Montalcino

"Il Brunello è un vino austero e così resterà. Noi non seguiamo le mode". Parla Giacomo Bartolommei

Enoturismo, mercati, Rosso di Montalcino: l'edizione 2025 di Benvenuto Brunello fa il punto sulle nuove sfide. Il presidente: "Non c'è spazio per zonazione e menzioni". Entro l’inizio dell’anno un nuovo direttore

  • 26 Novembre, 2025
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Rosso di Montalcino, concorrenza con Bordeaux, stile del Brunello, enoturismo: tante le sfide sul campo nell’ultima edizione di Benvenuto Brunello. Dal 20 al 24 novembre a Montalcino (Siena). Ne abbiamo parlato con il presidente del consorzio Giacomo Bartolommei.

Benvenuto Brunello è stato segnato dalla querelle tra coloro che pensano che il Brunello debba resistere ai cambiamenti del gusto per restare quel vino di corpo, struttura e tannino divenuto celebre nel mondo e quelli che ritengono che il Brunello può e deve evolversi verso il gusto contemporaneo puntando su minori estrazioni e maggiori finezza, leggerezza e facilità di beva. Come si risolve questa dialettica?

La storia parla per noi: non abbiamo mai seguito le mode, ma ci sono produttori che hanno fatto cambiamenti. Negli anni passati, per esempio, c’era stata l’introduzione della barrique. È giusto che si sperimenti, ma il Brunello deve mantenere la sua identità. Le annate diverse ci portano ad avere Brunello diversi: la 2021, per esempio, propone più concentrazione ma vini più immediati. L’andamento climatico è trasparente nel bicchiere, non vedo scontri tra tradizionalisti e innovatori. Il Brunello è un vino austero e importante: se ci sono vini più beverini è dovuto all’annata. C’è poi la scelta stilistica di ogni produttore che è libero di fare come crede. Non posso escludere una evoluzione dello stile, ma il Brunello nasce come vino austero e questa è stata la sua fortuna. All’estero ne riconoscono il lato austero. C’è chi cerca un vino più beverino? Dobbiamo essere bravi noi a indirizzarli sul Rosso di Montalcino per capire che poi c’è qualcosa di più.

Chianti Classico e Vino Nobile, i vostri vicini, hanno proceduto prima o dopo alla zonazione. Lo stesso ha fatto di recente l’Alto Adige. A Montalcino la zonazione è ancora un tabù?

Sono soprattutto territori che non coincidono con un singolo comune. Noi siamo un territorio unico in un comune unico. Ogni versante ha un suo carattere, certo. Ci sono differenze, ne siamo consapevoli. Ma qui non c’è spazio per una ulteriore zonazione.

C’è la paura di creare menzioni di serie A e menzioni di serie B?

Abbiamo strumenti tecnici e vigne che ci permettono di fare vini molto territoriali. Produciamo tante selezioni. Non c’è bisogno di dare nomi di territorio. Non riteniamo necessario seguire il modello della zonazione: non è la via maestra.

Con 233 mila presenza nel 2024, il beneficio diretto e indiretto dell’enoturismo sul territorio ammonta a oltre 150 milioni di euro. Ma molte cantine non hanno staff né risorse per affrontare la sfida. Quali iniziative prenderà il consorzio?

Abbiamo ricevuto un assist dall’Unione Europea: con la direttiva 11/43 il consorzio diventa volano del territorio per l’enoturismo. Ci siamo attivati per studiare le iniziative, prima di tutto la formazione dei nostri produttori. Molti hanno già la vendita diretta da anni. Ora bisogna mantenere la clientela e dare spunti per tornare a Montalcino. È un tema da sviluppare: ci stiamo lavorando ma ci vuole tempo. Stiamo dialogando con le cantine per conoscere le criticità e trovare una soluzione per scrivere un programma lineare.

Per anni è stato il fratello minore (e bistrattato) del Brunello: oggi il Rosso di Montalcino è in forte crescita. Dopo l’incremento del vigneto, l’imbottigliato nei primi 10 mesi sale a quasi 4 milioni di contrassegni consegnati e a +29% tendenziale nelle vendite: che cosa significa?

In primo luogo che i nostri produttori si sono impegnati di più a valorizzare il profitto che può derivare da questa tipologia. In secondo luogo, che c’è più attenzione da parte del mercato per una diversa accessibilità sul versante del prezzo e perché così si può “aggredire” la fascia di consumatori più giovani.

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A giugno ci aveva detto che andrete a presentare il Rosso di Montalcino nelle grandi città italiane: c’è già un programma?

Mi auguro di varare il piano promozionale definitivo nel mese di febbraio 2026. Adesso stiamo completando un programma in parte ereditato dal vecchio consiglio ma stiamo aggiustando il tiro. Sicuramente l’Italia è un punto del programma: prevediamo attività congiunte per il Rosso e il Brunello, anche allo scopo di proporre un’immagine più fresca della denominazione. All’estero svolgeremo delle attività in Canada in collaborazione con i monopoli principali e abbiamo in programma delle attività di incoming dall’Europa.

Il prezzo del Rosso è un fattore di spinta importante. C’è il rischio, come sostiene qualche produttore, che possa trascinare verso il basso il prezzo Brunello?

Il fatto che cresca il Rosso non lo vedo come un problema: il Rosso può fare emergere il Brunello può diventare la porta di ingresso verso il Brunello. L’età media dei consumatori di Brunello è dai 45 anni in su: il Rosso deve aiutarci a intercettare i futuri clienti del Brunello.

La concorrenza con Bordeaux, che ultimamente ha abbassato i prezzi, unita alla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, può pesare sul valore del Brunello?

Noi abbiamo una diversificazione minore rispetto ai vini di Bordeaux. I prezzi di Bordeaux negli ultimi anni erano andati alle stelle, così a partire dall’anno scorso c’è stato un crollo dei loro prezzi con i troisièmes classes allo stesso prezzo del Brunello. Noi dobbiamo continuare a puntare sulla estrema qualità dei nostri vini. Non credo che noi dobbiamo abbassare i prezzi: non credo siano così elevati. I costi dei processi di produzione sono aumentati, le materie per l’imbottigliamento sono schizzate alle stelle. Serve una giusta remunerazione delle bottiglie: la guerra al ribasso andrebbe a svilire la qualità.

Sempre a giugno ci aveva detto: dobbiamo tornare a investire sugli Stati Uniti, ma dobbiamo pure reinvestire sul mercato in Italia e in Europa, realtà che negli ultimi anni non abbiamo presidiato abbastanza. Quali mercati europei? E quale programma?

Germania Austria e Svizzera sono penalizzate: nei momenti di crisi si chiudono a riccio. Stiamo prevedendo un tour in Europa, a partire dalla Scandinavia, ma anche attenti agli operatori tedeschi. Sono mercati che abbiamo abbandonato nel corso del tempo.

Andrea Machetti, ilcinese doc, manager a Villa Banfi dal 1983 al 1989, poi a Castiglion del Bosco fino al 1992, poi per 30 anni nell’azienda Mastrojanni, è arrivato alla fine del suo incarico. Quando sarà nominato il nuovo direttore?

Prima di tutto un grazie ad Andrea Machetti per il lavoro egregio che ha svolto, è stato sempre al servizio del consorzio. Uomo di esperienza, il suo contributo è stato cruciale in tempi difficili. Decideremo al massimo entro la fine dell’anno, ma ci sarà un momento di interregno per garantire il passaggio delle consegne.

Machetti potrebbe essere riconfermato?

Lui ha espresso la volontà di fare davvero il pensionato, ma noi non ci crediamo.

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