Lo sapevate che

Spuma: la bibita dei bar di paese che sapeva d’estate

Per decenni è stata la bibita immancabile nei bar di paese e nei chioschi sul mare. Dalla Spuma bionda a quella nera, storia della bevanda frizzante che ha accompagnato le estati italiane dagli anni ’50 ai ’90

  • 29 Maggio, 2026
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Un chiosco sulla spiaggia, un bicchiere pieno di spuma, un mazzo di carte. L’estate degli anni ’80 è servita. Insieme alla gazzosa, al gingerino e alle bibite che ancora oggi resistono sugli scaffali, la spuma è stata per decenni il simbolo dei pomeriggi al mare. Oggi, però, resta soprattutto il ricordo dolcissimo di un’Italia che sembra lontana.

Cos’è la Spuma, la bevanda nata grazie al figlio di un oste

Acqua, zucchero, caramello, aromi: un infuso di spezie segreto che dà vita a una bevanda bionda, la spuma nata negli anni ’20 e resa famosa dalla Paoletti Bibite di Ascoli Piceno, seguita da quella nera, arrivata nel ’38 insieme a Spumador. Era la bibita degli aperitivi in piazza, dei bar di paese, insieme alla Cedrata e il Chinotto. Che poi, Spuma non era un marchio, ma il nome commerciale di un prodotto nato in un tempo in cui c’era meno concorrenza, a sottolineare la schiuma e le tante bollicine. A crearla fu Enrico Paoletti, messo comunale figlio del famoso Luigi, oste conosciuto in tutto il paese di Folignano, in provincia di Ascoli, che nel 1910 decise di dare vita a una produzione casalinga di bevande gassate.

La bibita inventata per sostituire la gazzosa

Gli osti del tempo erano abituati ad avere a che fare con le bibite. La gazzosa non mancava al ristorante, dove veniva usata dalla maggior parte dei clienti per allungare il vino. Allora perché non trovare un’alternativa da produrre direttamente in casa? La Spuma piaceva, così nel 1925, all’Esposizione internazionale di Bruxelles, Enrico la presentò con fierezza, vincendo la Medaglia d’oro nell’ambito delle acque gassate. L’inventore della Spuma morì solo due anni dopo questo grande successo, lasciando l’azienda in mano ai figli, che aumentarono la produzione per rispondere a una domanda sempre crescente.

Negli anni ’60 l’azienda si trasferì a Marino del Tronto, in un oleificio di famiglia ristrutturato, dove cominciò anche una produzione per conto terzi di importanti ditte italiane come la mitica Fabbri. Fondamentale fu da subito la grafica: Tina Frizzante, soprannominata FrizzanTina, era una figura femminile con etichetta smaltata a colori sul vetro, divenuta famosissima con il suo look da diva e l’acconciatura d’altri tempi, simbolo del marchio.

La Spuma nera, che faceva concorrenza al Chinotto

Paoletti l’ha inventata, ma a rendere famosa la Spuma è stata anche Spumador, azienda di gazzosa aperta a fine Ottocento a Cermenate, in provincia di Como, che nel 1938 diede vita alla Spuma scura (prodotta poi anche da Paoletti). Una bibitafatta con dieci erbe diverse, più simile al Chinotto nell’aspetto, di cui divenne presto primo competitor. Negli anni, poi, nacquero altre versioni del prodotto: in Sicilia Polara produce ancora oggi la spuma con estratto di radice di rabarbaro, fiori di sambuco, chiodi di garofano, caramello e aromi, mentre in Toscana c’è Papini, che la fa con le acque del Monte Amiata. Tutte queste aziende, Paolini e Spumador comprese, la producono ancora, insieme a San Benedetto e Plose, e anche il birrificio Baladin.

Ufficialmente si trova in commercio, ma la spuma non è più la regina delle estati italiane come lo è stata fino agli anni ’90. Sopravvive in qualche bar storico e nei ricordi di chi la beveva al mare, insieme a vino e gazzosa: memoria di quell’Italia lenta e rumorosa fatta di bar di paese e chioschi sulla spiaggia.

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