In certe osterie qualcuno comincia a battere le mani sul tavolo, una chitarra pizzica le prime note e, quasi per incanto, tutta la sala si unisce in coro. Le voci si rincorrono, i tovaglioli si alzano in aria e girano sopra le teste come bandiere bianche. Gli occhi si accendono, la risata diventa collettiva, e per qualche minuto la Roma antica e quella del presente si fondono. ร in quellโistante che nascono gli stornelli romani, improvvisazioni in dialetto, versi veloci e taglienti, capaci di raccontare lโamore, la rabbia, la vita quotidiana, tutto con la stessa ironia scanzonata che da secoli accompagna il popolo romano.
Il termine โstornelloโ indica un componimento breve, solitamente in rima, nato per essere cantato e improvvisato (cantare “a storno”, cioรจ rimbalzando la voce da un luogo all’altro). Hanno origine nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, ma raggiungono un momento di grande popolaritร negli ultimi anni dell’Ottocento.

Baccanale di Roma in Testaccio di Bartolomeo Pinelli
La sua struttura รจ semplice ma incisiva: un verso dโapertura che introduce il tema, seguito da una rima che chiude con un colpo di spirito, un motto o una frecciata amorosa. Nel dialetto romanesco, la voce dello stornellatore non รจ mai solo individuale: rappresenta il coro di un popolo, la lingua viva delle strade romane.
Le osterie โ che un tempo erano diffuse ovunque, sui colli, lungo le vie consolari, nei quartieri popolari โ rappresentavano il teatro spontaneo di queste manifestazioni.ย In quegli ambienti la parola era libera, la satira era benvenuta, e lo stornello poteva essere cantato alla buona, senza pretese di spettacolo formalizzato.

In epoca moderna, con lโaffermarsi della cittร contemporanea, le osterie autentiche si sono rarefatte e gli stornelli romani sono man mano scomparsi. Molti locali che oggi propongono โserate con stornellataโ sono diventati esercizi turistici, dove la componente folklorica si mescola a quella scenica, spesso in una versione edulcorata, studiata per piacere a un pubblico che non conosce il dialetto o la tradizione. Tuttavia, ci sono ancora spazi dove lo stornello รจ rispettato, non ridotto a caricatura e dove il locale conserva unโatmosfera โcome โna vortaโ.
Erano un poโ come le pasquinate di Roma โ quei versi anonimi appesi vicino alle statue, che smascheravano corruzioni, scandali o vicende pubbliche. Secondo alcune interpretazioni, quello spirito affabulatorio ha alimentato lo stornello urbano, che parlava della vita quotidiana, delle miserie, delle passioni e delle piccole ribellioni del popolo: lโamore, i tradimenti, la beffa, la sfida.

Nella societร romana, per decenni, era naturale che un viandante con una chitarra potesse fermarsi a un tavolo dโosteria e, col bicchiere mezzo pieno, intonare uno stornello che facesse ridere o riflettere. Non di rado, gli stessi prigionieri, nelle carceri come Regina Coeli, cantavano stornelli nelle celle o nei cortili, tramandando versi di malinconia o di derisione. Con il tempo, perรฒ, con lโavvento dei media di massa, della radio, delle registrazioni, lo stornello รจ entrato in circuiti di spettacolo e rivisitazione. Alcuni artisti del Novecento reinterpretarono stornelli o ne incisero versioni moderne, contribuendo alla diffusione della canzone romana.
Sebbene gli stornelli romani siano per loro natura improvvisati e tramandati oralmente, la loro tradizione ha influenzato e ispirato numerose canzoni celebri che sono entrate a pieno titolo nel repertorio popolare. Canzoni come la struggente “Barcarolo romano“, interpretata da voci indimenticabili come Lando Fiorini, o l’inno spensierato “Tanto pรจ cantร ” di Nino Manfredi, attingono direttamente a questa vena popolare. Altrettanto emblematiche sono l’allegra “La societร dei magnaccioni” e classici come “Nannรฌ (‘Na gita a li castelli)” e “Ciumachella de Trastevere“, portate al successo da artisti del calibro di Claudio Villa e Gabriella Ferri.

Oggi lo stornello vive in unโarea liminale: non piรน del tutto confinato nella ruvidezza dellโosteria popolare, e tuttavia non ancora ridotto a nostalgia da cartolina. ร in questi spazi sospesi che continua a parlare, con la sua voce ironica e sentimentale, capace di dire molto con poco, di toccare il fondo delle cose col sorriso sulle labbra. Non si canta per spettacolo o per mestiere: si canta perchรฉ se ne sente il bisogno โ come diceva Petrolini, โTanto peโ cantร , perchรฉ me sento โn friccico ner coreโ.
Foto copertina credit, Facebook Checco Er Carettiere
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