Tradizioni

Storia degli stornelli romani, i canti popolari delle osterie che stanno scomparendo

In passato, Roma รจ stata il palcoscenico naturale per queste musiche, e ancora oggi โ€” tra Trastevere, Testaccio e i Castelli Romani โ€” conserva lโ€™eco di quella tradizione

  • 19 Ottobre, 2025
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In certe osterie qualcuno comincia a battere le mani sul tavolo, una chitarra pizzica le prime note e, quasi per incanto, tutta la sala si unisce in coro. Le voci si rincorrono, i tovaglioli si alzano in aria e girano sopra le teste come bandiere bianche. Gli occhi si accendono, la risata diventa collettiva, e per qualche minuto la Roma antica e quella del presente si fondono. รˆ in quellโ€™istante che nascono gli stornelli romani, improvvisazioni in dialetto, versi veloci e taglienti, capaci di raccontare lโ€™amore, la rabbia, la vita quotidiana, tutto con la stessa ironia scanzonata che da secoli accompagna il popolo romano.

Ma cosa sono?

Il termine โ€œstornelloโ€ indica un componimento breve, solitamente in rima, nato per essere cantato e improvvisato (cantare “a storno”, cioรจ rimbalzando la voce da un luogo all’altro). Hanno origine nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, ma raggiungono un momento di grande popolaritร  negli ultimi anni dell’Ottocento.

Baccanale di Roma in Testaccio di Bartolomeo Pinelli

La sua struttura รจ semplice ma incisiva: un verso dโ€™apertura che introduce il tema, seguito da una rima che chiude con un colpo di spirito, un motto o una frecciata amorosa. Nel dialetto romanesco, la voce dello stornellatore non รจ mai solo individuale: rappresenta il coro di un popolo, la lingua viva delle strade romane.

Il palco degli stornelli

Le osterie โ€” che un tempo erano diffuse ovunque, sui colli, lungo le vie consolari, nei quartieri popolari โ€” rappresentavano il teatro spontaneo di queste manifestazioni.ย In quegli ambienti la parola era libera, la satira era benvenuta, e lo stornello poteva essere cantato alla buona, senza pretese di spettacolo formalizzato.

In epoca moderna, con lโ€™affermarsi della cittร  contemporanea, le osterie autentiche si sono rarefatte e gli stornelli romani sono man mano scomparsi. Molti locali che oggi propongono โ€œserate con stornellataโ€ sono diventati esercizi turistici, dove la componente folklorica si mescola a quella scenica, spesso in una versione edulcorata, studiata per piacere a un pubblico che non conosce il dialetto o la tradizione. Tuttavia, ci sono ancora spazi dove lo stornello รจ rispettato, non ridotto a caricatura e dove il locale conserva unโ€™atmosfera โ€œcome โ€˜na vortaโ€.

Uno strumento popolare di denuncia

Erano un poโ€™ come le pasquinate di Roma โ€” quei versi anonimi appesi vicino alle statue, che smascheravano corruzioni, scandali o vicende pubbliche. Secondo alcune interpretazioni, quello spirito affabulatorio ha alimentato lo stornello urbano, che parlava della vita quotidiana, delle miserie, delle passioni e delle piccole ribellioni del popolo: lโ€™amore, i tradimenti, la beffa, la sfida.

Nella societร  romana, per decenni, era naturale che un viandante con una chitarra potesse fermarsi a un tavolo dโ€™osteria e, col bicchiere mezzo pieno, intonare uno stornello che facesse ridere o riflettere. Non di rado, gli stessi prigionieri, nelle carceri come Regina Coeli, cantavano stornelli nelle celle o nei cortili, tramandando versi di malinconia o di derisione. Con il tempo, perรฒ, con lโ€™avvento dei media di massa, della radio, delle registrazioni, lo stornello รจ entrato in circuiti di spettacolo e rivisitazione. Alcuni artisti del Novecento reinterpretarono stornelli o ne incisero versioni moderne, contribuendo alla diffusione della canzone romana.

Lo stornello รจ come ‘na carezza o ‘na scudisciata

Sebbene gli stornelli romani siano per loro natura improvvisati e tramandati oralmente, la loro tradizione ha influenzato e ispirato numerose canzoni celebri che sono entrate a pieno titolo nel repertorio popolare. Canzoni come la struggente “Barcarolo romano“, interpretata da voci indimenticabili come Lando Fiorini, o l’inno spensierato “Tanto pรจ cantร ” di Nino Manfredi, attingono direttamente a questa vena popolare. Altrettanto emblematiche sono l’allegra “La societร  dei magnaccioni” e classici come “Nannรฌ (‘Na gita a li castelli)” e “Ciumachella de Trastevere“, portate al successo da artisti del calibro di Claudio Villa e Gabriella Ferri.

Oggi lo stornello vive in unโ€™area liminale: non piรน del tutto confinato nella ruvidezza dellโ€™osteria popolare, e tuttavia non ancora ridotto a nostalgia da cartolina. รˆ in questi spazi sospesi che continua a parlare, con la sua voce ironica e sentimentale, capace di dire molto con poco, di toccare il fondo delle cose col sorriso sulle labbra. Non si canta per spettacolo o per mestiere: si canta perchรฉ se ne sente il bisogno โ€” come diceva Petrolini, โ€œTanto peโ€™ cantร , perchรฉ me sento โ€˜n friccico ner coreโ€.

Foto copertina credit, Facebook Checco Er Carettiere

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