Vini rari

Il nuovo (e grande) Lagrein prodotto in poche bottiglie da una storica cantina dell'Alto Adige

Gries è un piccolo borgo alla periferia di Bolzano dedito da sempre alla viticoltura. Qui nasce un Lagrein figlio di una piccola produzione che arriva da una vigna storica

  • 01 Febbraio, 2026
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La prima impressione che si ha arrivando a Bolzano è quella di una delle tante città del nord Italia, tratteggiate nei loro confini dalle presenze industriali e artigianali, da strade trafficate e quartieri anonimi. Eppure, è sufficiente guardarla dal tetto di un alto palazzo o dalle montagne che ne custodiscono il centro storico, o ancora più semplicemente da Google Maps, per rendersi conto di un legame con la viticoltura mai venuto meno, con le strade che vedono affacciarsi su di sé da un lato i condomini e dall’altro i filari allineati di vite che conducono ad un maso secolare, come se esistesse un invisibile muro oltre il quale l’urbanizzazione non può avanzare.

La Tenuta Hans Rottensteiner

Gries è forse la massima espressione di questa dicotomia, il piccolo borgo agricolo inglobato un secolo fa nel sogno della Grande Bolzano che non ha abdicato in favore del cemento. Qui ha sede la Tenuta della famiglia Rottensteiner, che può vantare un antico legame con la cittadina atesina e che sviluppa la sua piattaforma viticola su una dozzina di ettari di proprietà e sulla collaborazione di 45 masi conferitori che garantiscono una produzione solida e di grande identità territoriale.

Il lagrein, cuore pulsante della produzione

Si ottengono così oltre 60 ettari di vigneto dove vengono coltivate tutte le varietà coltivate in provincia, ma la produzione ha nel lagrein il cuore pulsante. Vitigno rustico e potenzialmente molto produttivo, necessita, quindi, di terreni profondi con grande disponibilità idrica e si esalta in presenza di estati calde e soleggiate. Ecco che il cuneo verde che si insinua nella città a nord ovest per un centinaio di ettari di estensione diventa il locus del Lagrein, la sua terra d’elezione, quasi una sorta di giardino interno all’abitato dove le vigne godono del calore tipico della conca cittadina e al tempo stesso delle correnti fresche che scendono dalla Val Sarentino.

Hannes Rottensteiner

Trigon, il nuovo e raro Lagrein di casa Rottensteiner

Nel raccontare il legame fra Bolzano e il lagrein, Hannes Rottensteiner, alla guida dell’azienda assieme alla moglie Judith, rimarca anche quello fra il vitigno e la sua famiglia «mio padre è stato uno dei primi enologi in Alto Adige a credere nel potenziale di questo vitigno, affiancando alla produzione del tradizionale kretzer (lo storico lagrein in versione rosata) un’idea qualitativa che esplorasse a fondo le potenzialità di quest’uva. Oggi accanto alle nostre riserve è nato Trigon, un vino che vuole esprimere il suo indissolubile legame con la terra di Gries».

Il vigneto dove si coltiva il lagrein da cui si ottiene il Trigon si trova in un piccolo appezzamento di proprietà di un conferitore con vecchi impianti del vitigno allevati sia a guyot che con la tradizionale pergola, dalla resa bassissima dove le uve a perfetta maturazione sono ulteriormente sottoposte a cernita, con l’obiettivo non tanto di cercare una sovrastruttura quanto di racchiudere l’essenza del luogo. Guardando attorno si vedono le montagne a nord, la piana dell’Adige a ovest e le sagome dei condomini a sud e a est che evidenziano il carattere cittadino delle vigne.

A. A. Lagrein Gries Trigon Ris. 2022 – Tenuta Hans Rottensteiner
produzione annua: 2.500 bottiglie | prezzo € 75,00

Vinificazione in cemento e successiva sosta in barrique per circa un anno cui segue un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia per un altro anno e mezzo prima di essere presentato. Sono queste le fasi delle produzione del Lagrein Trigon, che con la 2022 è alla sua prima annata (e conta solo 2500 bottiglie).

Il risultato è un calice dalla veste cupa ma al tempo stesso luminosa, dominato nella parte olfattiva dal frutto scuro che intreccia le note minerali e di sottobosco, con le spezie sullo sfondo a riportare un tocco di freschezza. L’imponente struttura è gestita alla perfezione da acidità e tannino che donano al sorso dinamismo e un lungo finale.

L’etichette è presente nella sezione Vini Rari della guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, dedicata a quei vini pensati ed elaborati in una dimensione artigianale, prodotti in quantità limitate o limitatissime.

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