La fotografia scattata dal Wealth Report 2026 di Knight Frank restituisce un mercato dei vigneti ancora appetibile, meno esposto alla crisi che attraversa i consumi del vino. Le difficoltà, naturalmente, non mancano: il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia produttiva, le nuove generazioni bevono meno e in modo diverso, mentre alcune aree devono fare i conti con sovrapproduzione e margini più compressi. Ma il punto è che il vino globale non sta scomparendo, ma sta cambiando soprattutto da un punto di vista di “geografia del valore”.

Per l’Italia emergono due traiettorie parallele. La prima riguarda le aree più fresche del Nord, in particolare Alto Adige e Friuli, indicate tra le zone europee meglio posizionate per i prossimi anni. Qui condizioni climatiche, altitudini e latitudini giocano a favore di vini più freschi, meno alcolici, più bevibili in linea con le tendenze odierne di consumo. Bianchi nitidi, rossi agili e profili meno muscolari, infatti, stanno diventando una parte sempre più centrali.
La seconda traiettoria riguarda invece le denominazioni italiane più forti sul piano del valore. Piemonte, con Barolo e Barbaresco, ma anche l’areale toscano di Montalcino e Bolgheri restano territori capaci di intercettare la domanda internazionale grazie a reputazione, scarsità dell’offerta e forza del racconto. In queste aree il vigneto non è soltanto superficie agricola, ma un patrimonio storico e naturale.
Bill Thomson, chairman del network italiano di Knight Frank, tuttavia segnala un cambiamento già in corso: il mercato premia sempre meno il volume indistinto e sempre più la combinazione tra vocazione del territorio, qualità produttiva, riconoscibilità e capacità di rispondere a gusti orientati alla freschezza. Tradotto: le zone storiche restano centrali, ma non possono più vivere solo di rendita. Le aree più fresche, invece, hanno spazio per crescere se sapranno trasformare il vantaggio climatico e stilistico in valore percepito.

Fuori dall’Italia, la logica è simile. In Germania, Mosella e Rheingau si muovono dentro questa direzione grazie a Riesling naturalmente meno alcolici, precisi e adatti a una domanda sempre più orientata verso vini leggeri e gastronomici. Il Regno Unito, con Sussex, Kent ed Essex, è il caso più evidente di una geografia produttiva che cambia: non solo spumanti, ma anche bianchi fermi e rossi sempre più credibili.
Oltreoceano, l’Oregon e in particolare la Willamette Valley intercettano la richiesta di Pinot Noir e Chardonnay da clima fresco, con un profilo che richiama la Borgogna ma a prezzi più accessibili. Napa Valley resta invece il modello più solido per vino premium, ospitalità e lusso esperienziale.
Nell’emisfero sud avanzano le zone mitigate dall’altitudine o dall’influenza marina: le coste e le pendici del Cile, la Tasmania, o Central Otago e Marlborough in Nuova Zelanda. Australia, Sudafrica e Argentina emergono con territori come Barossa ed Eden Valley, Stellenbosch e Cape South Coast, Mendoza e Uco Valley. Più laterale, ma significativa, la Georgia, forte di una storia vitivinicola antica è capace di parlare a consumatori curiosi e meno convenzionali.
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