Tutto comincia โ come spesso accade โ da un luogo preciso, uno di quei posti in cui le cose cambiano direzione senza fare rumore, ma con una forza che si rivela solo col tempo. ร lรฌ che, poco alla volta, in questo paese ha preso forma un modo diverso di pensare la birra. Quel luogo รจ il Ma Che Siete Venuti a Fร โ il Macchรฉ, per chi lo vive davvero โ dove Manuele Colonna ha costruito, sera dopo sera, una trasformazione concreta, accompagnando una generazione intera verso una soglia nuova del gusto, piรน consapevole, piรน esigente, piรน profonda, fino a trasformare il modo stesso di bere โ e quindi di pensare โ la birra in Italia.

Dopo venticinque anni, una storia cosรฌ chiedeva di essere celebrata con una birra allโaltezza: non un omaggio formale, ma qualcosa di necessario, capace di racchiudere tutto ciรฒ che da quel bancone รจ passato e da lรฌ รจ cambiato. E allora Manuele Colonna ha fatto quello che ha sempre fatto: ha pensato fuori dagli schemi. Come succede a Roma quando qualcuno prova davvero a cambiare qualcosa, dentro una cittร irregolare, a tratti distratta, capace di mettere alla prova e allo stesso tempo di formare, di rallentare e poi improvvisamente aprire spazi. Una cittร che non facilita, ma che riconosce, col tempo, chi riesce a starci dentro con coerenza, trovando il proprio modo di fare le cose.
Quando lโidea della birra per i venticinque anni prende forma, la direzione รจ chiara: deve essere qualcosa di irripetibile, allโaltezza di un luogo che ha segnato un vero punto di svolta nella storia della birra artigianale italiana. E per questo serve Cantillon. Ma Jean Van Roy mette subito una condizione: quella birra deve avere un senso territoriale preciso, deve raccontare il luogo che celebra. Ed รจ qui che Manuele Colonna pensa al Cesanese. Non ad unโidea generica di territorio, ma a un lavoro concreto, riconoscibile. Pensa al percorso di Damiano Ciolli e Letizia Rocchi, a quello che hanno costruito negli anni attorno a questo vitigno difficile, sospeso tra marginalitร e possibilitร .

Il Cesanese, da queste parti, non รจ mai stato un vitigno semplice: troppo vicino a Roma per essere periferia, troppo poco riconosciuto per essere davvero centrale. Damiano e Letizia hanno scelto di lavorare proprio lรฌ, in quella tensione, con rigore e continuitร . Hanno preso unโuva spesso raccontata male e le hanno dato una forma precisa, una voce chiara. Per questo la scelta diventa inevitabile.
Le uve e le vinacce partono da Olevano Romano su mezzi refrigerati e attraversano lโEuropa fino ad arrivare nelle mani di Jean Van Roy, nello storico birrificio di Anderlecht. E questo non รจ un semplice dettaglio tecnico, ma il cuore del progetto: portare dentro quella birra un pezzo reale di territorio, non unโidea.

Benedikta 25 nasce cosรฌ, senza forzature e senza costruzioni artificiali, come esito naturale di un incontro tra persone che condividono non solo unโintuizione ma un sapere concreto, fatto di mestiere, di pratica sedimentata e di decisioni prese nel tempo giusto, perchรฉ qui lโidea conta, ma conta soprattutto chi รจ in grado di portarla fino in fondo. La sua prima apparizione รจ fissata per il 31 maggio, a Roma, e non รจ una scelta accessoria nรฉ un dettaglio organizzativo, ma il ritorno preciso nel luogo in cui questa traiettoria ha avuto origine, chiudendo un cerchio che non ha bisogno di essere spiegato, ma solo riconosciuto.
Restano loro โ Manuele Colonna, Damiano Ciolli e Letizia Rocchi, insieme a Jean Van Roy โ figure che bastano a definire la sostanza del progetto, mentre intorno scorre Roma, con il suo tempo lungo e stratificato, che non accelera e non concede scorciatoie, ma accoglie e restituisce ogni cosa alla sua giusta misura. E poi, infine, una bottiglia, che non segna un inizio nรฉ una fine, ma semplicemente il momento esatto in cui tutto diventa leggibile. Il resto, inevitabilmente, si beve.
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