Gli scones di Bridgerton: storia e segreti dei panini dolci che raccontano il tè inglese
Con l’uscita della quinta stagione della serie Netflix, tornano protagonisti i paninetti burrosi simbolo dell’afternoon tea: storia, curiosità e regole di galateo
Otto fratelli e sorelle dell’alta società londinese in cerca dell’amore. Una trama talmente rassicurante che non può che convincere il grande pubblico sempre più bisognoso di comfort: la saga di Bridgerton continua a piacere, tanto che in occasione dell’uscita della quinta stagione (in onda su Netflix dal 29 gennaio), influencer di cibo (e non solo) hanno iniziato a condividere sui social ricette per gli scones e trucchi per realizzare un perfetto tè all’inglese, immancabile nella serie.
Scones, i paninetti inglesi per il tè del pomeriggio
Si apre proprio con un primo piano sugli scones, l’ultima stagione: i panini burrosi nati in Scozia e poi divenuti un must in tutto il Regno Unito, dolci non troppo dolci, comfort food di ogni inglese che si rispetti: basta un morso per tornare bambini, alla merenda del pomeriggio, il sapore d’infanzia che sa di burro, marmellata, e fa compagnia al tè English Breakfast. In Italia cominciano a essere conosciuti ma sono ancora introvabili, così come la clotted cream, la crema da spalmare all’interno… chissà, forse il fenomeno Bridgerton riuscirà a far arrivare anche qui questa specialità d’oltremanica. Mentre attendiamo fiduciosi, ecco dieci curiosità sugli scones, i dolcetti degni di una regina.
Dieci curiosità sugli scones, i dolcetti della serie tv Bridgerton
Due le teorie sull’origine del nome: c’è chi dice che derivi dalla Pietra di Scone (Stone of Scone), un masso nell’omonimo villaggio di Scone, Scozia, caratterizzato da una frattura che si narra sia stata causata da Mosè per farne fuoriuscire dell’acqua. È la stessa pietra su cui Giacobbe avrebbe ricevuto una visione, quella su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi nel Medioevo. Altra ipotesi, la più accreditata: si tratta di un’evoluzione di sgonn, termine gaelico con cui si indica una grande massa.
La direttrice marketing 49enne Sarah Merker da Isleworth, a Ovest di Londra, nel 2023 ha portato a termine un curioso progetto: assaggiare e classificare gli scone di ogni sito del National Trust provvisto di una sala da tè, visitando in tutto 244 luoghi tra Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord.
Il termine scone si è iniziato a diffondere nel 1513 secondo l’Oxford English Dictionary, ma questi pani dolci divennero parte della cultura britannica solo più avanti, nell’Ottocento, quando la Duchessa di Bedford Anna Russell – a cui si deve il fenomeno dell’afternoon tea – iniziò a chiedere alla servitù di offrirli agli ospiti insieme al tè.
In principio erano fatti di avena e cotti sulla piastra: anche se oggi sono tutti di forma tonda, originariamente erano triangolari. La prima ricetta scritta è apparsa nel 1669, nella Wellcome collection, si intitola Mrs Fellards’s scone cake e prevede l’aggiunta di ribes. Oggi ne esistono anche versioni con uvetta, l’impasto si fa ancora con farina, burro, uova, zucchero, latte e lievito, e la cottura avviene in forno.
Per gustarli al meglio, gli scones vanno aperti a metà e spalmati di clotted cream, una crema densa e golosissima ottenuta dal riscaldamento indiretto del latte intero, a metà tra un burro e una panna. Per finire, una generosa dose di confettura, solitamente alle fragole. Già, ma in che ordine? Le contee di Devonshire e Cornovaglia hanno dibattuto per decenni per decidere se sia meglio spalmare prima l’una o l’altra, ma non si è arrivati a una risposta univoca: in Cornovaglia si continua a mettere prima la marmellata, nel Devonshire la crema.
Come ogni evento che si rispetti, il tè del pomeriggio ha le sue regole. Secondo il galateo, gli scones vanno portati in tavola ancora caldi, insieme alle ciotole con confettura e clotted cream, ognuna con il suo cucchiaio. Prima, però, si mangiano i sandwich tagliati in striscioline rettangolari: una volta finiti, si passa ai paninetti dolci, che a questo punto avranno raggiunto la temperatura ideale, ancora tipiedi ma non troppo da far sciogliere la clotted cream.
Guai a tagliare gli scones con il coltello! L’etichetta impone che vengano spezzati sempre e solo con le mani, prima di essere farciti.
Cream tea: basta questo per rendere felice un inglese doc. Mentre il classico afternoon tea prevede un sontuoso banchetto, il cream tea è il termine con cui si indica semplicemente la merenda a base di scones farciti e una buona tazza di tè: perché tutto il resto può attendere, ma agli scones non si dice mai di no.
Come sempre, gli statunitensi amano far infuriare i britannici con le loro versioni e soprattutto i nomi diversi: gli scones negli States si chiamano biscuits, parola che in lingua inglese invece indica i biscotti (ben diversi dai cookies!) mentre con il termine scones ci si riferisce a una ricetta ancora differente, che nel Regno Unito viene chiamata «American scones». Comunque parliamo di dolcetti simili ma molto più dolci e ricchi di frutta secca, quasi sempre di forma triangolare.
Se fate un viaggio nel Regno Unito vi capiterà di trovarli in qualsiasi supermercato. Le forme industriali, naturalmente, sono un po’ diverse da quelle artigianali: è fondamentale passarli prima un po’ in forno oppure tostarli leggermente per gustarli al meglio. Se mangiati freddi, gli scones confezionati restituiscono un sapore molto lontano da quello originale.