Tra le colline e le pianure dellโEmilia-Romagna, terra celebre per Parmigiano Reggiano, aceto balsamico e salumi stagionati, sta prendendo forma un progetto gastronomico che guarda sorprendentemente verso Oriente. Si chiama Kekoji, ed รจ un laboratorio artigianale nato a Reggio Emilia che produce miso, shoyu e altri condimenti fermentati ispirati alla tradizione giapponese, ma realizzati esclusivamente con materie prime locali.ย
Il laboratorio porta un nome un cognome, quelli di Davide Belli, che innamoratosi della fermentazione naturale, ha dedicato i suoi studi alle tecniche tradizionali orientali , ma con uno sguardo nuovo: la loro applicazione a ingredienti mediterranei. Il risultato รจ un viaggio dallโaltra parte del mondo che fa emergere un punto saldo della storia della gastronomia: ovvero un incontro tra due culture culinarie che, a prima vista, sembrano lontane ma che condividono una radice profonda, la fermentazione. In fondo, se ci pensiamo, per certi versi, lโItalia e il Giappone parlano la stessa lingua gastronomica: quella del tempo, dei microrganismi e della trasformazione lenta degli ingredienti.
Per capire il progetto Kekoji bisogna, infatti, partire proprio da qui. La fermentazione non รจ di certo una novitร per la cultura alimentare italiana. Anzi, molti dei prodotti simbolo della gastronomia nazionale nascono proprio da questo processo naturale. Il giร citato Parmigiano, ma anche il vino, il pane a lievitazione naturale, il salame o lโaceto balsamico sono tutti esempi di cibi in cui microrganismi, come batteri, lieviti o muffe trasformano lentamente le materie prime, fino a creare aromi complessi e migliorare la conservazione degli alimenti. La cucina giapponese ha sviluppato una tradizione fermentativa altrettanto raffinata.
Qui entra in gioco un ingrediente chiave: il koji. Il koji รจ un fungo microscopico (Aspergillus oryzae) utilizzato da secoli in Giappone per produrre alimenti fondamentali come miso, salsa di soia (shoyu), sakรจ o mirin. Quando cresce sui cereali o sui legumi, il koji produce enzimi che scompongono proteine e amidi in molecole piรน semplici. Questo processo libera zuccheri, aminoacidi e composti aromatici, creando quella profonditร di gusto che i giapponesi chiamano umami.

Ne sentiamo parlare tanto, ma esattamente cosa significa umami? Il termine viene spesso tradotto come sapido, ma in realtร descrive qualcosa di piรน complesso. ร il cosiddetto quinto gusto, scoperto scientificamente nel 1908 dal chimico giapponese Kikunae Ikeda, ed รจ legato soprattutto alla presenza di glutammato e nucleotidi, molecole che danno ai cibi una sensazione di pienezza e profonditร . ร lo stesso sapore che si percepisce in alimenti molto diversi tra loro, come formaggi stagionati, pomodori maturi, funghi, alghe o carne brasata. Non รจ un caso che molti di questi ingredienti siano fermentati o maturati a lungo: รจ proprio il tempo aiuta a liberare gli aminoacidi responsabili dellโumami. Da questo il terreno comune nasce il progetto Kekoji.
La reinterpretazione della tradizione giapponese dei fermentati con ingredienti italiani: il laboratorio produce miso, shoyu e altri condimenti partendo da legumi, cereali e ortaggi coltivati localmente. La filosofia รจ chiara: non copiare i prodotti asiatici, ma adattarne le tecniche al territorio. Per questo motivo molti fermentati Kekoji non utilizzano la soia, ingrediente tipico della cucina giapponese ma meno diffuso nelle coltivazioni italiane. Al suo posto vengono impiegati lenticchie, ceci, fagioli, cereali locali e ortaggi stagionali. Il processo rimane perรฒ fedele alla tradizione: koji, sale, tempo e pazienza. La fermentazione puรฒ durare da alcuni mesi fino a piรน di un anno, durante i quali i sapori si evolvono lentamente. Il risultato? Condimenti ricchi di umami, profondi e sorprendentemente versatili.

Tra i prodotti simbolo del laboratorio ci sono naturalmente i miso artigianali. Il miso รจ una pasta fermentata tradizionalmente composta da soia, sale e koji. Durante la maturazione, il composto sviluppa aromi sempre piรน complessi. Qui ritroviamo versioni alternative che riflettono ampiamente il territorio italiano, come quelli a base di lenticchie, ceci, cereali, zucca o altri ortaggi. E il risultato non รจ una semplice imitazione del miso giapponese, ma proprio una reinterpretazione gastronomica. I sapori risultano spesso piรน delicati, con note che ricordano nocciola, funghi, brodo o formaggi stagionati. In cucina possono essere utilizzati in molti modi, dalle zuppe alle marinature, passando per salse e persino nei dolci. Una piccola quantitร basta per trasformare un piatto, aggiungendo profonditร e complessitร . Provare per credere!
ร vero, la soia non รจ un alimento italiano, ma anche in questo caso abbiamo leย alternative alla salsa di soia tradizionale. Questi condimenti liquidi fermentati, ispirati allo shoyu, vengono realizzati con legumi e cereali sempre nostrani. Di nuovo, il processo รจ simile a quello giapponese: il koji viene fatto crescere sui cereali, poi mescolato con legumi e acqua salata. La fermentazione e la maturazione producono un liquido ricco di aromi, filtrato alla fine del processo. Il risultato รจ una salsa dal profilo intenso ma equilibrato, con note che ricordano il brodo vegetale, il pane tostato, i funghi e la frutta secca.ย
Negli ultimi anni la fermentazione รจ uscita dalle retrovie ed รจ diventata uno dei linguaggi piรน interessanti dellโalta cucina contemporanea. Dai ristoranti nordici ai laboratori artigianali, chef e produttori stanno riscoprendo tecniche antiche per creare nuovi sapori. In questo panorama, progetti come Kekoji raccontano qualcosa di interessante: la fermentazione non รจ solo qualcosa che attiene alla storia gastronomica di un territorio, ma puรฒ diventare anche interpretazione culturale. Usare il koji su ingredienti italiani significa creare una nuova grammatica culinaria, dove la sapiditร del miso incontra i legumi mediterranei e lโumami dialoga con i prodotti del territorio. In fondo, la cucina รจ sempre stata un luogo di scambio. E a volte basta un fungo invisibile per far incontrare due mondi gastronomici lontani (lโEmilia e il Giappone) dentro un semplice cucchiaio di miso.
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