Con l’avvicinarsi della chiusura del 2025, il settore vino si chiede a che punto sia il decreto dealcolati che dovrebbe finalmente dare il via libera alla produzione in Italia. A scrivere una lettera di fine anno ai due ministeri competenti – Agricoltura ed Economia – è Unione italiana vini che sollecita così la chiusura del dossier attraverso l’adozione del testo interministeriale attuativo della disciplina fiscale, ancora in stallo da oltre due mesi alla Ragioneria di Stato.

Paolo Castelletti, segretario generale Uiv
« Numerose aziende vitivinicole italiane – riporta Uiv – hanno intrapreso rilevanti investimenti sia sul piano infrastrutturale – mediante l’acquisto e l’installazione di impianti per la dealcolazione –, sia in termini di formazione e posizionamento di prodotto sul mercato. Da tempo chiediamo al Governo di poter operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori, che beneficiano ormai da quattro anni del vantaggio introdotto dal Regolamento Ue pubblicato nel dicembre 2021. Le nostre imprese sono pronte da tempo, molte di esse hanno già effettuato investimenti ma di fatto oggi dealcolare in Italia è ancora vietato, per questo chiediamo di dare seguito urgente all’approvazione del decreto-legge fiscale».

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, il settore Nolo (no e low alcohol) è uno dei pochi a crescere in un contesto mondiale di forte difficoltà per il vino. L’attuale mercato globale della categoria vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari entro il 2028. Una nicchia di mercato per cui stima con un tasso di crescita annuale composto da qui 2028 dell’8% a valore e del 7% a volume.
Particolarmente interessante la crescita sul circuito retail di Usa, Uk e Germania: secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ, nei primi nove mesi dell’anno, volumi sul mercato tedesco a +46%, con share del 5% sul totale No-Lo, +20% sul mercato britannico (23% sul totale) e +18% sulla piazza statunitense, con quota del 17% sul totale della categoria a basso grado.
Eccettuato il mercato tedesco, dove si è in controtendenza rispetto al mercato (-23%), gli alcohol-free italiani (prodotti giocoforza all’estero, in attesa del via libera) performano bene in Uk (+6% volume e +10% valore) e in Usa, con +17% lato volume e +24% sulla colonna valore. Su questo mercato l’Italia rappresenta il 6% del totale vendite vini a zero gradi, quota che sale all’11% sulla piazza tedesca e al 24% su quella britannica.
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