai clienti offre due opzioni: il “cut”, taglio scenografico dell’omelette, o il “fly”, lancio acrobatico dell’uovo sul piatto. Prenotare da lui è un’impresa: massimo 15 coperti e posti che si esauriscono in pochi secondi. Il successo ha portato Yukimura in tour mondiale – Australia, con tappe a Melbourne, Sydney, Brisbane – con la missione dichiarata di «diffondere la felicità dell’omurice». Una felicità che sta soprattutto in ciò che dell’omurice rimane. Il piatto che risolve la cena quando non sai cosa cucinare e che, a distanza di un secolo dalla sua creazione, funziona ancora.

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