E pensare che per anni li abbiamo chiamati frittelle, sbavando davanti la TV senza capire cosa fossero. Buoni, quello era chiaro anche senza assaggiarli, ma in un tempo in cui le serie si chiamavano ancora «telefilm» e i leggins «fuseaux», le ricette degli Stati Uniti erano perlopiù sconosciute. Allettanti, sì, ma in fondo a chi importava, era roba da americani. Mai traduzione fu più fuorviante, perché i pancakes di «fritto» non hanno un bel niente. Forse anche per questo, insieme a mille altri motivi, non riusciamo a smettere di mangiarli.
In Italia, ormai, li conoscono tutti. A noi Millenials – i nati tra il 1981 e il 1996 – il merito di averli scoperti per primi (pure se nella forma industriale dei supermercati all’estero), sdoganati a colazione, a merenda, persino a pranzo in versione salata. Oggi, però, anche persone delle generazioni passate sanno cosa sono: magari non li cucinano né li consumano, ma con il termine “pancakes” sono in confidenza. Per non parlare della Gen Z (classe 1997-2012), che continua a far impazzire gli utenti di TikTok con ricette di ogni genere, e i (piccolissimi) consumatori di domani, i bambini. Forse la fascia d’età che maggiormente li sta normalizzando, rendendoli parte integrante della dieta casalinga, prodotti di tutti i giorni al pari di biscotti, ciambellone e focacce. Non più una specialità straniera, solo un dolce (neanche troppo dolce) come tanti altri. Ma più versatile, veloce, personalizzabile… «praticamente perfetto sotto ogni aspetto», un po’ come Mary Poppins.

Nelle pasticcerie e bakery moderne si vedono da almeno una decina d’anni, ma la dimensione domestica è il loro mondo: sono destinati alla colazione speciale del sabato o alla coccola del pomeriggio. Un boom c’è stato durante il lockdown e da allora non si è più tornati indietro (basti vedere il seguito di Pancake Eden, progetto social dedicato solo a questi prodotti). A sancirne il successo – e il processo di “italianizzazione” – è arrivata poi Mulino Bianco, che nel 2021 ha lanciato una linea di pancakes confezionati in occasione del Pancake Day, il Martedì Grasso che nel Regno Unito si festeggia con montagne di soffici dischi dolci. E si sa, se il brand che per gli italiani è “casa” decide di fare suo un prodotto, è perché il pubblico ne ha bisogno. Già, ma perché?
Sicuramente il grande schermo, con le scene delle colazioni servite nei tradizionali diner americani, ce ne ha fatti innamorare: film, ma anche cartoni animati, come il cortometraggio Three for Breakfast del 1948, che vede protagonisti un Paperino cuoco e i dispettosi Cip e Ciop che cercando di rubargli le «frittelle». Ma se a distanza di così tanto tempo dopo averli scoperti non possiamo ancora farne a meno (anche nella loro versione giapponese, alta e sofficissima, protagonista di format di successo), deve esserci dell’altro.

Intanto, la praticità: si preparano in poco tempo, si mantengono bene in frigorifero oppure nel freezer (inserite un quadratino di carta da forno tra un pezzo e l’altro, così da poterli tirare fuori singolarmente). La cottura è veloce, in padella (antiaderente e ben calda), praticamente senza grassi (se necessario, si può usare un poco di burro o di olio per il primo giro). Per le famiglie sono una manna dal cielo, farli in casa è semplicissimo (soprattutto se si seguono i trucchi giusti), sono l’ideale da portare con sé durante un viaggio, non sporcano e non necessitano di alcun riscaldamento. Ottimi anche nella fase di svezzamento, tagliati a striscioline o piccoli pezzi.
Buonissimi anche senza zucchero, da condire a piacere con burri di frutta secca, sciroppi, confetture o accompagnare a ingredienti salati come uova fritte e bacon, in pieno stile statunitense. Non ci sono limiti, quando si tratta di pancakes, si spazia con la fantasia giocando con gli ingredienti. La pastella può essere arricchita con gocce di cioccolato, frutti di bosco, cannella in polvere o cacao, per i fanatici del salutismo ci sono versioni “light”, chi ama il salato può farli con parmigiano, sale, spinaci lessi ben strizzati o altre verdure. Insomma, sono personalizzabili in ogni modo e forma, valida alternativa al pane o le fette biscottate per iniziare la giornata o accompagnare un bel piatto di verdure arrosto.

I pancakes sono buoni. Scontato? Non del tutto. Il loro sapore è talmente semplice che è impossibile che non piacciano. La modalità di consumo, poi, fa il resto: impilati uno sopra l’altro, questi soffici dischetti da tagliare con forchetta e coltello – dettaglio che rende immediatamente il momento della colazione più speciale – sono una vera coccola al mattino. Una colazione facile che però richiede un minimo di apparecchiatura, del tempo per sé. Aprire la bottiglia di sciroppo d’acero e versarne il contenuto ambrato sopra la dolce torretta è un piacere per gli occhi. E poi la superficie ben dorata, bellissima da veder comparire durante la cottura: ormai lo sanno tutti, quando appaiono le bollicine in superficie è il momento di girarli, ed ecco che la pastella bianca assume colore, si gonfia, sprigionando un profumo delizioso per tutta casa. Com’è che si dice? Minimo sforzo, massima resa.

Nel mondo gastronomico qualcuno potrebbe reputarli troppo banali, noiosi, già obsoleti. Ma quella dei pancake non è solo una tendenza: sono qui per restare. Altrimenti, come si spiega il fatto che i figli di Yotam Ottolenghi, lo chef di origini israeliane più famoso al mondo, colui che ha rivoluzionato il modo di cucinare le verdure, ne vadano pazzi? «Il più delle volte la mia cucina passa inosservata» scrive nella sua newsletter, «tra tutte le cose che cucino per loro questa è l’unica che viene apprezzata».
Come biasimarli. Confortevoli, sempre uguali eppure diversi, facili, adatti a tutti, accessibili: per una generazione che ha visto crollare le Torri Gemelli, il mercato immobiliare, la calotta polare e la stabilità lavorativa, forse va bene ricercare un po’ di piacere immediato, un porto sicuro. Quel comfort food che ci siamo costruiti: non il ricordo dell’infanzia, non il profumo del pranzo della domenica, ma la rassicurazione che abbiamo dovuto cercare da noi quando non potevamo più chiedere ad altri.
Una montagna di pancakes con sciroppo d’acero, grazie.
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