Viticoltura regionale

Un Vinitaly da incorniciare per l'Emilia-Romagna che ora punta sul turismo in cantina

Cresce il vigneto bio, mentre sul fronte dei consumi prosegue il trend che privilegia i vini bianchi leggeri. E la Regione investe più di 26 milioni sulla viticoltura locale

  • 23 Aprile, 2026
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In collaborazione con APT Emilia Romagna

Il vigneto emiliano-romagnolo è sempre più verde. È questa una delle più importanti eredità della collettiva regionale all’edizione 2026 del Vinitaly.

La 58esima edizione della rassegna veronese si è chiusa per l’Emilia-Romagna con un ottimo risultato: soddisfatti i 90 espositori presenti, affollate le masterclass di Enoteca Regionale in collaborazione con il Gambero Rosso e sold out nei 4 giorni di manifestazione al Ristorante “Cracco a Vinitaly” interno al padiglione emiliano-romagnolo.

Tanti i personaggi accolti al Padiglione 1, da Simona Ventura – madrina dell’inaugurazione nella giornata di domenica – a Giorgione e all’attrice Giusy Buscemi, passando per il direttore della rivista La Cucina Italiana Maddalena Fossati, tra i promotori accanto al presidente di Casa Artusi Andrea Segrè della candidatura della Cucina Italiana a patrimonio Unesco, senza dimenticare le presenze istituzionali: dal ministro Francesco Lollobrigida al commissario europeo Christophe Hansen, arrivato al padiglione 1 per celebrare in un momento dedicato l’Erbazzone Reggiano, ultimo prodotto regionale ad aver ottenuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta.

La crescita del vigneto bio

Tornando ai numeri, nonostante un calo del vigneto regionale di 671 ettari nellultimo triennio, il dato relativo alle certificazioni green parla chiaro: i vigneti biologici passano dai 4.653 ettari di fine 2018 ai 5.800 ettari di fine 2025 (+24,6%), con una superficie che oggi copre l11,03% (nel 2018 era il 9,1%). La massima concentrazione bio si registra nelle province di Forlì-Cesena, Piacenza, Modena, Reggio Emilia e Bologna. Parallelamente sono cresciute anche le superfici dei vigneti in produzione integrata, passate da 6.194 ettari nel 2024 a 7.836 ettari nel 2025 (+ 27% rispetto al 2024 e + 9% rispetto al 2020), con unespansione rilevante (circa il doppio) nelle province di Forlì e Rimini.

Il presidente della Regione de Pascale inaugura il Padiglione Emilia-Romagna

Il ruolo dei vigneti eroici e storici

L’altro grande plus della viticoltura emiliano-romagnola è la presenza di vigneti eroici e storici, custodi di biodiversità, paesaggi unici e saperi tradizionali: un tassello prezioso del paesaggio rurale e della memoria agricola.

Secondo i dati dello Schedario vitivinicolo regionale risultano 24 vigneti eroici localizzati in provincia di Piacenza, e 5 vigneti storici per 0,15 ettari complessivi tra le province di Parma e Bologna. A questi si aggiunge il vigneto eroico di Modigliana, un territorio appenninico con una storia vitivinicola antichissima che ha saputo trasformare la marginalità in una leva di qualità e riconoscibilità. Qui la vite è stata insieme presidio agricolo, risposta allo spopolamento e motore di sviluppo, grazie a una lunga continuità storica e a una stagione più recente di progetti che hanno valorizzato altitudine, bosco, marne e arenarie come elementi distintivi del vino locale, di grandissima qualità. Anche dopo le alluvioni che hanno colpito la Romagna, Modigliana conferma il senso profondo della viticoltura di collina: produrre in Appennino significa difendere paesaggio, biodiversità e una forma di economia rurale che non può essere replicata in pianura.

Emilia-Romagna: quinta regione viticola italiana

In generale, con i suoi 52.564 ettari vitati, lEmilia-Romagna si conferma tra le principali regioni viticole italiane, collocandosi al quinto posto per estensione dopo Veneto, Sicilia, Puglia e Toscana. Qui il trebbiano romagnolo salda la sua posizione di vitigno principe, coltivato sul 29% delle superfici vitate regionali, pari a circa 15.400 ettari, più del doppio del sangiovese (11%), seguito da ancellotta (10%), lambrusco salamino (9%), pignoletto (5%), lambrusco grasparossa (4%), barbera (3%) e, con il 2% ciascuno, croatina, lambrusco di sorbara, merlot e chardonnay. Geograficamente, la provincia con la maggiore estensione resta quella di Ravenna, con oltre 15mila ettari, seguita da Reggio Emilia (8535 ha), Modena (8.182 ha), Forlì (5.562 ha).

Nel 2025 i viticoltori emiliano-romagnoli hanno conferito in cantina quasi 8 milioni di quintali di uva, per un volume di vino finito pari a 5,37 milioni di ettolitri.

La riorganizzazione strategica del comparto

Le imprese vitivinicole in Emilia-Romagna sono circa 14mila, di cui circa 10.800 ditte individuali e oltre 3.200 società o altre forme di impresa, che gestiscono rispettivamente il 61% (31,4 mila ettari) e il 39% (20,3 mila ettari) della superficie vitata regionale. Un valore assoluto che rivela un calo complessivo di oltre 1.000 imprese (nel 2025 erano 15.243), ma conferma il processo di riorganizzazione strategica che la filiera regionale sta affrontando, segnato da un minor numero di aziende, mediamente più strutturate, più orientate agli investimenti.

Allinterno delle ditte individuali, il 21% è guidato da donne, percentuale che sale al 30% nelle altre tipologie di società. E grazie anche al lavoro condiviso di Enoteca Regionale Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna e APT Servizi Emilia-Romagna, insieme a consorzi, produttori e operatori, il bilancio al Vinitaly della collettiva emiliano-romagnola è quello di una regione unita e in salute.

La rivincita dei bianchi leggeri

Sul fronte delle esportazioni, lEmilia-Romagna ha chiuso il 2025 con un export vino di 433 milioni di euro secondo i dati Istat (-7,27% rispetto al 2024, in linea con le performance del settore a livello nazionale), mantenendo la sua posizione tra le principali regioni vitivinicole italiane per valore delle esportazioni e capacità di presidio dei mercati esteri. Per quanto riguarda i consumi, nel 2025 in regione prosegue il trend che privilegia i vini bianchi leggeri a scapito dei rossi più strutturati, fenomeno che sta guidando anche le scelte di reimpianto: solo nel 2025, il 40% dei nuovi vigneti impiantati in regione è costituito da trebbiano romagnolo, vitigno vocato alla produzione di bianchi freschi e, sempre più, di basi spumante

Gli interventi della Regione a sostegno della filiera

Nel 2026 il sostegno regionale a favore dei produttori vitivinicoli supera i 26 milioni di euro, ripartiti su quattro aree di intervento: per le pratiche di reimpianto il bando, già aperto, stanzia più di 12,5 milioni di euro, che si sommano ai 6 già destinati agli investimenti, finalizzati a migliorare il rendimento globale delle cantine.

Il terzo bando, destinato alla promozione sui mercati dei Paesi terzi e con una dotazione finanziaria di oltre 6 milioni di euro, uscirà nella prima metà di maggio. Il quarto, e ultimo, che riguarda gli investimenti per la sostenibilità dei vigneti, a fine giugno.

«Abbiamo scelto di costruire una presenza che non racconta solo il prodotto – assicura il presidente della Regione Michele de Pascale – ma anche i territori e le esperienze che lo rendono unico, mettendo in relazione vino e offerta turistica. È in questa direzione che abbiamo coinvolto le Destinazioni turistiche regionali allinterno del padiglione, perché il vino è sempre più una porta di accesso ai nostri territori. Una strategia che sosteniamo con risorse concrete: nel biennio 2025-2026 abbiamo messo a disposizione 25 milioni di euro per la promozione dei prodotti a indicazione geografica, cibo e vino, rafforzando al tempo stesso la capacità di attrazione e la presenza sui mercati internazionali».

L’assessore regionale Mammì e Pierluigi Zama

Il premio Angelo Betti a Pierluigi Zama

Da segnalare infine che, nel corso della edizione 58 del Vinitaly, il lughese Pierluigi Zama, enologo e perito agrario, già presidente della sezione Romagna di Assoenologi e oggi vicepresidente nazionale Assoenologi e presidente della commissione di degustazione doc-docg, ha ricevuto il prestigioso premio Angelo Betti – Benemeriti della vitivinicoltura”, promosso ogni anno da Veronafiere/Vinitaly e riservato alle personalità che hanno contribuito in modo significativo alla crescita qualitativa della vitivinicoltura regionale.

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