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Valeria Zuppardo, la testa dietro la pizza di Seu: "Il patriarcato mi manda fuori di testa, dai miei ragazzi pretendo rispetto"

La competizione non le interessa, le conversazioni scomode sa gestirle bene, dai suoi ragazzi pretende un ambiente sano. Ecco chi è Valeria Zuppardo, la donna che ha portato la pizza di Seu sotto i riflettori

  • 13 Marzo, 2026
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Quando si sono conosciuti, Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo, di certo non si sarebbero immaginati di creare un impero attorno alla pizza contemporanea. Se all’inizio si parlava sempre della «pizza di Seu», ormai da tempo si è capito che, senza Valeria, questa grande eccellenza romana non ci sarebbe. Dietro il modo di fare scanzonato, si nasconde una donna che ha sempre rifiutato le luci della ribalta, gestendo a lungo due lavori contemporaneamente, poi gli affari di Seu, più la cura dei figli. Instancabile Valeria, è tempo di finire un po’ sotto i riflettori.

Valerie Zuppardo, foto di Lido Vannucchi

Valeria Zuppardo, la donna della moda che si è innamorata della pizza

Valeria Zuppardo non è mai stata solo «la moglie di», e comunque non le è mai interessato. Ha la sicurezza di chi sa prendersi poco sul serio, la consapevolezza che il duro lavoro conta, ma il tempismo è fondamentale. Entrambi di Ostia, litorale romano, con Pier Daniele Seu si sono conosciuti nel 2015: al tempo Valeria era a Roma in visita, dopo anni di lavoro tra Londra e Milano nel mondo del lusso: responsabile commerciale dello showroom di Michael Kors, con un pacchetto clienti che copriva tutto il centro-sud. Un bel curriculum che di lì a poco avrebbe fatto la differenza nella creazione di un progetto senza eguali.

Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo, foto di Lido Vannucchi

Pier Daniele, intanto, si stava facendo conoscere da Mastro Titta: «La sua pizza era già buonissima» racconta Zuppardo al Gambero Rosso, «lui aveva fame, voglia di fare, si capiva». Lei, perlomeno, lo ha capito subito. Dopo Mastro Titta c’è stato Gazometro 38, sono arrivati i primi riconoscimenti, Uno Spicchio Gambero Rosso, però qualcosa mancava: «Avevo studiato Scienze della Comunicazione in tempi non sospetti. Nel 2015 Instagram in Italia si stava rodando, ho aperto il suo profilo per dargli un’identità precisa, una che non fosse legata a un locale che non era di sua proprietà».

La scuola del Mercato Centrale, l’entrata in scena di Valeria

Poi la svolta, il Mercato Centrale. Appena nato era un posto incredibile, si respirava un’aria buona di scambio e alleanza tra i bottegai. Ci sono finiti anche i Seu, grazie alla complicità di Gabriele Bonci: un’opportunità ghiotta che li ha spinti ad aprire una loro società. Ed è stato allora che è entrata in gioco Valeria con quelli che lei chiama «rudimenti di economia» che le hanno permesso di curare la parte burocratica. Intanto, Pier Daniele sfornava senza tregua, arrivando a lavorare quaranta giorni di seguito. Valeria spesso era in cassa, nel frattempo continuava il suo lavoro nel marketing.

Il business plan di Valeria e la nascita di Seu

Seu Pizza Illuminati, la loro creatura, è arrivata poco dopo. Un business strutturato a puntino da Valeria, la richiesta a Unicredit che ha portato alla concessione del mutuo chirografario e l’apertura della pizzeria. Era marzo 2018, Valeria faceva ancora due lavori: «Alle 7 del mattino inforcavo la bicicletta e andavo in centro, durante la pausa pranzo guardavo le fatture di Seu. Poi di nuovo bici, caschetto e correvo in pizzeria». Nell’ottobre 2018 ha dato infine le dimissioni, l’estate successiva è arrivato il progetto con Bulgari a Dubai e, dopo il lockdown, la collaborazione con il W Roma. «Due esperienze per me preziose, che hanno rappresentato l’unione dei miei due mondi, il lusso e la pizza».

Pizza fatta in casa dalla famiglia Seu

La pizza romana che li ha fatti dubitare di Seu

Di pizza, in questi anni, ne ha mangiata a dismisura. Però non ha mai imparato a farla davvero, in casa si diverte con i suoi figli, Brando e Leone, con un impasto semplice e veloce. Nel frattempo gestisce anche un’altra realtà: «Non abbiamo mai un momento di tranquillità… dopo che le cose andavano bene, abbiamo deciso di buttarci sulla pizza romana». TAC – Thin and Crunchy nel 2024 ha segnato un nuovo punto d’arrivo per la coppia: «Ci ha rimesso in connessione con la clientela. Da Seu eravamo invasi, molti venivano per portarsi a casa una foto… TAC mantiene una dimensione di quartiere. È la pizzeria dove la gente viene a festeggiare anniversari, cene di classe».

Brando Seu

Accettare la fine dei percorsi: l’insegnamento di Valeria

L’esperienza da Seu non li soddisfaceva più, se ne è accorta Valeria provandolo sulla sua pelle: «Alle volte mi sedevo al tavolo e mi rendevo conto che il servizio non era all’altezza del prodotto, c’era troppa confusione». E allora perché non imbarcarsi in una nuova, ennesima avventura? Nell’estate 2025 la saracinesca di Seu si è abbassata per permettere i lavori di ristrutturazione.

La nuova pizzeria Seu, foto di Andrea Di Lorenzo

Accettare la fine di una storia, l’insegnamento di Valeria

Pier Daniele qualche dubbio se l’è fatto venire, specialmente ricordando i tempi in cui fino al terzo turno c’era la fila di clienti a spingere fuori per entrare. Valeria, però, le idee le aveva ben chiare: «Era proprio ciò che volevamo evitare, le code, il caos… è stata una scelta audace e forse un po’ incosciente, ma non ci sentivamo più rispecchiati da quel locale: dovevamo cambiarlo prima di arrivare a odiarlo». Col tempo, il coraggio li ha premiati, «ora i numeri hanno un senso, e noi siamo a nostro agio con l’atmosfera».

Foto di Lido Vannucchi

La donna della moda in un mondo maschile: «I commenti sessisti qui non sono ammessi»

Della moda non le manca molto, se non l’ambiente e i momenti tutti per lei, «il mio amato caffè in silenzio». L’eccellenza, la cura dei dettagli, l’ha ritrovata anche nella ristorazione, in un settore molto più maschile rispetto a quanto fosse abituata, che aveva conosciuto solo da ragazza lavorando come barlady. «Non ho mai avuto grandi problemi, mentirei se dicessi il contrario. Tra i due sono io che mi occupo delle conversazioni più scomode, mi sento sempre presa sul serio, forse perché sono arrivata in questo mondo dopo essermi già affermata altrove».

Valeria Zuppardo, barlady. Anno 2003

Il patriarcato, da Seu, non è ammesso: «Pretendo dai ragazzi un ambiente sano, virtuoso, dove nessuno paga il prezzo delle cose di cui non è responsabile. Però se vengo a sapere di un commento sessista fatto a una dipendente vado fuori di me, altro che lettera di richiamo!». Competitiva? «Neanche un po’. Sento di non dover dimostrare nulla a nessuno, neanche a me stessa. Mi piace fare squadra e non do peso ai detrattori: il nostro è stato un viaggio bellissimo, è andata bene come è andata. E come andrà».

foto di apertura di Lido Vannucchi

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